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UNA RAPPRESENTAZIONE CONTEMPORANEA
Le opportunitŕ aperte dalla trasformazione di Porta Nuova / 2
 
 

In un futuro ormai prossimo termineranno i lavori del Passante ferroviario, la nuova stazione Porta Susa diventerà il principale scalo cittadino e anche la stazione Lingotto acquisterà maggiore rilevanza. Quale futuro attende la stazione Porta Nuova?

E´ realistico pensare che essa manterrà comunque un ruolo tecnico nel sistema ferroviario della città, come nodo d’interscambio locale, con l’importante fermata della prima linea della metropolitana e una funzione di ingresso pedonale al cuore della città.
Il nuovo assetto strutturale delle stazioni impone oggi una riflessione su come guidare questa trasformazione che si presenta come un affaire molto complesso. Si tratta di rifondare una vasta fascia urbana, dallo scalo Lingotto alla piazza Carlo Felice, cuore dell’espansione pianificata della prima metà dell’Ottocento.

E´ evidente che la complessità dell’ambito e la qualità del contesto impongono regole del gioco molto precise, per non patire un percorso ricco di imprevedibili accidenti, rinunce e fallimenti in merito alla qualità degli interventi funzionali, delle architetture, del disegno di spazi aperti e spazi pubblici. Ma questa trasformazione, nel vivo del tessuto della città consolidata, è anche l’occasione per avviare un vero e proprio laboratorio sull’esperienza dell’abitare la città contemporanea. Ciò che oggi appare come un terrains vagues può trasformarsi in uno spazio di libertà in cui promuovere e germinare le identità future di Torino. È importante individuare alcuni temi di riflessione e alcuni possibili pericoli.

Il vasto territorio fra Porta Nuova e Lingotto mostra contesti urbani molto eterogenei, un campionario quasi completo dell’espressione della città nel XX secolo. Il paesaggio urbano presenta un numero finito di sequenze percettive, ma a ciascuna di queste corrispondono spazi usati con intensità diverse: brani di città hanno funzioni forti e un programma ben definito; in altri si fondono intenzioni diverse che ne producono un uso più intensificato; altri ancora sono spazi usati poco o in modo decrescente, con arretramenti, soste e pause.
Di fronte a questo variegato contesto, il progetto per trasformare Porta Nuova dovrà rispondere in modo diversificato a ciascuna situazione, stabilendo in modo conveniente codici e modalità di relazione. In particolare, sarà necessario cercare inedite occasioni di ricongiungimento, ricuciture con la maglia del tessuto urbano dei quartieri adiacenti, ricercare una continuità fisica della maglia viaria, soprattutto fra il tessuto di San Secondo e di San Salvario (in particolare quest’ultimo, oggi percepito come un’enclave, se usato anche come quartieredi passaggio aiuterebbe a stemperarne i tratti di marginalità).

Un possibile campo di rischi si può aprire a causa dell’attitudine ostinata dei progetti a occupare ogni spazio, guidati più da un senso di horror vacui che da un reale spirito di comprensione. Si pensi al caso di un parco urbano contemporaneo, dove si possono trovare porte, tracciati, viali, installazioni, filari di alberi, boschi, piazze, strade aperte, spiagge, strade con cortine edilizie, radure, spazi privati, prati, spazi per il gioco, edifici pubblici, piscine e grandi bacini d’acqua, sentieri, display, padiglioni isolati, giardini, solo per citare gli elementi più comuni. Se si vuol cogliere l’occasione di riconvertire l’impianto originario dell’edifico della stazione (opera di Mazzucchetti e C.Ceppi) sarà invece opportuno operare in modo diverso, conferendo all’area una maglia geometrica variabile e aperta, attenta alle geografie del contesto, alle proiezioni dall’esterno, individuando sfere d’influenza: gli accessi, le direttrici, i passaggi, i fuochi, i nodi, gli incroci, le necessarie pause, gli ambiti di attesa per favorire usi spontanei. In particolare, sarà bene che il fascio di binari provenienti dal Lingotto venga interrato, per ampliare i margini della trasformazione e progettare, all’interno della stazione, un grande spazio pubblico libero e coperto. Su quest’ultimo punto, l’ipotesi semplicistica di trasformare Porta Nuova in un centro commerciale nasconde in realtà molte insidie, questo tipo di contenitori richiede la massima accessibilità, qualità non garantita dalla densità del centro storico. Per ospitare efficacemente attività commerciali e servizi, l’edificio dovrà diventare un organismo di scambio gentile, attento al “galateo della città storica”.

Ciò che più conta è che, con Porta Nuova, ci troviamo di fronte a una curiosa inversione dei termini: in questo caso il progetto non dovrà simulare, come di solito avviene nei grandi centri commerciali, l’ambiente della città con la finta via dei negozi, la finta piazza con fontana, perché Porta Nuova è già città vera. In questo senso ci troviamo di fronte alla possibilità di realizzare non un edifico esclusivo, onnivoro, ma un grande spazio pubblico, aperto e coperto, esplosivo e tecnologico, un acceleratore di piacere, un esempio di realtà aumentata. Abbiamo la rara opportunità di sperimentare, in un sito molto prezioso, una rappresentazione della Torino contemporanea.

Maurizio Cilli
Architetto

 
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