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MIPIM ANNO 15. IL POLITECNICO MEGLIO DI SONGDO
Editoriale di Paolo Verri, Direttore Torino Internazionale
 
 

Un solo giorno al Mipim è come attraversare l’Oceano con un jumbo di vecchia generazione. Ci passi sopra, capisci poco e ti rimane il dubbio che avresti potuto usare uno strumento più conveniente e sicuro. Tuttavia attraverso la giungla di stand, stimolati dalle invenzioni degli allestitori e dai progetti di presunto interesse, il visitatore prova la sensazione di avere sempre da imparare dalle esperienze altrui.

La maggiore fiera mondiale del mercato immobiliare fa sentire il valore delle trasformazioni di Torino un dovere più che un’opportunità. Il Mipim ci obbliga a riflessioni dure e importanti per stimolare il lavoro che il territorio, a diverso titolo e con diverso esito, sta portando avanti con impegno. Non dobbiamo avere paura di dimostrarci bravi, visionari o timorosi di collocarci sul mercato internazionale. Il caso di Marsiglia è emblematico: con la voglia di recuperare peso, la città francese punta sulle infrastrutture, sulle tecnologie e sul potenziamento della logistica. Otto anni dopo l’avvio dei lavori e con le trasformazioni tutt’altro che concluse, la città parla esplicitamente di nuova identità raggiunta. Si dirà che non bastano brochure e plastici, infatti dietro ci sono dati certi: la connessione con Parigi in 3 ore e con Lione in 1 ora e 15, 60 operatori internazionali, una filiera logistica con 1.500 imprese di trasporti e 55.000 addetti.

Fuori Europa, mentre la Cina vive di uno straordinario mercato interno, la Corea (che con Torino ha tentato molti approcci, arrivando da poco ad alcune reciproche risoluzioni) sembra il territorio più open insieme alla Malesia. Luoghi che stanno riappropriandosi di un’idea di sviluppo insieme levantina ed efficace, grazie a partnership con grandi gruppi americani, nuove città dedicate al commercio e all’industria, spazi verdi privati immensi. Un modello che non ci appartiene - quello dei piccoli cloni di quell’ex paradiso che fu Singapore - eppure le città di taglia media (un milione di abitanti), figlie di un’utopia che prevede ricchezza e sicurezza per tutti, sono fatte così: proprietà di ricchi rivendute a grandi fondi immobiliari internazionali.

Il caso di Songdo, che si definisce città pionieristica e si sviluppa ai margini dell’aeroporto di Incheon, a trenta minuti da Seul, è quello di una storica compagnia californiana che mette a disposizione del nuovo hub logistico-industriale tecnologie imbattibili. I tempi di costruzione, dal 2008 al 2020, insegnano a non temere il futuro ma ad anticiparlo. In chiave nostrana, dal Mipim si torna pensando che, da noi, troppo spesso non si investe senza i soldi dello Stato o delle regioni, nipotini di una storia europea recente che ci ha abituati a fare fifty/fifty con il rischio corso dalla grande madre UE.
Ma il nostro Politecnico, visto da Cannes, sembra valere più di tante proposte presentate in maniera più vistosa. Allora perché non proporre il progetto del Raddoppio come un grande investimento, interessante anche per il mercato internazionale?

 
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