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Piano Strategico 2
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FORMAZIONE
[FOR] Istruzione di base dei giovani - Sistema regionale di formazione professionale - Qualitŕ dei processi di apprendimento - Integrazione alunni stranieri - Internazionalizzazione sistema universitario e attrazione talenti - Percorsi universitari - Scuole di dottorato - Cultura tecnico-scientifica - Governance della formazione
 
 

Il 2° Piano Strategico di Torino è incentrato sull’ipotesi che il rilancio del sistema locale passi attraverso lo sviluppo di una economia e di una società della conoscenza; l’assunto di base è che, facendo della conoscenza l’asse portante delle strategie di sviluppo dell’area torinese, è possibile realizzare congiuntamente sviluppo economico e qualità sociale. Con questi presupposti la formazione assume una valenza strategica:se qualità sociale significa avere più sicurezze e opportunità nel mercato del lavoro, vivere ambiti di disuguaglianze socialmente accettabili, intrecciare modelli culturali e stili di vita diversi, partecipare ai circuiti decisionali nei diversi spazi sociali,allora non vi è dubbio che la formazione concorre a definire l ’insieme dei vincoli e delle opportunità con cui gli individui costruiscono corsi di vita a cui danno valore.

D’altro canto è chiaro che in un’economia avanzata, in cui il vantaggio competitivo è dovuto alle idee, all’innovazione e alla capacità di applicare nuovi saperi, e dove l’infrastruttura produttiva è essenzialmente costituita da flussi di informazioni, la formazione è una leva fondamentale per garantire uno sviluppo economico adeguato del territorio. Il sapere è dunque, al tempo stesso, la forza produttiva necessaria per sviluppare un’economia della conoscenza e la risorsa essenziale per costruire una nuova sicurezza sociale. In questa doppia prospettiva, l’attenzione del 2° Piano Strategico si è focalizzata su tre filiere interdipendenti: i percorsi formativi di base per i giovani, la formazione continua e permanente degli adulti, l’alta formazione. L’inclusione più ampia e profonda dei giovani nei percorsi di formazione iniziale appare una scelta obbligata perché la possibilità di dedicarsi consapevolmente a un progetto di vita e di lavoro dipende in larga misura dalla dotazione di saperi accumulati dalle prime fasi dell’itinerario formativo.

Tuttavia, se c’è largo accordo in merito al risultato, meno certa è la via con cui raggiungerlo, tenuto anche conto del fatto che le politiche locali nel campo della formazione e dell’educazione risentono di tutte le incertezze dovute a un quadro legislativo nazionale non ancora assestato. Oltre a ciò non è fondata l’idea che qualsiasi investimento aggiuntivo nella formazione dei giovani, per la fascia di età 14-19 anni, automaticamente migliori la loro preparazione; al contrario, per impiegare in modo efficiente le risorse bisogna avere ben chiare le criticità che si intendono affrontare, le caratteristiche delle istituzioni formative ed educative del territorio e il modo con cui esse dovrebbero essere riformate, fino al sistema di incentivi da mettere in campo a sostegno del cambiamento. Allo stesso modo non è provato che maggiori investimenti per la formazione di base dei giovani portino sempre ad aumentare l’equità sociale e l ’inclusione culturale; il problema è piuttosto come differenziare e selezionare gli interventi per attenuare la selezione scolastica in base all’appartenenza sociale, favorendo per questa via l’inclusione di chi ha scarse dotazioni culturali di partenza nei processi di diffusione dei saperi.

Per quel che riguarda la formazione lungo il corso della vita, essa può svolgere un ruolo fondamentale per ridurre i rischi della discontinuità professionale, l’obsolescenza delle capacità soprattutto nei settori in cui il ciclo di vita delle competenze è particolarmente breve, la disoccupazione;può facilitare la mobilità tra le occupazioni e più in generale dotare le persone delle risorse conoscitive necessarie a determinare il proprio progetto di vita.

Per questo insieme di ragioni, la formazione continua e permanente è assai importante in un modello di sviluppo economico in cui i contenuti del lavoro cambiano rapidamente. Per finire,la spinta allo sviluppo economico e sociale non viene soltanto dallo stock di conoscenza disponibile,essa dipende piuttosto dal processo continuo di costruzione di saperi e competenze nuovi. In quest’ottica attenzione specifica deve essere posta all’alta formazione, investendo in quei percorsi formativi di alto livello che si trovano sempre più spesso alla base dei differenziali di competitività tra sistemi locali. Per definire un ambiente formativo e di ricerca ricco e stimolante,capace di alimentare i processi di innovazione e di crescita del sistema economico, un fattore decisivo è l’internazionalizzazione: l’attrazione e la circolazione dei talenti contribuisce infatti a creare un clima scientifico e culturale più dinamico e aperto al cambiamento.

Guida alla lettura dei grafici (file pdf).
Per una corretta visualizzazione: ingrandire il grafico cliccando sull´immagine.

9 obiettivi:

 

  ¤ Istruzione di base dei giovani  
  ¤ Sistema regionale di formazione professionale  
  ¤ Qualita' dei processi di apprendimento  
  ¤ Integrazione alunni stranieri  
  ¤ Internazionalizzazione sistema universitario e attrazione talenti  
  ¤ Percorsi universitari  
  ¤ Scuole di dottorato  
  ¤ Cultura tecnico-scientifica  
  ¤ Governance della formazione  
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