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Torino Internazionale  


 
 
Torino - 7 settembre 2003
 
 
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DOMANDE PER LA CITTA'
Editoriale del direttore di Torino Internazionale
 
 

Come va la città? Sta raggiungendo gli obiettivi che si era data tre anni fa? Ha trovato assi di azione comune con le aree che aveva individuato come le più interessanti con cui cooperare? Sta promuovendo al meglio la propria immagine di metropoli in movimento? Sta realizzando in tempo i cantieri, sta definendo strategie per connettere l´area metropolitana con il resto d´Europa? Sta utilizzando le migliori tecnologie per una mobilità integrata? Potrei scrivere ottantaquattro domande di questo tipo, cercare tutte le risposte e tuttavia non essere soddisfatto. Perché gli obiettivi cambiano continuamente, perché il termine città è fuorviante pur essendo l´unico comprensibile, perché il contesto nazionale e internazionale cambia così rapidamente da rendere quasi immobile ogni nostro scatto, avanti o indietro. Le domande sono dunque molto meno di merito e molto più di metodo.

Ha ancora senso la pianificazione strategica? Quali risultati ha portato? Quali sono le sue nuove frontiere? Il dialogo tra istituzioni, il dialogo delle istituzioni con la società civile ha bisogno di mediatori riconosciuti, di un terreno neutrale? Riusciranno i comuni dell´area metropolitana a identificare modalità e contenuti per il governo di un territorio al di là di confini amministrativi che non corrispondono alla maggior parte delle esigenze dei suoi abitanti? In tre anni di attività l´Associazione Torino Internazionale ha agito in maniera camaleontica, cambiando pelle ogni volta che era utile a ridefinire i ruoli dei partner. Basta scorrere una piccola tabella che metta a fianco quello che è successo nella storia recente del nostro territorio con la ben più modesta attività associativa per capirlo. Dalla sottoscrizione del Patto per il Piano strategico, che prefigurava una città nuova, non più centrata solo sull´industria automobilistica e l´immagine della famiglia Agnelli e della Juventus, non ci dividono solo una alluvione e la terza crisi in vent´anni di storia industriale recente, ma anche una candidatura vincente per le Olimpiadi Invernali 2006, una altrettanto vincente per le Universiadi Invernali 2007, l´apertura dei cantieri della metropolitana, la definizione di un progetto di distretto industriale tecnologico da 120 milioni di euro, la riduzione della disoccupazione dal 12 al 7 per cento. Alla porta, dopo l´arrivo dell´euro, l´ampliamento dell´Europa e i progetti per i festeggiamenti di 150 anni di Unità d´Italia.

Il Piano strategico Torino Internazionale, nato per promuovere una idea condivisa di città e per definire obiettivi e azioni per posizionare la nostra area nel contesto europeo ha prima lavorato sulla comparazione con altri territori ("benchmarking") poi ha avviato alcune grandi azioni bandiera (Torino Wireless, Mestieri in Mostra, Giovani e Idee a Torino), e sta ora definendo strumenti e tempi per una maggiore consapevolezza delle opportunità che le trasformazioni urbane possono creare (tema che verrà svolto attraverso la gestione dei padiglioni di Piazza Solferino). L´assemblea dei Soci ha inoltre recentemente chiesto che entro l´anno venga prodotto il primo Rapporto sull´avanzamento del Piano. Come molte altre strutture nate negli ultimi sei anni (Itp, Turismo Torino, Torino Convention Bureau, la stessa recente Torino Wireless) Torino Internazionale è un patrimonio collettivo indipendente da chi lo promuove. È un patrimonio costruito sull´idea che il coinvolgimento della società civile nella definizione delle maggiori scelte strategiche del territorio, aumenti non solo le loro probabilità di realizzazione, ma soprattutto la possibilità che il loro effetto si irradi in settori anche distanti oltre che per tempi più lunghi. E che i confini sono sempre più labili, la cooperazione sempre più necessaria. In questo numero di Tam Tam ci sono molti esempi di questo genere di storie: da quelle molto avanzate (Barcellona) a quelle appena abbozzate (dalla Grande Torino alle prime ipotesi per una grande regione metropolitana che connetta Torino a Genova e Milano). Sono storie dal finale multiplo che potrebbe portarci ad essere capitale delle Alpi senza consolidare il primato nell´arte contemporanea, o a inaugurare un nuovo distretto dell´auto senza aver pienamente scelto la strada della multiculturalità.

Ancor più di tre anni fa c´è bisogno di una cultura comune, e di condividere le scelte non per obbligo, ma con piena consapevolezza del valore di una opportunità la cui costruzione richiede, questo è fuor di dubbio, un notevole investimento di tempo e di energia. Nata dal dialogo: parola che ci piace, che abbiamo scelto come filo conduttore del numero precedente, e che riutilizziamo oggi per mettere sul tavolo un´altra opportunità tante volte prefigurata: quella che porterebbe alla costruzione di un centro di divulgazione scientifica al servizio del sistema formativo e industriale. Ne dialogano esperti, e si aprono nuove piste: è il terreno del futuro che si fa prossimo.

Paolo Verri
Direttore dell´Associazione Torino Internazionale

 
 
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