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Torino - 4 luglio 2004
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EUROPA CONTINENTE DI CITTA' E DI RETI
Costruire una nuova identitŕ fra apertura e interscambio
 
 

La trasformazione oggi in atto nelle città europee, impegnate a fare emergere la loro nuova identità, è strettamente legata a processi di aperturae di interscambio fra dimensione locale e globale. Combinare, in modo equilibrato, l’apertura verso l´esterno con la protezione e la coltivazione delle conoscenze e dei saperi interni, è uno degli aspetti critici del processo di trasformazione, in cui politiche e istituzioni locali assumono per necessità un ruolo di primo piano.

Essere parte di una rete internazionale significa anzitutto creare le condizioni per riportare a una forma istituzionalizzata di tipo collettivo i rapporti di interazione che i singoli attori conducono in forma individuale: con ciò tali rapporti vengono in qualche modo socializzati e resi beni comuni di tutti i partner della rete. Una metodologia difficile ma utilissima: è certamente questo il modo più corretto per diventare attori importanti in un processo di produzione della conoscenza che ormai si articola su scala globale. D´altra parte, solo in quanto attori di una rete internazionale è possibile implementare con successo una politica di attrazione di talenti, considerata ormai uno bisogno primario per lo sviluppo di un territorio. Un cerchio che si chiuse con la constatazione che, come è evidente, una politica di attrazione di intelligenze è fortemente correlata alla capacità del tessuto urbano di assumere una dimensione multiculturale, in una parola di offrire una qualità della vita competitiva rispetto ad altre aree urbane del mondo.

La vera sfida oggi è creare una rete di città accomunate da policy di conoscenza come fattore di sviluppo. Per questa ragione, abbiamo promosso una rete di poli della conoscenza che condividono un progetto di sviluppo dell´habitat urbano fondato sugli asset conoscenza e coesione sociale, secondo un modello in linea con la direzione assunta dall´Unione Europea a Lisbona, che interpreta questi fattori come elementi complementari di crescita della città.

Il primo passaggio di costruzione della rete è una ricerca, finanziata da Torino Internazionale e dall’Istituto Superiore Mario Boella, per definire caratteristiche, ambiti, opzioni strategiche e politiche di alcune città europee (in particolare Barcellona, Lione e Torino, accomunate anche dall’interesse per il cosiddetto Corridoio 5) impegnate in questo tipo di sviluppo. L’obiettivo è valutare le trasformazioni sociali, culturali ed economiche che interessano queste città, individuando i fattori che consentono un´adeguata interazione dei saperi.

Si tratterà poi di capire come costruire reti di partenariato transnazionale che non sottovalutino ma, al contrario, valorizzino gli elementi di competitività fra i diversi sistemi locali. Oggi le condizioni sono mature per considerare gli elementi di competizione e gli elementi di cooperazione veri motori delle reti, sostenendo un processo di integrazione europea non soltanto dei mercati ma anche della società, di un´Europa cosmopolita che si confronta con le sfide della globalizzazione.

Rodolfo Zich
Vice Presidente Torino Internazionale

Per approfondire

"È la città a fare l’Europa" (La Stampa, 12.03.04) è l’articolo di Rodolfo Zich che apre il dibattito sulle nuove identità metropolitane. Con quattro quinti della popolazione che vive nei concentramenti urbani, le città possono assumere il compito di progettarsi il futuro, in primo luogo economico: hanno la flessibilità per adattarsi a condizioni di mercato in mutamento, incentivare la crescita delle imprese endogene, attrarre capitali. Dice Robert Goodman in "The Last Entrepreneurs", che le città sono nuovi imprenditori, con ruoli autonomi, anche in parziale contrapposizione con gli stati nazionali.

Una città può innescare processi di trasformazione con investimenti che la rendono più o meno appetibile. È il tema trattato nell’articolo "La forza delle città? È la foga dei cervelli" (La Stampa, 17.03.04) di Carlo Ratti, che da conto del dibattito, molto acceso negli Stati Uniti, intorno al brain gain vs. brain drain, attrazione dei cervelli o fuga dei cervelli. Come spiega Ratti, sono soprattutto i fattori tecnologici e culturali a fare la differenza (da Silicon Valley a One North, città satellite di Singapore) determinando la fortuna o il declino di una metropoli. Che sia la metropoli moderna il laboratorio in cui sperimentare il futuro è anche la convinzione di Zygmunt Bauman. Come spiega nell’intervista "Metropoli. Futuro sotto assedio" (La Stampa, 26.03.04) la città è il terreno in cui si scontrano e ricompongono valori antagonistici: sicurezza contro libertà, amore per il rinnovamento contro paura dei cambiamenti, fascino per il melting-pot contro fobia della mescolanza.

 
 
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