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Torino - 27 aprile 2004
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LAVORI IN CORSO
 
 

Dopo che, nel mese di luglio, i partecipanti ai gruppi di lavoro di Torino Internazionale hanno presentato la documentazione necessaria ad illustrare il grado di avanzamento delle più importanti azioni del Piano strategico, il Comitato scientifico presieduto da Arnaldo Bagnasco, ha evidenziato l’esigenza, a tre anni dalla firma del Piano, di approfondire alcune tendenze che interessano l’area metropolitana torinese. A questo fine l’Associazione ha organizzato tre seminari e sta preparando il quarto per sollecitare un confronto approfondito, da un punto di vista generale ma con uno sguardo attento alle specificità delle dinamiche locali, sui temi identificati dal Comitato Scientifico. Le osservazioni e gli stimoli che emergeranno saranno decisivi per inquadrare con una visione di ampio respiro i lavori per il primo rapporto sul Piano strategico, al quale l’Associazione si dedicherà prioritariamente nei prossimi mesi.

Sviluppo economico: dai trend demografici all’integrazione
Seminario coordinato da Mario Deaglio
Lo sviluppo economico dell’area metropolitana torinese è strettamente legato all’evoluzione della sua struttura demografica e dell’occupazione. Un costante invecchiamento della popolazione si associa alla diminuzione della quota di persone nella fascia di età lavorativa, alla presenza di famiglie sempre più piccole, conseguenza del calo delle nascite degli ultimi decenni, e all’aumento della quota di immigrati, almeno in parte in età lavorativa. Le conseguenze di queste dinamiche saranno visibili in diversi settori: poiché segmenti omogenei di popolazione tendono ad assumere comportamenti simili, gli immigrati si concentrano in alcune zone della città, così come la permanenza della popolazione anziana accentua il sottoutilizzo del patrimonio immobiliare e la domanda di servizi sociali. Inoltre l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, incentivata da efficaci politiche di sostegno, potrebbe contenere la diminuzione di occupati, così come una popolazione immigrata qualificata potrebbe aiutare a garantire nel tempo tassi di crescita adeguati. Poiché nella società della conoscenza lo sviluppo si basa sulla disponibilità di risorse umane qualificate è necessario programmare una politica attiva, amichevole e non residuale dell’immigrazione, definendo strumenti insediativi, culturali e comunicativi, e tenendo conto degli equilibri politici e culturali che caratterizzano la composizione delle diverse popolazioni. Anche le politiche del lavoro vanno concepite in chiave longitudinale, tenendo conto di aspetti strettamente connessi come la formazione permanente, la conciliazione famiglia-lavoro e i percorsi di crescita professionale durante tutta la vita attiva. Il contesto torinese presenta d’altra parte alcune particolarità: Torino potrebbe essere considerata un’area ipertrofica, dove una taglia relativamente grande è associata attualmente a un basso numero di funzioni direzionali e economiche. Fino al 2012 gli investimenti olimpici e le grandi opere manterranno alto il livello di forza economica e di capacità attrattiva dell’area. Nel seguito due sono gli scenari immaginabili: è possibile che l’aumento della prossimità con Milano accentui la dipendenza di Torino dall’area milanese o che la costante diminuzione di produzione industriale consenta di liberare risorse, aree, strutture, fattori produttivi, che si convertano in nuove possibilità di sviluppo.

Pianificazione territoriale: luoghi, non settori
Seminario coordinato da Franco Corsico
Il Piano strategico ha avuto come orizzonte territoriale primario il comune di Torino: l’esigenza di riflettere in termini di area metropolitana era espressa, ma non pienamente sviluppata, malgrado la visione strategica non possa essere tale se non è proiettata sull’intero territorio metropolitano. Inoltre il Piano strategico ha messo al centro della propria azione la costruzione di sistemi di relazione tra progetti, attori, iniziative, superando la logica degli interventi isolati. L’obiettivo di stimolare cooperazione e sinergie è stato in buona parte raggiunto. Ma un obiettivo, ancora più ambizioso, potrebbe essere quello di riconoscere e sviluppare le possibili integrazioni tra sistemi territoriali, passando dalla scala urbana alla scala metropolitana, e di ridurre la competizione tra progetti promossi da attori diversi, riconducendola ad una logica cooperativa e sinergica. Inoltre in questi anni di forte progettualità si è evidenziata una diffusa difficoltà a tradurre in progettazione e pianificazione territoriale la proposta strategica: il passaggio al territorio comporta spesso una riduzione della complessità ed una risettorializzazione delle politiche. Il rischio è che una strategia ambiziosa si concretizzi in progetti modesti. Il passo successivo consisterebbe nel porsi l’obiettivo di garantire la qualità e l’integrazione delle azioni intraprese, fino alla loro concretizzazione. D’altra parte la costruzione di politiche integrate e sinergiche richiede la capacità di mantenere la complessità dell’impostazione strategica nelle fasi a valle della decisione, verso l’attuazione attraverso le fasi di passaggio all’esecuzione. Oltre a ciò, il piano Regolatore Generale nel 2005 compirà dieci anni e pare quindi ragionevole affrontare un bilancio sistematico della sua attuazione (che è avvenuta anche attraverso numerose varianti più o meno incisive). Si tratta di riflettere sul suo aggiornamento, sia alla luce delle nuove condizioni che investono la realtà torinese, sia valutando le realizzazioni ed esperienze effettuate. Quale piano disegnerà la Torino del prossimo decennio? Non solo: un PRG non può prevedere tutto. Ma deve cercare almeno di dare coerenza alle prospettive che in questi dieci anni sono emerse come occasioni nuove, che possono costituire altrettanti nuclei di riflessione e di progetto.

Politiche sociali: un progetto di città
Seminario coordinato da Nicola Negri
Il Piano strategico rivela un certo numero di debolezze rispetto al tema delle politiche sociali. Nel Piano è identificabile sia l’assenza di una linea coerente ed articolata sulle principali strategie per la coesione sociale, sia di una integrazione trasversale dei principali temi sociali dell’area metropolitana all’interno delle altre linee strategiche. Eppure Torino è stata laboratorio di politiche sociali innovative e note a livello nazionale, per esempio nel caso del Progetto Periferie, nato come progetto speciale anche in virtù dell’approccio integrato e intersettoriale che lo ha caratterizzato fin dall’inizio. È con un’ottica di intersettorialità che i temi sociali dovrebbero essere trattati, non solo in una eventuale revisione del Piano strategico, ma anche per elaborare un rapporto di valutazione del lavoro svolto fino ad oggi nell’ambito del Piano stesso. Proprio in quest’ottica il seminario è dedicato ad esaminare alcune delle principali problematiche sociali che interessano la città, dalle politiche abitative per gli immigrati, alle politiche del lavoro, a quelle degli orari e dei servizi, oltre agli strumenti legislativi e al loro impatto. Si tratta anche di valutare come la flessibilità nei ritmi del lavoro e del tempo libero possa avere da una parte ricadute positive per le politiche urbane, ma anche conseguenze rilevanti sul reddito individuale. A quali condizioni le politiche sociali hanno la capacità di incidere sulla dimensione della famiglia, del quartiere, ma anche sul progetto complessivo di città? Se il Piano sembrava stabilire la possibilità di connessioni virtuose tra qualità urbana, coesione sociale e sviluppo sostenibile, quale valutazione possiamo darne oggi? Non solo: se il Piano voleva essere negli intendimenti uno strumento di governance, cioè di allargamento della responsabilità di governo ad un insieme più ampio e trasversale, quanto possiamo valutare che abbia inciso o possa incidere la gestione informale di attori, non tradizionali, diversi da quelli pubblici? Il seminario intende avviare un’esplorazione su alcuni dei modelli innovativi sviluppati a livello nazionale con una particolare attenzione al ruolo che possono giocare gli attori locali, quelli istituzionali, ma anche quelli del terzo settore e i privati, dalle grandi aziende ai singoli datori di lavoro.

 
 
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