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Torino - 19 settembre 2003
 
 
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home | Tam Tam | Archivio | Anno 2002 | Numero 4 | Torino 1902-2002. Dalla citta' fabbrica all'artigiano metropolitano
 
 
TORINO 1902-2002. DALLA CITTA' FABBRICA ALL'ARTIGIANO METROPOLITANO
Editoriale del Segretario Generale della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura
 
 

A cent´anni dall´Esposizione Internazionale del 1902, Torino ritorna capitale delle arti applicate, ospitando nei mesi di dicembre 2002 e gennaio 2003 sette grandi mostre: passato, presente e futuro del rapporto fra arte, manifattura e industria. To 1902002 a Palazzo Cavour metterà a confronto pezzi originali dell´expo 1902 con le produzioni odierne delle manifatture di allora e con le grandi creazioni contemporanee. A Palazzo Bricherasio Masterpieces. L´artista artigiano fra Picasso e Sottsass presenterà capolavori riconosciuti della scena internazionale, e a Palazzo Carignano Le Arti Filerecce riallaccerà il dialogo fra l´eccellenza tessile e il successo del made in Italy. Saranno ricordati i 150 anni del geniale Antoni Gaudí, e l´intero centro storico si trasformerà in uno shopping irripetibile.

Le celebrazioni sono state ideate dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, insieme al World Crafts Council e a tutti i più importanti enti pubblici, come momento di riflessione sull´identità di una città in cambiamento. La grande expo che inaugurava il nuovo secolo non fu solo il trionfo del Liberty: fu il primo salone al mondo dedicato esclusivamente alle arti decorative. Mobili, stoffe e tessuti, stampe, oggetti e suppellettili per la casa progettati dai più grandi artisti e architetti. Torino in quegli anni si stava trasformando intorno alla nuova industria automobilistica. L´expo del 1902 fu dunque il primo incontro fra la creatività dell´artista e gli interrogativi della riproducibilità tecnica, il punto di saldatura fra la civiltà del lusso e le tentazioni della moderna serialità industriale. Bisognava elaborare una nuova estetica, un concetto di bellezza adatto ai nuovi tempi, nuovi consumi, abitudini e stili di vita che la città-fabbrica iniziava a scandire e a dettare al secolo nascente. L´appuntamento torinese divenne l´occasione per "riavvicinare la vita all´arte".

Celebrare oggi il centenario del 1902 non è una fortunata coincidenza. Torino si sta affrancando dall´eredità della monocultura industriale, ma la fine della ONE-COMPANY-TOWN ha però un significato ancora più profondo, che si misura con i tempi lunghi dei cicli che plasmano l´identità e il carattere di un popolo. Torino è nel suo Dna una città monarchica, che negli ultimi tre secoli ha sempre espresso il bisogno di riconoscere una e una sola autorità funzionale per volta. Finché è rimasta a Torino, la sua principale impresa economica è stata la corte. Che fossero manifatture del lusso o arsenali, tutte le grandi opere della Torino del passato sono state regi opifici: dai grandi interventi urbanistici ai quartieri militari e alle piazze d´armi realizzati per spargere geometrie d´ordine, metafore visibili del potere dinastico. La natura monarchica di Torino è talmente forte che, quando nel 1864 perde la capitale politica, la città s´inventa un altro sovrano: l´industria meccanica, nata come il Politecnico dal cuore del know how militare.

Il Lingotto, Mirafiori, le grandi officine: i nuovi interventi intagliano nello spazio urbano l´idea della città-fabbrica fordista.

Fra il 1945 e il 1968 Torino conosce una stagione irripetibile, attraversata da una corrente di creatività anticonformista, popolata dalle geniali inquietudini d´una generazione di artigiani metropolitani. L´autobus Golden Dolphin di Umberto Mastroianni. L´auto Cisitalia di Savonuzzi, scultura in movimento poi esposta al MoMA di New York.

Articoli in ceramica e plastica, arredi domestici, i ritratti fotografici di Giorgio Avigdor negli atelier, gli allestimenti dei negozi di Tivioli e Visetti, le sfilate di abiti firmati da Alighiero Boetti, Enrico Colombotto Rosso e Piero Gilardi. Un´irrequieta avanguardia di massa culminata nella figura dell´architetto Carlo Mollino, una città eccentrica che la città monarchica non perdona.

La sintonia vibratile fra arte e industria viene presto normalizzata e obliterata fin nella memoria. La mostra ExcentriCity all´Archivio di Stato resusciterà quel clima e quelle creazioni per ridare giustizia a un periodo fervido e dimenticato.

La vera frattura arriva ora. Oggi che anche l´ultima monarchia torinese sta riconvertendo la sua funzione, si conclude un macro-ciclo durato oltre trecento anni. Per la prima volta, la città come entità complessa deve inventarsi un futuro e costruirsi senza rete di protezione un´identità poliarchia.

Ecco perché ha senso celebrare il centenario 1902-2002. Un secolo fa, era il mondo dell´arte per happy few che s´interfacciava con la civiltà di massa. Oggi è il mosaico della civiltà post-industriale che ricompone le proprie tessere a partire dalla figura emergente dell´artigiano metropolitano. Graffitista, vetraio o tatuatore, il saper fare di chi trasforma le sollecitazioni della nuova società urbana in gesto creatore originale è l´esatto contrario dell´alienazione spersonalizzante della fabbrica. Così, in bilico fra arte, artigianato e underground, l´artigiano metropolitano è figura nuova e antichissima.

Erede di quella misteriosa "intelligenza della mano" simbolo futuribile d´una Torino che ancora una volta sa ripartire guardando dentro di sé.

Rolando Picchioni
Segretario Generale della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura

 
 
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