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DA STAZIONE FERROVIARIA A CENTRO URBANO
Le opportunitŕ aperte dalla trasformazione di Porta Nuova / 1
 
 

Negli stessi decenni in cui si costruiva la stazione Porta Nuova (1848-68) sono stati costruiti anche i quartieri San Salvario e San Secondo. Le loro storie e la loro forma urbana sono legate da un rapporto dialettico con la stazione, da cui traggono una marcata caratterizzazione.

La centralità urbana e l’ottima connessione alle reti di comunicazione hanno sempre costituito elementi favorevoli allo sviluppo socioeconomico dei due quartieri, dove oggi sono presenti negozi e botteghe artigiane ben radicate e abbastanza diversificate, anche gestite da stranieri e rivolte a un target coetnico; aumentano le attività terziarie e gli studi professionali; c’è la presenza più alta di Torino di strutture ricettive; si possono trovare ristoranti di fascia media e bassa, locali etnici, fast food e anche la massima concentrazione cittadina di attività connesse all’eros.

Tuttavia non mancano i fattori di crisi, con motivazioni locali o legate alla stazione: immigrazione, sfruttamento abitativo, degrado fisico, inquinamento, rumori molesti, traffico, scarsità di parcheggi, microdelinquenza. Sul lungo termine, il destino di tali quartieri appare fortemente legato all’attività della stazione. La società civile locale - in parte espressa dall’Agenzia Sviluppo Locale San Salvario e ascoltata nel 2002/03 con uno studio realizzato per la società ISFORT - considera un errore trasformare Porta Nuova senza tenere in considerazione il carattere e le esigenze dei quartieri circostanti, e propone di creare sinergie con la stazione, anche valorizzando gli elementi culturali e identitari: l’idea di fondo è accrescere la valenza attrattiva e la sostenibilità sociale ed economica dell’area, attraverso interventi coordinati.

La conoscenza partecipata del contesto, più che finalizzata a prevenire manfestazioni di dissenso, dovrebbe servire a realizzare un progetto di riqualificazione sostenibile socialmente ed economicamente, basato sull’integrazione armonica tra la stazione e l’area circostante. La trasformazione di Porta Nuova sembra soprattutto l’occasione per riqualificare un complesso urbanistico creato più di 150 anni fa, anticipando i tempi, necessariamente più lunghi, delle trasformazioni urbanistiche dell’area accupata dai binari. Il punto della discussione è allora come progettare la riqualificazione dello spazio pubblico affrontando il rapporto fra degrado fisico degli edifici, disagio sociale e declino delle attività economiche dell’area. Di seguito alcune proposte.

  • ILLUSTRARE il progetto di riqualificazione del fabbricato in alcuni punti informativi, con mappe, plastici e documentazione, dando una risposta istituzionale sul futuro dell’area.
  • APRIRE tavoli di consultazione e progettazione, coinvolgendo chi opera in stazione (servizi per viaggiatori, attività commerciali, forze dell’ordine, servizi sociali) e le principali realtà socioeconomiche dell’area.
  • REALIZZARE l’interscambio tra sistemi diversi di trasporto (locale, metropolitano e ferroviario a lunga percorrenza; pubblico e privato). / COSTRUIRE nuovi parcheggi per passeggeri, personale di stazione, residenti.
  • SUPERARE la barriera fra i borghi San Salvario e San Secondo, costituita dal fascio dei binari, che mai come oggi è vissuta come invalicabile. Una possibile soluzione attrezzare attraversamenti pedonali piacevoli, ben segnalati, sicuri.
  • CONCEPIRE la stazione come uno spazio pubblico, una piazza accogliente e fruibile anche da parte degli abitanti del quartiere, rinunciando a costruire un ambiente artificiale come un centro commerciale o terminal aeroportuale.
  • PREVEDERE l’inserimento nel complesso un mix di destinazioni con caratteristiche di attrazione e di utilità pubblica, integrando i servizi mancanti nei quartieri: zone verdi, attrezzature sportive, centro di lettura ed emeroteca multigenerazionali e multilingui, collezioni museali, spazi per giovani e bambini, punti d’informazione turistica.
  • MANTENERE in stazione i servizi “a bassa soglia” già operanti, per contenere il disagio delle fasce di popolazione più esposte.
  • VALUTARE l’impatto portato da un centro commerciale sul tessuto economico circostante. Su questo tema, alcuni imprenditori locali hanno chiesto di vincolare la riqualificazione della stazione al rilancio commerciale di via Nizza, via Saluzzo, via Sacchi e corso Vittorio e un intervento ben progettato sarebbe un volano per le zone vicine, che completerebbero l’offerta commerciale del centro.
  • PROMUOVERE l’insediamento di servizi per la ristorazione, riqualificando lo spazio dei portici. Sviluppare il ritrovo serale può contribuire alla rioccupazione del territorio da parte dei cittadini onesti, portando un vantaggio anche all’uso della stazione.
  • SVILUPPARE l’accoglienza alberghiera di medio livello; creare un servizio di residenze temporanee a termine per studenti fuori sede e lavoratori in trasferta che si gioverebbero della prossimità con la stazione ferroviaria.

Andrea Bocco
Direttore Agenzia Sviluppo Locale San Salvario

 
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