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Home | tamtam | Archivio | Anno 2004 | 2004/3 | Il pubblico resta il grande escluso?
 
IL PUBBLICO RESTA IL GRANDE ESCLUSO?
Nuove tendenze avvicinano l’arte contemporanea ai meno esperti
 
 

Secondo la sociologa francese Nathalie Heinich, il mondo dell’arte contemporanea è simile a un triangolo i cui vertici sono gli artisti, i mediatori e il pubblico, ma mentre i primi due hanno stretto un’alleanza fra loro, il pubblico è il grande escluso.

La sua condizione sarebbe paragonabile a quella dello spettatore che, completamente ignaro delle regole del gioco degli scacchi, veda nei giocatori soltanto due persone che si divertono a spostare delle figurine scolpite su una tavoletta di legno. L’arte contemporanea sarebbe perciò caratterizzata dalla frattura tra iniziati e profani, anche se non si tratterebbe tanto di una questione di gusto quanto di categorie cognitive inconciliabili. La posizione dei non addetti ai lavori oscillerebbe tra l’indifferenza, l’interrogazione e il rigetto e il fatto di non riconoscere qualcosa come un’opera d’arte indicherebbe il rifiuto di riconoscere il suo statuto. Tuttavia nel corso dell’ultimo decennio si sono delineate tre tendenze che cercano di colmare questo gap culturale. Semplificando, si possono individuare così:

  1. L’arte come comunicazione
  2. La Public Art
  3. La governance dell’arte

L’arte come comunicazione, di cui la Saatchi Gallery di Londra è la massima manifestazione, ha per modello la pubblicità e la comunicazione mediatica.
Ne deriva una degradazione, o addirittura abolizione, del ruolo dei mediatori, tant’è che la Saatchi Gallery ha inaugurato una specie di populismo artistico che si regge sul rapporto diretto fra istituzione e pubblico, dove la pubblicità è il dispositivo che consente questo rapporto. Non si tratta tanto di fare pubblicità all’arte - cosa impossibile fintanto che l’arte resti chiusa in uno sperimentalismo iniziatico - quanto di trasformare l’arte in pubblicità di se stessa! La Public Art, le cui origini risalgono agli anni Cinquanta, parte dal presupposto che la conoscenza del pubblico sul tema dell’arte contemporanea non possa essere molto aumentata dalle esposizioni tradizionali che, infatti, attraggono soprattutto gli esperti. Perciò questa tendenza focalizza l’attenzione sulla necessità di stabilire un dialogo fra artisti e società, attraverso gli spazi pubblici e, in quest’ottica, discute i rapporti fra arte e città, arte e architettura, arte e storia, arte e società, arte e spettacolo.

Le numerose esperienze che si possono ricondurre alla Public Art assumono aspetti e caratteristiche differenti, secondo i paesi e le culture in cui si manifestano. Sono pertanto quattro le versioni di Public Art da distinguere (americana, francese, tedesca, giapponese) e tre i periodi da individuare, considerando il problema da un punto di vista diacronico (la fase iniziale delle drop sculptures, la fase della site specificity, la fase della customer satisfaction). La fase della customer satisfaction, in particolare, che trova la sua massima realizzazione nella global city Roppongi Hills di Tokyo, merita una speciale attenzione per il Piano strategico di Torino, perché può innestarsi sulle due linee guida “Torino metropoli europea” e “Torino che sa scegliere: l’intelligenza del futuro e la qualità della vita”, e sullo stereotipo “Torino città gentile”.

La governance dell’arte si collega invece alla terza linea guida del Piano strategico “Torino ingegnosa, città del fare e del saper fare” e sembra particolarmente congeniale al carattere illuministico della città. Contrariamente agli orientamenti dirigistici e verticistici che si sono espressi nella teoria istituzionale dell’arte, che enfatizza il ruolo di governement delle istituzioni artistiche, la governance è alla ricerca di una regola illuminata capace di conciliare pubblico e privato, collettivo e individuale, tradizione e innovazione.
In quest’ambito un elemento importante è il bisogno di favorire un neo-professionalismo artistico che superi l’abisso posto dal Romanticismo tra arte e artigianato artistico. È evidente che una particolare attenzione deve essere posta a tutta la struttura di formazione e di incremento del sapere (biblioteche, accademie, università, soggiorni di artisti e studiosi) e da questo punto di vista merita una speciale attenzione la scena artistica londinese incentrata sulla East End Academy, sulle gallerie, sugli artisti del quartiere Whitechapel e sulle fondazioni che lavorano a nuove importanti iniziative culturali e artistiche.

Mario Perniola
Università Tor Vergata di Roma

 
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