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COMPETITIVITA' E SVILUPPO INTERNAZIONALE
L’apertura del sistema torinese
 
 

Nelle prime analisi comparative sulle città, all’inizio degli anni Novanta, Torino non si classificava come una metropoli europea a pieno titolo, ma come una città intermedia di importanza europea, con funzioni prevalentemente nazionali (Kunzmann e Wegener, 1991).

Era vista come potenzialmente in grado di occupare un ruolo importante sulla scena internazionale soprattutto grazie alla posizione strategica tra la dorsale centrale europea e il nuovo asse di sviluppo dell’arco latino mediterraneo (Datar, 1989). Le analisi sulla struttura funzionale urbana la presentavano come una città in transizione, industriale e tecnologica, positiva, ma con funzioni direzionali economiche e amministrative limitate rispetto alle sue competitrici europee. Quest’ultimo tratto negativo veniva confermato dall’analisi dell’Équipe PARIS del 1994, in cui appariva con scarsa dotazione di servizi terziari di livello metropolitano e funzioni internazionali poco sviluppate.

Per quanto riguarda le classificazioni realizzate da società di consulenza aziendale sulle condizioni di attrattività economica, nello studio di Healey&Baker del 1997, occupava la 27° posizione tra le migliori città europee. Pochi anni dopo però, nel 2002 e nel 2003, Cushman&Wakefield la pongono alla 40° posizione, tra le città di secondaria importanza e poco attraenti per le multinazionali. Viceversa in uno studio del 2003, la società americana KPMG che classifica 98 città mondiali considera l’area metropolitana torinese fra le migliori per avviare attività di ricerca e sviluppo.

Un’analisi di benchmarking condotta nel 2002 dal centro EUPOLIS ha individuato 20 concorrenti di Torino in ambiti diversi. L’ambito in cui maggiormente la città si distingue è la ricerca tecnologica, anche se ha difficoltà a trasformare la conoscenza e l’innovazione scientifica in un vantaggio industriale competitivo. Nel settore delle telecomunicazioni, per esempio, a fronte di una struttura scientifica di alto livello si registra la quasi totale dismissione delle precedenti attività produttive in uno dei campi più strategici per il futuro industriale. In termini di direzionalità c’è un’evidente debolezza, perchè solo poche imprese hanno rilevanza europea.

Se si considera l’apertura internazionale la situazione è più sfumata. Torino appare una città con potenzialità in parte inespresse, c’è un buon apparato fieristico, dedito soprattutto a manifestazioni nazionali, mentre mancano quasi del tutto le fiere internazionali importanti. Nel sistema europeo dei trasporti, presenta buone condizioni di accessibilità che potrebbero essere meglio sfruttate. Il principale vantaggio competitivo consiste nel capitale cognitivo, organizzativo e sociale, accumulato in più di un secolo di sviluppo industriale, dotazione che per essere valorizzata richiede diffusione di capacità imprenditoriali, inserimento delle imprese nelle reti internazionali di ricerca e innovazione, sviluppo di servizi avanzati.

Una conferma delle potenzialità di Torino viene dallo studio che la Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime europee (CRPM) ha pubblicato nel 2002, come applicazione del policentrismo enunciato nello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo (Unione europea, 1999). Lo studio si proponeva di individuare zone di integrazione economica mondiale all’interno di alcuni paesi (Regno Unito, Paesi scandinavi, Portogallo, Spagna, Francia, Italia) in alternativa alla concentrazione di funzioni metropolitane di massimo livello nel Pentagono centrale europeo.

La massa dell’area metropolitana torinese (in termini demografici ed economici) le assicura l’ingresso nel ristretto numero dei sistemi urbani europei di integrazione economica mondiale. Si presenta forte in termini di connettività, soprattutto grazie alla sua posizione a contatto con il Pentagono (a cui appartiene Milano). Presenta invece condizioni medie per la competitività e le dinamiche di sviluppo Va notato che alcuni dei sistemi urbani censiti sono un po’ artificiosamente costruiti mettendo insieme più città di una stessa regione, nell’ipotesi che possano fare sistema fra loro, mentre Torino è già ora un’unica area metropolitana. Lo studio si conclude con due scenari positivi per il sistema metropolitano torinese.

Nello scenario stright-line, Torino si presenta come un sistema-relais di quello milanese, destinato alla integrazione nel Pentagono in seguito al suo progressivo allargamento. Nello scenario volontarista, risultato di politiche nazionali ed europee volte a rafforzare il policentrismo, Torino farebbe sistema con Milano e Genova occupando una posizione centrale in una grande zona di integrazione dell’economia mondiale che va da Montpellier a Trieste. Va notato che questa zona corrisponde alla sezione mediana del Corridoio 5.

Indicazioni analoghe derivano dai risultati preliminari delle analisi condotte dalla rete Espon (2004). In una prima classificazione dei sistemi urbani europei per importanza funzionale basata su sette indicatori, Torino risulta una MEGA (Metropolitan European Growth Area). Nella classificazione delle 76 aree che possono rappresentare un contrappeso al Pentagono, secondo quattro gruppi di indicatori, Torino risulta invece una Strong MEGA, cioè una città relativamente grande, competitiva e con forte capitale umano.

Se gli studi che considerano le potenzialità di Torino sono generalmente ottimisti, le cose cambiano quando si guarda alla capacità di mantenere le posizioni acquisite. Qui sembra che la città non solo non avanzi, ma non riesca neppure a correre abbastanza per restare allo stesso posto. In un aggiornamento al 2003 della precedente ricerca comparativa che la Datar aveva pubblicato nel 1989, Torino peggiora la sua posizione, passando dalla 12° alla 20°. In particolare Torino risulta tra le città che, rispetto al rango e alla dimensione, ospitano un numero basso di manifestazioni fieristiche internazionali e congressi. Inoltre, nel raffronto tra città a forte presenza industriale, Torino è, con Birmingham, un’area che non ha saputo sfruttare al meglio le proprie potenzialità legate all’industria e all’inserimento nelle reti internazionali per rafforzare adeguatamente il settore terziario. Positiva è invece la partecipazione ai programmi comunitari di ricerca.

La posizione di Torino, nel contesto europeo e nella nuova economia della conoscenza, si è dunque recentemente indebolita. La città si è progressivamente internazionalizzata in vari settori, ma la molteplicità di iniziative e azioni sono state portate avanti in modo frammentario e non sempre visibile. Di fatto la maggior parte dei sistemi urbani di livello e dimensioni comparabili, e molti anche del livello immediatamente inferiore, stanno avanzando più rapidamente. Il primo obiettivo è dunque mantenere almeno quella posizione di terza fila (dopo le città globali Londra e Parigi e le metropoli europee come Francoforte, Amsterdam o Milano) che aveva in passato, quando derivava la sua forza soprattutto dall’essere una capitale regionale e un grande centro industriale.

Ma su che cosa si può puntare oggi per migliorare la posizione internazionale? La risposta deve tener conto che esistono due livelli della competizione urbana internazionale: quello dei singoli sistemi metropolitani e quello dei sistemi macroregionali. Torino deve giocare le sue carte su entrambi, comportandosi come un sistema metropolitano con forte identità e capacità di azione autonoma, ma anche prendendo atto che le economie di scala e di agglomerazione e le sinergie realizzabili al suo interno non sono sufficienti in un’arena competitiva fatta di sistemi policentrici più grandi e forti, come quelli già presenti nel Pentagono europeo e altri che si vanno formando anche al di fuori di esso. Questa duplice scelta non sembra avere alternative. Isolarsi, rinunciare al ruolo di metropoli, scegliere la strada dei sistemi minori che si specializzano in uno o pochi beni e servizi di nicchia, è una prospettiva in evidente contrasto con le sue dimensioni e potenzialità.

Per competere a livello globale, Torino può dunque operare come attore collettivo metropolitano su un certo numero di iniziative, mentre per altre deve cercare sinergie e complementarietà a scala macroregionale, sfruttando la vicinanza e comunanza di interessi con altre metropoli del Nord-Ovest e dell’area transfrontaliera alpina. Si tratta di un’area a geometria variabile che si adatta, secondo le strategie e le azioni da perseguire, fino a comprendere Milano e Genova e, per alcuni programmi, anche Nizza, Grenoble, Lione, Ginevra e Losanna.

Nonostante le grosse potenzialità del sistema torinese, però emergono due debolezze: un’immagine esterna ancora non abbastanza chiara e una politica estera non sempre efficace. Migliorare una per migliorare l’altra vorrebbe dire valorizzare i vantaggi competitivi esaltando le vere attitudes del sistema urbano torinese, in un ottica flessibile, dinamica, strategica, non solo inward looking.

Dematteis-Rossignolo
EUPOLIS Università e politecnico di Torino

 
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