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Torino - 14 novembre 2003
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home | Tam Tam | Archivio | Anno 2001 | Numero 1 | Rapporto tra Piano strategico e Piano urbanistico. Quattro cittÓ italiane a confronto
 
 
RAPPORTO TRA PIANO STRATEGICO E PIANO URBANISTICO. QUATTRO CITTÓ ITALIANE A CONFRONTO
Il 29 marzo si terrÓ un seminario di confronto tra la pianificazione urbanistica e la pianificazione strategica nelle cittÓ di Torino, Milano, Firenze e Roma.
 
 

Che cosa sono un Piano regolatore ed un Piano strategico di una città e cosa distingue l´uno dall´altro?
Il Piano regolatore generale è uno strumento urbanistico di regolazione e di previsione di tutti gli usi (pubblici e privati) del suolo e degli edifici, ammessi e previsti (per almeno un decennio) in tutto il territorio di un Comune. Il PRG, oltre al suo forte contenuto "regolativo", presenta un contenuto "previsivo" nei confronti della domanda di insediamenti e servizi ed anche un contenuto "progettuale" in senso lato: in quest´ultimo caso in quanto "disegna" elementi della forma urbana e ne organizza ed infrastruttura il territorio. L´esistenza del PRG è la condizione perchè qualunque progetto di rilevanza urbanistico-edilizia (purchè conforme ai contenuti progettuali ed alle norme regolative del PRG stesso) ottenga una concessione edilizia.
Invece il Piano strategico di una città è un atto volontario di costruzione e condivisione di una visione futura della città (il cui territorio, peraltro, raramente può, o deve, limitarsi a quello incluso nel confine amministrativo del Comune), del suo posizionamento rispetto ad altre città, territori e sistemi socio-economici, di esplicitazione di obiettivi e di strategie per conseguirli mediante politiche ed interventi pubblici e privati. Un PS ha, dunque, prevalente "natura e contenuto politici" e basa il suo successo sulla forza del sistema di relazioni, alleanze e partenariati politici e socio-economici che sostengono con investimenti e decisioni lo sviluppo delle linee di azione strategica.

Quale rapporto e che tipo di coesistenza sono possibili, o necessari, fra un PRG ed un PS?
Il dialogo fra PRG e PS e´ tanto inevitabile quanto spesso difficile. Cio´ nel senso che politiche, azioni, interventi ed investimenti di un PS, in gran parte sono da ricondurre a progetti privati (che devono ottenere una concessione edilizia) o pubblici che devono essere stati previsti dal PRG e da programmi di investimento pubblico per poter essere realizzati. Questo dialogo puo´ essere piu´ o meno conflittuale a seconda del tipo di PRG, del tempo in cui e´ stato redatto rispetto al PS, della coerenza o della distanza tra la visione e le politiche del PS e la progettazione urbanistica e la regolazione del territorio comunale stabilita dal PRG. E´ la differente natura regolativa (per il PRG) e politica (per il PS) che caratterizza e rende problematico il rapporto tra i due piani. Spesso una visione strategica e le sue linee di azione trovano nel PRG piu´ un ostacolo che un sostegno. Contemporaneamente esistono situazioni favorevoli ad una coesistenza fra PRG e PS (e´ il caso di Torino) ma cio´ rappresenta una circostanza (piu´ o meno "fortunata" o ricercata) che puo´ essere maggiormente ricorrente quando i due strumenti sono stati costruiti in tempi vicini, insieme o in una sequenza consapevole.

Perchè fare un Piano strategico?
E´ opportuno o necessario predisporre un PS per esplicitare una visione della citt? e del suo territorio con obiettivi di sviluppo, di ricerca e di competitivit?, di posizionamento e valorizzazione della citt? e del suo milieu socio-economico, nella consapevolezza che ? del tutto insufficiente in questa prospettiva l´azione della sola amministrazione pubblica e non sono efficaci gli strumenti di pianificazione urbanistica e di programmazione economica di cui dispone. Il PS ? il contesto e lo strumento nel quale costruire un impegno consapevole ed attivo di una societ? locale e rispetto al quale concepire e finalizzare politiche ed interventi, fungibili con un approccio flessibile ed aperto che pu? sempre contare su condivise direzioni di marcia e linee strategiche da perseguire.

Come si colloca il "caso Torino" nel panorama di altre esperienze italiane di pianificazione strategica in corso?

Torino, come gi? hanno fatto altre citta´ europee, si e´ gia´ dotata di un PS. Esso ha tenuto conto del dialogo necessario (dimostratesi virtuoso) sia con il PRG della citta´ sia con il Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Torino (in corso di approvazione da parte della Regione) che con gli atti di indirizzo e programmazione territoriale e socio-economica della Regione, senza, per questo, limitare il significativo "valore aggiunto" per la strategia di sviluppo e valorizzazione della citt? e del suo territorio rappresentato dal PS stesso.

Ad oggi quello di Torino e´ l´unico PS progettato ed approvato in Italia. Alcune importanti citta´ italiane hanno avviato recentemente la formazione di un PS avendo appena predisposto un nuovo PRG (e´ il caso di Roma); altre hanno deciso di dotarsi di un PS disponendo gia´ di un PRG ed avendone recentemente riconsiderato ed evidenziato una nuova fisionomia strutturale (e´ il caso di Firenze); altre ancora hanno sottoposto ad una profonda revisione critica la natura ed i contenuti del vecchio PRG di cui dispongono, sperimentando una strada diversa (da quella tradizionale di redazione di un nuovo PRG) caratterizzata da un forte approccio strategico e progettuale (è il caso di Milano).E´ di indubbio e rilevante interesse il confronto ed il dialogo non soltanto con le esperienze straniere (che deve continuare), ma anche con una sperimentazione italiana in corso di sviluppo da parte di città con rango e caratteristiche diverse.
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Torino
Strumento urbanistico

Nel 1995 viene approvato il nuovo PRG di Torino, che sostituisce lo strumento in vigore dal ´59. Il Piano si caratterizza in primo luogo per l´attenzione al tema della strutturazione del territorio urbano; in secondo luogo come strumento di riferimento per l´attuazione di politiche urbane. La visione strutturale della organizzazione territoriale ha come elementi fondativi la trasformazione "interna" alla città, la riorganizzazione infrastrutturale e della mobilità, la proposta di un nuovo disegno urbano. La condizione del Piano come "riferimento" si collega all´impegno dell´Amministrazione cittadina di gestire le certezze del piano approvato mettendone in discussione contemporaneamente alcune sue parti, finalizzando gli approfondimenti e le verifiche alla attuazione di specifiche politiche urbane.
Piano Strategico
La Città di Torino dispone di un Piano Strategico approvato nel 2000 ed esteso a tutta l´area metropolitana.

Roma
Strumento urbanistico

Al termine di una lunga fase di elaborazione il nuovo prg di Roma ha cominciato a settembre 2000 il complesso iter politico-amministrativo che ha portato, a fine gennaio 2001, all´approvazione da parte della Giunta comunale. I punti qualificanti del nuovo prg sono costituiti dal principio della sostenibilità delle previsioni (rete ecologica, impermeabilizzazione dei suoli, impatto paesaggistico delle infrastrutture), dal contenimento delle previsioni insediative (con il "taglio" di oltre la met? degli incrementi edilizi ipotizzati dal prg del 1962), dal valore strutturante assegnato all´offerta di accessibilità su ferro, dall´introduzione del principio della perequazione urbanistica quale metodo prevalente per l´attuazione del piano, assieme all´attuazione diretta per alcuni tipi di intervento nel centro storico. Il nuovo prg di Roma si presenta, per scelta, anche come piano con valenze strutturali ma non come piano strategico: quest´ultimo sarà formulato entro le compatibilità urbanistiche ed ambientali poste dal prg. La scelta dei due tempi, prima la pianificazione urbanistica e poi le politiche urbane per lo sviluppo ed il marketing della città, è stata ritenuta inevitabile dato lo stato della città e della sua pianificazione.
Piano Strategico
Il Comune di Roma ha intenzione di dotarsi di un Piano Strategico che sarà realizzato dalla società Risorse per Roma.

Milano
Strumento urbanistico

Da un punto di vista formale a Milano e´ ancora vigente la Variante generale del 1980, redatta per contenere i processi di decentramento industriale. Tale strumento viene "eroso" da una gestione che interpreta in modo molto flessibile la normativa, consentendo di edificare volumi terziari (in parte ancora inutilizzati) in zone del territorio ben servite dal sistema della logistica pesante. Nel corso degli anni novanta il vecchio piano resta come sfondo per le tante trasformazioni minute ma viene sistematicamente variato per i pochi interventi consistenti. Solo di recente (primavera 2000) l´amministrazione è tornata a pensare la città nel suo insieme con l´approvazione del Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche comunali denominato "Ricostruire la grande Milano". Tale documento si caratterizza per assegnare al piano formale la manutenzione dell´esistente e contemporaneamente propone un´innovativa procedura di "valutazione argomentata" per i progetti di trasformazione, basata su un insieme di obiettivi che dovrebbero costituire lo sfondo condiviso per giustificare le scelte.

Firenze
Strumento urbanistico

Il nuovo PRG di Firenze è stato adottato nel luglio 1993 e modificato nel 1998. Sotto il profilo delle procedure alcuni aspetti di questo Piano risultano particolarmente importanti: il rapporto nelle diverse fasi di lavoro tra nuovo PRG e varianti al piano; il raccordo e l´integrazione tra PRG e strumenti di pianificazione dell´area metropolitana; la frammentazione della domanda urbanistica degli abitanti e le procedure di consultazione adottate. Per quanto riguarda i contenuti, sono state affrontate le tematiche dei piani di terza generazione: la reinterpretazione dell´idea del centro direzionale; il controllo delle trasformazioni nel centro storico, la ristrutturazione urbanistica delle aree dismesse; le soluzioni per la rete ferroviaria e il miglioramento dei trasporti, la questione dei parchi e del riassetto ambientale.
Piano Strategico
Il Comune di Firenze sta predisponendo un Piano Strategico esteso all´area metropolitana.

Carlo Alberto Barbieri
Professore di Urbanistica presso la II Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.
(Intervista di Carolina Giaimo)

 
 
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