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DINAMISMO D'IMPRESA
Natalitŕ e mortalitŕ nel quinquennio 1999-2003
 
 

Nonostante la permanente debolezza dell’economia piemontese e nazionale, i dati sulle imprese nell’area della Conferenza Metropolitana Torinese mostrano una situazione dinamica, quasi a contrastare gli effetti di una domanda debole e una congiuntura negativa del settore manifatturiero.

Le imprese appartenenti a questa area, registrate al Registro Imprese della Camera di commercio di Torino nel 2003, rappresentano circa il 35% delle imprese piemontesi, una percentuale considerevole che nel corso dell’ultimo quinquennio si è mantenuta pressoché costante. I dati confermano una tendenza positiva all’irrobustimento strutturale che, malgrado la congiuntura nazionale e regionale poco incoraggiante, continua a caratterizzare il territorio. Dal 1999 al 2003 le imprese registrate sono passate da 148.068 a 157.881 con un incremento del 6,6%. La variazione positiva evidenzia come l’area sia contraddistinta da una spiccata vivacità imprenditoriale: i dati riguardanti il Piemonte e la provincia di Torino, escludendo l’area della Conferenza, registrano variazioni inferiori, rispettivamente dell’1,7% e del 5,4%.

Èdunque evidente come lo sviluppo di quest’area incida in modo preponderante sul tasso di crescita dell’intera regione. Confrontando il tasso di crescita della Conferenza Metropolitana con quello italiano, provinciale e regionale, dell’anno scorso, si rileva una sorta di vantaggio relativo. Soprattutto rispetto al Piemonte, i 38 comuni della Conferenza registrano una performance nettamente positiva (+1,08). L’evidenza mostra come l’area possa a tutti gli effetti divenire il motore trainante di un’economia in ripresa. I dati relativi alla densità imprenditoriale evidenziano il primato dei comuni appartenenti all’area della Conferenza Metropolitana: il rapporto fra imprese registrate e popolazione residente per 100.000 abitanti risulta pari a 10.364, valore nettamente superiore a quello provinciale (9.530).

La dinamica settoriale
I dati relativi alle variazioni di stock delle imprese, per settore economico, registrano, nel complesso, una tendenza pressoché costante nel triennio 2000-2003. Degni di nota sono, però, il settore edile e quello industriale.
Le costruzioni, pur continuando a registrare variazioni positive, si contraddistinguono per un trend decrescente. Non si deve sminuire l’impatto positivo del settore costruzioni e in particolare delle opere olimpiche, anche se restano interrogativi sulle prospettive a lungo termine. Gli effetti di breve sono evidenti, ma l’effetto occupazione è molto probabilmente destinato a cessare con la chiusura dei cantieri. Gli effetti di lungo, invece, saranno tanto più importanti quanto più le infrastrutture apporteranno migliorie significative al territorio.
Contrariamente l’industria, dopo aver retto nel biennio 2000-2002, ha subito un’inversione di tendenza. Le imprese hanno risentito della perdurante riduzione della domanda. Si aggiunga, poi, un’attività di investimento contenuta, influenzata dall’elevato grado di capacità produttiva inutilizzata, dall’incertezza intorno alla ripresa economica e dal trend negativo della redditività.
I dati relativi alle variazioni di stock della Conferenza sono in linea con i dati nazionali, con l’eccezione dei settori turistico e edile che registrano performance superiori ai valori nazionali. I tassi di natalità delle imprese registrano variazioni positive in tutti i settori anche se le costruzioni, il commercio e il turismo, sono stati caratterizzati negli ultimi 3 anni da una tendenza decrescente.
Per quanto concerne il settore turistico, la Legge 18/99 sul potenziamento della struttura ricettiva ha dispensato contributi in conto capitale per creazione, ristrutturazione e ampliamento di strutture alberghiere ed extra-alberghiere, prevalentemente nelle aree interessate dalle Olimpiadi e in quelle limitrofe. Di conseguenza, i tassi di mortalità registrano una lieve tendenza decrescente. L’evidenza empirica dimostra che le imprese sono caratterizzate da un alto tasso di turnover.

La natura giuridica
I dati riguardanti la natura giuridica delle imprese registrano una sostenuta prevalenza di ditte individuali (47%), anche se è opportuno sottolineare che ci troviamo di fronte l’area con la più alta percentuale di società di capitale. Il Piemonte e la provincia di Torino si assestano, a fatica, su valori vicini al 10%. Il tessuto imprenditoriale, quindi, continua la sua opera di irrobustimento non soltanto in termini quantitativi ma anche, e soprattutto, in termini di complessità e struttura organizzativa.
La situazione appare ancora più incoraggiante se si pensa che la percentuale di società di capitale è cresciuta di due punti percentuali nell’arco di 4 anni. Dietro la maggiore natalità delle formule societarie si nascondono trasformazioni delle ditte individuali. La cessazione delle imprese di stampo individuale è, infatti, solo la fase, necessaria dal punto di vista amministrativo, per passare o a nuove attività o a forme giuridiche di maggior impegno economico.
Tutto questo può avvenire senza necessariamente crescere in termini dimensionali ma stabilendo relazioni produttive e commerciali con altre aziende. Un numero sempre più elevato di imprese, infatti, si sviluppa intrecciando legami con altre imprese con la creazione e diffusione dei gruppi d’impresa, un fenomeno in continua crescita e in grado di spiegare anche alcuni tratti caratteristici della demografia delle imprese, come l’aumento del numerodi società di capitale.

Gli imprenditori extracomunitari

Gli immigrati stanno conquistando spazi economici molto più significativi di quelli comunemente fissati dai luoghi comuni, rappresentando in alcuni casi un serbatoio occupazionale per gli stessi lavoratori italiani. La schiera degli imprenditori extracomunitari ha superato le 9.000 unità (il 3,4% degli imprenditori totali), quota che porta a condurre nuove riflessioni sulle politiche da adottare. Un numero che, nell’arco di 4 anni, è cresciuto del 46%, con una media annua di circa il 13%. La presenza di aziende con proprietari extracomunitari ricalca da vicino l’assetto imprenditoriale su scala territoriale. Il 32% degli immigrati si è dedicato al commercio, il 20% ai servizi alle imprese, il 17% all’edilizia; tutti settori in cui le barriere all’entrata sono pressoché inesistenti e i costi di avvio sostenibili.
Esiste, inoltre, uno stretto legame fra la specializzazione nei vari settori produttivi e l’area di origine: il commercio è prerogativa degli imprenditori africani, all’edilizia si dedicano gli immigrati albanesi e rumeni, mentre la comunità cinese predilige la ristorazione. È importante sottolineare come questi imprenditori siano capaci di rimanere sul mercato sfruttando spesso spazi lasciati liberi dagli operatori italiani. Il massiccio sviluppo del commercio etnico, soprattutto nei settori alimentare e della ristorazione, ha sancito il loro successo. I market etnici e i ristoranti, oltre ad attrarre clientela di origini straniere, sono diventati sempre più oggetto di attenzione dei cittadini nazionali. Un successo che dipende dalla capacità di inserirsi sia nel tessuto economico, sia nell’ambiente sociale, approfittando dei legami di solidarietà co-etnici e dei rapporti fiduciari con la clientela locale.

Le imprese femminili
Le imprese femminili sono in continua crescita, anche grazie ai finanziamenti della Legge 215/97 sull’imprenditoria femminile. Sembra che i dati demografici relativi alle imprese in rosa stiano andando nella direzione degli Accordi di Lisbona che contemplano lo sviluppo di tutti gli aspetti delle pari opportunità, compresa la conciliazione della vita professionale e familiare e un aumento, entro il 2010, del numero di donne occupate di 10 punti percentuali (dal 51% al 60%). La scelta delle donne sembra avvalorare la tesi di un’imprenditorialità in rosa meno soggetta a sacrifici e a rinunce di tipo affettivo.
L’imprenditoria femminile è una realtà sempre più dinamica, con 34.086 imprese nel 2003 in area metropolitana, ma che soffre ancora di una certa fragilità strutturale. Le imprese sono, infatti, contraddistinte da un alto tasso di turnover, cessano per problemi di conciliazione, hanno minori competenze finanziarie, minore propensione all’investimento del capitale, minori commesse e di importo meno consistente rispetto alle imprese maschili.
È necessario proporre azioni positive che promuovano la crescita della cultura di impresa che consenta alle donne di presentare progetti ispirati a criteri di maggiore concretezza, superando la tendenza a inserirsi in settori tradizionali maturi e scegliendo, invece, di esplorare settori innovativi e con maggiori opportunità di crescita. L’informazione, l’assistenza tecnico-finanziaria, garanzie adeguate e la promozione di una stretta collaborazione con le banche giocano un ruolo importante in questo senso. Si ricorda poi, che le risorse finanziarie destinate nel 2003 agli interventi agevolativi riguardanti le imprese in rosa sono state poco generose nei confronti del Piemonte. Al Piemonte sono stati destinati 3 milioni di euro, una cifra irrisoria se paragonata ai 19 milioni della Campania.

Elisa Sciutto, Roberto Strocco
Ufficio Studi Camera di Commercio Torino

 
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