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I DIVULGATORI
 
 

E´ peculiarità italiana che si occupino di divulgazione non uomini di scienza ma di lettere. Spesso giornalisti.

Diverso altrove, come dimostrano i nomi citati: Stephen Jay Gould è stato uno dei paleontologi più celebri e autore di numerosissimi best-seller; Stephen Hawking è tanto famoso sia come scienziato che come scrittore, Lynn Margulis, microbiologa, ha promosso in prima persona la teoria della "biogeofisiologia".


Per colmare questo divario, nel nostro paese stanno nascendo percorsi di formazione ad hoc: quelli della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, il master dell´Università Federico II di Napoli e il corso triennale dell´Università di Torino che verrà inaugurato l´anno prossimo.


#05 Piergiorgio Odifreddi

Basta pensare che fin da piccoli ci raccontano le favole, poi si va a scuola e si leggono classici come l´Iliade, con gli dei che intervengono nel mondo, gli eroi che parlano con le divinità come se fossero degli schizofrenici. Ci viene inculcata un´immagine del mondo pervaso di forze magiche. Prendete Harry Potter, o lo stesso Dante (che peraltro adoro). Nel Medioevo andava benissimo. La Chiesa imperava: se uno non sapeva come funzionava l´aldilà, era un disadattato, un idiota teologico. Ma oggi impera la tecnologia e rischiamo di essere ugualmente idioti se non sappiamo come funziona.

#01 Piero Bianucci
Dal punto di vista della carta stampata, noi torinesi abbiamo l´unico quotidiano che abbia un supplemento interamente dedicato alla scienza. Un altro grande quotidiano le dedica due pagine alla settimana e nulla più. Io ho provato a misurare: nel giornale che dà più spazio, la scienza è un settantesimo di quello che viene pubblicato. Mi chiedo se la scienza e la tecnologia riguardano un settantesimo della nostra vita. Se guardiamo invece a strumenti come la tv, le cose potrebbero andare bene se una trasmissione come "Leonardo" fosse istituzionalizzata, se fosse una redazione che informa su questi temi tutte le redazioni di tutti i telegiornali.

#04 Battista Gardoncini
Beh, in qualche maniera questo già succede: all´interno della Rai, noi facciamo da redazione per gli altri e realizziamo servizi per i TG generalisti. Solo che ci chiedono esclusivamente le cose più appariscenti, non quelle più interessanti. Quelle ce le rifiutano perché sono meno popolari.

#02 Giusto Benedetti
Certo: la divulgazione fatta dai giornalisti ha il problema che può essere ostaggio della popolarità, per questo spesso è superficiale o magari dà interpretazioni sbagliate. Si deve fare colpo: come la storia del meteorite che avrebbe cancellato i dinosauri dalla faccia della terra…

#05 Piergiorgio Odifreddi
E la velocità della luce? È appena uscito un libro che dice che non è costante. Probabilmente l´autore è un mattacchione, ma ha ricevuto pagine intere sui quotidiani. Sarebbe normale se ogni giorno si facessero dieci articoli di scienza, allora ci sarebbe posto pure per le curiosità. Ma mostrare solo questi aspetti marginali è davvero controproducente. A me capita di intervistare premi Nobel, di proporli al giornale e mi sento dire: "ma quello non lo conosce nessuno". E certo, non lo intervistiamo mai!

#02 Giusto Benedetti
Non voglio dire che non ci siano giornalisti capaci, ma esiste il problema di chi fa la divulgazione in Italia. Nei paesi anglosassoni se ne occupano quelli che della scienza hanno fatto una professione: i ricercatori, i docenti… Fior di scienziati che producono fior di opere divulgative: Gould, Hawking, Lynn Margulis… Qui in Italia sono pochissimi gli addetti che fanno divulgazione, perché si sentono sminuiti.

#04 Battista Gardoncini
È anche vero però che in altri paesi chi si occupa di scienza è più abituato a raccontare quello che fa. Noi abbiamo spesso a che fare con degnissimi ricercatori che non sono capaci di spiegarsi, o che lo fanno solo per avere il finanziamento per la ricerca e allora comunicano in modo strumentale. Facendo, di nuovo, del "sensazionalismo".

#05 Piergiorgio Odifreddi
È che da noi c´è una separazione netta tra divulgazione e ricerca e la prima è considerata un´attività poco importante. Ma la ricerca nella maggior parte dei casi è divulgazione. Certo, quando arriva un Einstein dice cose che nessuno aveva mai detto prima. Ma poi per cinquant´anni ci sarà gente che cercherà di spiegare cosa lui voleva dire. C´è uno spettro che va dalla divulgazione più elementare alla ricerca più pura. Quando io faccio ricerca - sono un logico e non sono Godel - spesso mi limito a leggere cose, tentare di capirle, fare un piccolo passo… La divisione tra ricerca e divulgazione è comoda, perché chiamarla ricerca suona meglio per i concorsi

 
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