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  Home | Tam Tam | Archivio | Anno 2004 | Numero 2 | Il caso Torino al centro del programma 2004
 
IL CASO TORINO AL CENTRO DEL PROGRAMMA 2004
11° conferenza della European Real Estate Society
 
 

Torino ridefinisce la sua immagine e le sue potenzialità attraverso una trasformazione urbanistico-strategica e lo spiega a 400 delegati di 40 paesi, alla conferenza annuale della European Real Estate Society, organizzata per la prima volta in Italia, alla sede della Borsa di Milano dal 2 al 5 giugno.

Un palcoscenico internazionale per il caso Torino, presentato in una sessione speciale all’interno di questa conferenza itinerante che, nel 2003, si è tenuta a Helsinki e, nel 2005, sarà organizzata a Dublino. Un appuntamento europeo che ha registrato un vero e proprio record di presenze; importante anche il numero di papers scientifici presentati (230) che mettono in luce quanto il mercato immobiliare sia ormai un fattore strategico di sviluppo per un territorio.

I 50 grandi progetti in corso di realizzazione, mostrati in 3 megaschermi, contrappuntano l’intervento dei relatori, dai quali si capisce quanto il quadro complessivo del cambiamento che ha investito Torino - con al centro il motore delle Olimpiadi 2006 e negli occhi una prospettiva più vasta - debba tenere conto di diversi scenari: la trasformazione urbanistica, il settore economico degli investimenti, la valorizzazione dei progetti nel mercato dei beni immobiliari. Come ha spiegato l’Assessore all’Urbanistica della Città Mario Viano, Torino sta definendo la sua nuova identità non diversamente da come fece quando, da capitale del Regno d’Italia, è diventata una grande città industriale: una scelta che ha condizionato il tessuto urbano, se si pensa che il cuore pulsante produttivo della città fu interamente dislocato lungo l’asse ferroviario centrale. Ma già con il Piano Regolatore Generale del 1995 si intravede la necessità di un cambiamento strategico. Le aree industriali dimesse, che prendono il nome di “Spine”, formano una grande dorsale, lungo cui si liberano ampi spazi per ricollocare attività e servizi: nella città policentrica il patrimonio immobiliare industriale in disuso torna al centro di un fermento produttivo che ha un segno diverso dal passato.

Oggi, tra i progetti più significativi ci sono il polo espositivo, culturale e artistico nelle OGR (Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie), un polo tecnologico per ospitare imprese innovative all’interno delle Officine Savigliano, un parco metropolitano di 450 mila mq intorno al fiume Dora nell’area che fu delle acciaierie e, all’ingresso della Spina centrale, il polo amministrativo con il grattacielo della Regione Piemonte progettato da Massimiliano Fuksas. Importantissimi anche i progetti per la mobilità, come la metropolitana, il passante ferroviario e l’alta velocità, da cui il futuro sviluppo della città non può prescindere. Infine, anche lo sforzo organizzativo richiesto dalle Olimpiadi, è concepito in un’ottica coerente con l’intero disegno perché, se per un verso si tratta di creare le condizioni per qualificare Torino, migliorando accessibilità e accoglienza, per l’altro occorre già pensare alla riconversione post olimpica degli impianti.

Gli investimenti pubblici e privati per la trasformazione hanno creato in città condizioni favorevoli allo sviluppo in diversi settori, da preservare e potenziare. È il compito che si è data ITP (Investimenti a Torino e in Piemonte) che, da 6 anni, svolge una ricerca sistematica per attrarre a Torino nuovi progetti d’investimento. Come ha spiegato il Vicepresidente Fabio Grimaldi, le prime aziende estere portate a Torino sono state Fastweb e Motorola nel settore delle telecomunicazioni, ma un altro settore in accelerazione è il turismo.

Un successo importante in questo campo è dovuto al marketing svolto verso le grandi catene alberghiere, insediate in zone con profonde radici nella storia cittadina, come il Lingotto (per gli hotel Le Meridien) e la ex fabbrica Carpano riconvertita in centro enogastronomico (per la catena spagnola AC HOTELS). Ma quali sono i punti critici di questo processo di trasformazione?
Lo spiega l’architetto Maria Paola Peloso di IPI S.p.A., fra le maggiori Real Estate company italiane, quando sostiene che i progetti devono essere inseribili nel mercato immobiliare fin dalla loro ideazione, per ridurre i rischi d’investimento e tutelarsi da scelte progettuali non aderenti alle effettive esigenze della committenza.
Fondamentale per ogni intervento è valutare tempi, costi e risposta di mercato mentre le difficoltà più tipiche da superare riguardano i rapporti con il territorio e con le pubbliche amministrazioni.

Si tratta insomma di intendere la trasformazione come un’occasione per predisporsi verso forme di collaborazione nuove e dinamiche. Una strada che Torino oggi cerca di percorrere, come ha spiegato Uberto Visconti di Massino del Board of ERES: “Abbiamo puntato su Torino perché abbiamo potuto contare su dei referenti (Comune, ITP, IPI e Torino Internazionale) abbastanza eccezionali per disponibilità, sensibilità ai temi trattati e capacità comunicativa, e perché crediamo fortemente in una città che sa reinventarsi, e che sta già diventando un caso studio di portata europea. Un caso paragonabile per molti versi a Rotterdam, Birmingham altre realtà urbane ex industriali che si impegnano con efficienza per riprogrammare il proprio destino urbano e economico”.

Federica Maino, Architetto

I DATI DI ERES 2004
www.eres2004.com

413 delegati e sponsor
105 università di tutto il mondo
130 società private
380 partecipanti da 40 paesi stranieri
110 delegati italiani
20 speaker esterni al circuito ERES
20 rappresentanti degli enti patrocinatori
12 giornalisti
25 studenti di Master delle Università di Losanna e Parma

 
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