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Piano Strategico 2
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LAVORO
[LAV] Flessibilitŕ lavoro giovanile - Traiettorie professionali life long learning - Occupazione femminile - Invecchiamento attivo - Integrazione immigrati - Responsabilitŕ sociale impresa
 
 

I processi di riaggiustamento industriale, di razionalizzazione organizzativa delle imprese e d’innovazione tecnologica avviati negli anni Ottanta e proseguiti nel decennio successivo, la contrazione progressiva del peso del settore industriale e della grande impresa, l’espansione dei processi di terziarizzazione nel sistema economico-produttivo, hanno generato in Piemonte, e nell’area metropolitana di Torino in particolare, cambiamenti nella composizione della forza lavoro, nei contenuti del lavoro e nel fabbisogno di competenze professionali, portando a un disallineamento fra domanda e offerta di lavoro acuito dalle differenti immagini e previsioni che i soggetti individuali e collettivi hanno sulle trasformazioni in corso.

La rapidità e la relativa imprevedibilità delle trasformazioni sui contenuti del lavoro conferiscono importanza crescente a fattori come la disponibilità di competenze di base e trasversali, l’adattabilità del patrimonio professionale a un contesto in continua evoluzione, l’autonomia del lavoratore e la capacità di assumersi responsabilità. Al tempo stesso, permangono aree di lavoro povero, dove non si ravvisano significative possibilità di carriera o di sviluppo professionale, e i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro vengono segnati dalla crescente mobilità fra lavori diversi, spesso associata a periodi di disoccupazione: una condizione che diverrà sempre più comune in futuro, quando grandi numeri di persone dovranno gestire una vita professionale caratterizzata dalla mobilità, con passaggi dal lavoro dipendente al lavoro autonomo e viceversa. L’area del lavoro autonomo sembra richiedere profili di imprenditorialità disegnati non solo dal sapere tecnologico e di mestiere, ma anche e soprattutto da capacità di esplorazione dei mercati, di comunicazione, di tessitura delle relazioni economico-professionali, di calcolo economico in chiave strategica.

Anche in passato l’Italia ha vissuto un esteso processo di mobilità tra i lavori, soprattutto in alcune aree geografiche e realtà di piccole imprese, tuttavia il sistema di regolazione sociale dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro erano basati sull’ipotesi di una forte stabilità nella relazione tra lavoratore e impresa. Se iI modello fordista era caratterizzato dal duraturo legame fra lavoratore e impresa, dalla relativa stabilità di impiego e reddito e dalla prospettiva di maturare la propria crescita all’interno della medesima famiglia professionale, la sua crisi, con l’emergere dei problemi della flessibilità e l’instabilità delle condizioni della produzione connesse ai nuovi concetti di razionalizzazione produttiva (outsourcing, impresa-rete, reti di impresa) e alla globalizzazione dell’economia, ha reso cruciale la questione di come governare il passaggio da traiettorie lavorative continue a traiettorie discontinue. Questi elementi di forte discontinuità si collocano fra l’altro in un quadro di progressivo invecchiamento della popolazione che, a livello locale, accentuerà fenomeni di shortage occupazionale soprattutto in alcuni ambiti d’attività, per cui sarà necessario ricorrere a politiche adeguate sia per l’invecchiamento attivo della popolazione sia per il governo dei flussi migratori. L’impatto di questi fattori avrà effetti differenziati sui diversi segmenti della forza lavoro, anche perché il mondo del lavoro appare percorso da vecchi e nuovi dualismi sociali - fra lavoro stabile o precario, lavoro professionalmente povero o ricco, lavoro con opportunità di crescita professionali o privo di opportunità, lavoro autonomo o eterodiretto, lavoratori anziani o giovani, lavoratoriscolarizzati o non scolarizzati, lavoratori o lavoratrici, lavoratori autoctoni o immigrati - che tendono ad aggregarsi secondo cluster e disegnano una mappa di rischi e opportunità piuttosto variegata.

Le aree a maggiore criticità sembrano quelle dei giovani alle prese con percorsi di precarietà di ingresso al lavoro,dei lavoratori anziani esposti al rischio di obsolescenzaprofessionale e di marginalizzazione, dei lavoratori dequalificati inseriti in contesti produttivi a professionalità bloccata e a rischio di erosione per effetto di innovazioni tecnologiche e delocalizzazione, dei lavoratori immigrati alle prese con problemi di integrazione sociale. I lavoratori autonomi devono confrontarsi con contesti più dinamici, complessi ed evolutivi che richiedono strategie di micro-imprenditorialità più robuste e maggiormente sostenute dal territorio. La variabile di genere, infine, attraversa tutte queste aree critiche, accentuandone le componenti negative.

Su questi presupposti e a partire da questo punto di vista si basano le proposte del 2° Piano Strategico riguardanti la dimensione locale degli interventi, sapendo che se in alcune materie il livello locale di regolazione risulta formalmente appropriato e sostanzialmente incisivo ed efficace, in campi come le politiche di regolazione del mercato del lavoro esso è complementare e sussidiario del livello nazionale.

Guida alla lettura dei grafici (file pdf).
Per una corretta visualizzazione: ingrandire il grafico cliccando sull´immagine

6 obiettivi:

 

  ¤ Flessibilita' lavoro giovanile  
  ¤ Traiettorie professionali life long learning  
  ¤ Occupazione femminile  
  ¤ Invecchiamento attivo  
  ¤ Integrazione immigrati  
  ¤ Responsabilita' sociale impresa  
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