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GLI ARTICOLI SU TAM TAM 2004/1
Arte contemporanea a Torino
 
 

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“Posso dire che Torino è tremendamente al passo con il resto del mondo sul fronte arte contemporanea. I lavori e gli artisti che ho visto recentemente a New York non mi hanno né sorpreso né sconvolto, l’atmosfera che ho respirato era simile a quella della fiera torinese Artissima. In più ho percepito una grande attenzione internazionale nei confronti della nostra città”.

Chi parla è Alessandro Isaia, manager degli eventi culturali per le Olimpiadi della Cultura, appena tornato dall’Armory Show 2004 (New York, 12-15 marzo) che, con 186 gallerie da 24 paesi dei 5 continenti, è una delle più importanti e longeve fiere di arte contemporanea del mondo.

L’importante ruolo ricoperto da Torino nel campo dell’arte contemporanea internazionale, negli anni 1950-1970, si è riproposto con forza negli anni Novanta, anche se con attori in gran parte diversi. Un sistema composto da musei, gallerie, artisti, critici e collezionisti, da molti considerato punto di forza sia per la qualità delle politiche culturali sia per la vitalità e molteplicità delle iniziative promosse dai privati. Ne sono buoni esempi il consolidamento del Castello di Rivoli sul piano internazionale, il rilancio della GAM (Galleria d’Arte Moderna di Torino), la costituzione nel 2002 della Fondazione Torino Musei, la nascita di nuove sedi espositive sul modello delle kunsthalle tedesche e dei centres d’art contemporaine francesi, come il centro torinese della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Nelle nuove politiche di rilancio dell’immagine della città, fanno la parte del leone manifestazioni come Luci d’Artista e ManifesTO che hanno avuto ricadute positive favorendo nuove sinergie fra i soggetti. Proprio come nel caso di ManifesTO, gestita con la determinante partecipazione delle gallerie, che ha l’obiettivo di accrescere il patrimonio artistico e creativo del territorio: un progetto che porterà, nel 2006, a una mostra con le 100 nuove opere nel frattempo prodotte.

La valorizzazione di questo patrimonio è un obiettivo condiviso dalle Fondazioni ex bancarie: la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea - CRT, nata nel 2000, ha già acquisito opere per le collezioni della GAM e del Castello di Rivoli. Sono segnali positivi anche la nascita del grande polo espositivo culturale e artistico delle OGR, in cui si allargherà la GAM, e la scelta di riproporre Big, manifestazione internazionale dedicata ai giovani artisti. Anche l’attività delle gallerie private è importante: si pensi che delle tre italiane presenti all’Armory Show una era torinese.

In questo contesto si inserisce il rinnovato interesse di Torino Internazionale, all’interno della Linea Strategica «Promuovere Torino come città di cultura» coordinata da Cesare Annibaldi. Mentre, su scala nazionale, la competizione con altre città in lizza per guadagnarsi un ruolo di punta sull’arte contemporanea è alta, con Roma (qui è in corso l’ampliamento del Macro, museo d’arte contemporanea con 10.000 mq di superficie in più e la nascita del Maxxi, museo nazionale delle arti del XXI secolo) e Napoli fra gli antagonisti principali. Su questa complessa scacchiera, non mancano per Torino i margini di miglioramento: si tratta di aumentare la qualità e l’autorevolezza delle iniziative e, per questa via, rafforzare l’identità culturale del territorio.

Gli artisti chiedono di avere più spazio, più occasioni di promozione anche da parte delle istituzioni pubbliche, più confronto. Alcuni critici sostengono che a Torino ci sia troppa esterofilia e la città sia più un contenitore che un incubatore di nuove esperienze creative. La committenza pubblica è un terreno da rafforzare. C’è carenza sul fronte formazione. In tutto il territorio nazionale non esiste una biblioteca specializzata in arte contemporanea, se si esclude quella del Castello di Rivoli, aperta però su appuntamento: una situazione che spinge in numero crescente gli studenti e critici italiani a continui viaggi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Un contesto in cui è interessante raccogliere il punto di vista di tre operatori del settore, non torinesi - una gallerista, una critica e un collettivo di artisti - che hanno scelto la città per sviluppare i loro progetti di ricerca.

Roberta Balma Mion, Torino Internazionale
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Per approfondire:
gli interventi di un gallerista, di un critico d´arte e di due artisti

SONIA ROSSO - Gallerista
Se lavorassi a Milano nessuno mi chiederebbe perché
Ha aperto una galleria a Torino, nel febbraio 2003, in un vecchio stabile di via Giulia di Barolo. Due stanze più un locale al piano superiore, per ospitare giovani artisti stranieri. Però non ha allentato i rapporti con Pordenone dove ha un’altra galleria, aperta nel 1998, e dove collabora con associazioni culturali e il Comune, su progetti per promuovere giovani artisti.
La scelta di aprire uno spazio espositivo a Torino è considerata ancora molto inusuale. “Avevo bisogno di una sede più ampia in una città più grande e di un pubblico più allargato. Torino ha prevalso perché è una città riservata con un’impronta meno mondana di Milano, perché ha musei di levatura internazionale come il Castello di Rivoli, per il costo della vita competitivo rispetto ad altre città italiane. Tutti mi chiedono cosa mi ha portata qui, credo che se fossi andata a Milano nessuno mi avrebbe domandato perché”.
Le relazioni fra gallerie e spazi museali sono un fatto rilevante. “Da quando ho aperto la galleria è successo in due occasioni che spazi museali mi abbiano chiesto di organizzare incontri con gli artisti che ospitavo. È la prova di un interesse ma anche di una esigenza di scambio: non succede sempre né ovunque”. D’altra parte i collezionisti torinesi hanno una grande tradizione. “Il collezionismo torinese dell’arte contemporanea ama i lavori difficili, è attento alla qualità e vede nel gallerista un indispensabile moderatore con l’artista. Un atteggiamento che non si avverte in tutte le città”.
Ma come si sceglie un artista da promuovere? “Per me l’artista deve essere bravo, non importa che sia inglese, francese, americano o italiano. Poi è molto importante che ci sia uno scambio per stimolare contenuti e produzioni artistiche interessanti. Collegato a questo c’è il tema della formazione, non esclusivamente per gli artisti ma anche per critici e curatori. Il master per curatori, organizzato dal Castello di Rivoli con l’Università, sta producendo ottimi risultati”.

EMANUELA DE CECCO - Critico d´arte
A Torino le utopie si realizzano
Vive fra Torino e Milano. A Ferrara insegna arti multimediali a Scienze della Comunicazione. È stata caporedattore di Flash Art. A Torino collabora con la Regione Piemonte per il progetto Proposte, rivolto agli artisti emergenti e, alla fine del 2001, è stata chiamata dalla Fondazione Sandretto per portare avanti un progetto di formazione rivolto al pubblico e in collaborazione al programma espositivo.
“Il centro di via Modane non era ancora praticabile, per cui si trattava di costruire da zero i rapporti col pubblico e il territorio. La mia scelta di venire a Torino è dipesa anche da una delle caratteristiche che mi piacciono di più in questa città: la possibilità di immaginare un progetto a lungo termine, perché questo è un luogo in cui si aprono nuovi spazi e certe cose che sembrano utopiche si realizzano. Ecco l’importanza delle aspettative in un paese pieno di sogni mai realizzati. Io stessa ho fatto la tesi su un museo d’arte contemporanea utopico che non è mai nato. Le opere oggi sono conservate proprio a Torino alla GAM. Quella che fino a oggi è stata per me solo una ipotesi, è diventato un fatto concreto, perché mi viene data la possibilità di applicarmi alla nascita di un posto nuovo, con un progetto di lungo respiro. Non credo sia un caso che tutto ciò accada a Torino”.
L’arte contemporanea ha bisogno di tempi lunghi. “L’equivoco di una città come Milano è che la cultura e l’arte siano legate a dinamiche rapide che hanno assimilato i ritmi della moda. L’accelerazione rischia di non favorire ricadute culturali, perché si preferisce avere una vetrina per un pubblico che arriva, consuma e se ne va. Lavorando con la Regione Piemonte al progetto Proposte sono rimasta piacevolmente sorpresa perché, per realizzare una mostra di sei artisti esordienti, è stata organizzata una selezione con un processo che ha coinvolto (attraverso due workshop di tre giornate) diversi interlocutori. Un esercizio di pazienza”.

A COSTRUCTED WORLD - Artisti
Inaspettatamente al centro dell’Europa
Jacqueline Riva e Geoff Lowe, in arte A Constructed World, lavorano insieme dal 1993, anno di nascita del progetto editoriale Artfan. Originari di Melbourne, vivono da cinque anni fra New York, Milano e Torino. Geoff si è specializzato in pittura e storia dell’arte mentre Jacqueline ha studiato fotografia e cinema. Sono artisti eclettici che spaziano dal video alla fotografia, dalla pittura all’editoria multimediale, dalle performance agli eventi. Organizzano workshop cercando contatti e convivialità, con l’obiettivo di mettere a confronto persone di diversa estrazione, critici, artisti, semplici fruitori, su temi di comune interesse. Come alla Serpentine Gallery di Londra, quando hanno invitato quattro persone (un artista, un critico, un medico e una persona che nulla sapeva di arte contemporanea) per discutere la mostra ospitata in quel momento.
Quando sono approdati a Torino, poco più di quattro mesi fa, hanno pensato che la città si adattasse al loro modo di lavorare. “Spostandoci da Milano avevamo in mente Napoli ma era troppo a Sud, così abbiamo deciso per Torino: tutti ce ne avevano parlato bene, critici, curatori, artisti, galleristi, e poi il costo della vita è nettamente inferiore rispetto ad altri posti”. Per Jacqueline “Torino è una città fresca, nuova, con caratteristiche che stimolano e determinano la nascita e lo sviluppo di nuovi progetti”. Per Geoff “È molto simile a New Castle e Bilbao. Le accomuna la storia industriale e spazi espositivi conosciuti in tutto il mondo: il Castello di Rivoli come il Baltic di New Castle e il Guggheneim di Bilbao”.
Dal 14 maggio, aprono il progetto More fools in town, sei edizioni da maggio a dicembre, per portare a Torino artisti di tutto il mondo, parte di una rete costruita in anni di lavoro e viaggi, con un importante obiettivo di ricerca: confrontarsi, discutere di arte fra persone che operano in ambienti diversi. “Torino - dice Geoff - per viaggiatori come noi è ideale dal punto di vista geografico, perché è al centro dell’Europa, vicino alla Francia, a Londra, Madrid, Berlino, Atene”. Oggi la periferia non esiste più. “Con le nuove tecnologie posso dialogare in tutto il mondo. Io mi alzo al mattino, mi collego al sito del quotidiano di Melbourne e sono più informato dei miei amici che vivono ancora la”.

 
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