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RISORSE E DINAMICHE DI UN SETTORE
Conoscenza scientifica e tecnologica
 
 

Il Piemonte e l’area metropolitana di Torino, per tradizione industriale e consistenza del sistema della ricerca, ambiscono a confrontarsi con le più sviluppate regioni europee.

Anche se, rispetto ad esse, denunciano alcune criticità, non si possono sottacere le potenzialità di un sistema che, in quasi tutte le dimensioni della prestazione innovativa, emerge distintamente da un quadro nazionale problematico. La regione è caratterizzata da un potenziale scientifico e tecnologico di assoluto rilievo, testimoniato dalla presenza di capitale umano qualificato, imprese innovative e atenei prestigiosi, oltre che dalla volontà degli attori locali di indirizzare i propri sforzi verso interventi di forte valenza sistemica, con una proliferazione di iniziative a sostegno dell’innovazione. Purtroppo tale sforzo non si è dispiegato in un quadro di governance del sistema sufficientemente robusto e definito, risultando così in un insieme di interventi spesso non del tutto coerenti, in parte addirittura sovrapposti e comunque di qualità fortemente disomogenea.

La spesa in ricerca e sviluppo del Piemonte risulta sensibilmente più alta della media italiana, in particolare quella privata, seppure ancora lontana dai modelli Europei. Tra gli elementi positivi, la presenza di un sistema universitario dotato di capitale umano di alta qualificazione e fortemente indirizzato alle discipline tecnologiche (ma meno a quelle scientifiche). Tale dotazione ha permesso di sviluppare know-how specifici e ottime capacità di ricerca, testimoniate dal posizionamento complessivamente buono degli atenei locali in termini di produttività scientifica. Dal punto di vista della capacità produttiva scientifica, infatti, sia a livello aggregato che settorialmente, l’area torinese registra una crescita stabile nell’ultimo decennio, attestandosi su livelli superiori alla media nazionale e comparabili con quelli di realtà tradizionalmente considerate sulla frontiera dell’attività di ricerca.

Una fonte di debolezza sistemica è però rappresentata dal livello di risorse impegnate nella ricerca pubblica che risulta inferiore al livello medio delle regioni italiane più sviluppate. Infatti, il personale di ricerca che opera negli atenei torinesi rappresenta poco più del 5% del totale nazionale, dato che, se raffrontato col peso dell’output totale di ricerca del Piemonte sul totale italiano (circa il 12%) o col contributo della regione al PIL nazionale (13,5%), denuncia l’insufficiente consistenza del capitale umano impiegato nel sistema locale di ricerca pubblica.

In sintesi, se per un verso a Torino si riscontra una situazione in cui risorse sottodimensionate producono uno stock di conoscenza superiore alla media nazionale, e di qualità comparabile con quella delle più avanzate realtà scientifiche internazionali, per l’altro il sottodimensionamento è tale che non è possibile pensare di spremere ulteriormente questo capitale umano insufficiente, per sostenere processi di sviluppo basati sulla conoscenza e dunque necessariamente anche su risorse umane di alto profilo. Inoltre, il deficit di risorse umane non è uniformemente distribuito tra le aree disciplinari, ma è concentrato in settori come le scienze biologiche, mediche e chimiche, che si distinguono al contrario per un’elevatissima prestazione scientifica. In questo senso si può dire che il potenziamento del capitale umano impegnato nella ricerca a livello locale potrebbe rappresentare un’importantissima leva di sviluppo per il sistema torinese.

A fronte di questa evidenza, si pone l’oggettiva difficoltà dell’area di tradurre in attività brevettuale lo stock di conoscenze scientifiche detenute. L’elevata spesa in R&S, a livello industriale determina una produttività brevettuale di livello non insoddisfacente, specie nel confronto con altre realtà metropolitane italiane, che tuttavia non è cresciuta negli anni Novanta e appare scarsamente capace di coniugarsi con un processo di sviluppo locale effettivamente basato sulla conoscenza. L’analisi della composizione brevettale mostra che il portafoglio tecnologico del Piemonte è ancora dominato dai settori tradizionali, in controtendenza con quanto accade su scala mondiale. Ciò costituisce un elemento di debolezza, ma soprattutto rappresenta una cartina di tornasole della crisi industriale: la crisi di risultati innovativi detenuti sotto forma di diritti di proprietà intellettuale deve essere letta nel contesto di un’effettiva difficoltà del sistema industriale che inevitabilmente si traduce in una scarsa prestazione innovativa. Tale considerazione rappresenta un importante spunto di riflessione per elaborare linee di indirizzo politico, dal momento che appare chiaro il profondo legame co-evolutivo tra la dinamica della struttura industriale locale e la capacità del sistema di produrre conoscenza e innovazione, ma soprattutto quella di appropriarsi del valore economico ad esse associato.

L’analisi delle dinamiche innovative e di sviluppo locale dell’area piemontese e della Provincia di Torino attualmente disponibili offrono alcuni spunti di riflessione su possibili scenari che potrebbero delinearsi nei prossimi anni. Mentre da alcune parti si levano giudizi ottimisti, fondati sulla convinzione che il futuro del Piemonte risieda nella rivalutazione del suo tessuto industriale, una corrente di pensiero alternativa ritiene che Torino stia rapidamente smantellando la propria capacità scientifica e innovativa, ritrovandosi depauperata proprio di quegli enabling factors che l’avevano resa il motore di sviluppo dell’area circostante in passato.

Una rassegna dello stato di fatto sembrerebbe però delineare uno scenario intermedio. Da un lato, appare imprescindibile che lo sfruttamento e la traduzione in valore economico delle potenzialità del sistema locale di innovazione debba fondarsi anzitutto sul rilancio del sistema industriale. D’altro lato sarebbe illusorio immaginare che la rinascita del sistema locale possa avvenire senza un contestuale rafforzamento del sistema scientifico innovativo locale, che consenta alle imprese torinesi di confrontarsi con i mutati scenari competitivi internazionali.

In questa prospettiva, gioca un ruolo importante la capacità del sistema di generare e sostenere la nuova imprenditorialità tecnologica locale. Purtroppo, fino ad oggi, i dati disponibili testimoniano una grande sofferenza dell’area torinese. Il problema principale va rintracciato nella debolezza del sostegno finanziario all’innovazione, sia in termini di capitali privati sia in termini di finanza pubblica, ma anche in alcuni tratti socio-economici caratteristici dell’imprenditoria piemontese. L’incapacità di apportare capitali di rischio a sostegno della crescita di imprese high tech è riflessa perfettamente nei dati che mettono in evidenza come i buoni tassi di natalità di imprese nei parchi e negli incubatori siano però accompagnati da tassi di crescita estremamente deludenti e da elevata mortalità.

Certamente, una nota di contesto positiva è che Torino ha avviato un’importante iniziativa di distretto tecnologico, nell’ambito della quale sono avviate rilevanti iniziative di sostegno finanziario all’attività innovativa. L’iniziativa di distretto tecnologico, oltre ad agevolare la costituzione di alcune masse critiche di competenze tali da consentire all’area di competere almeno su scala europea, rappresenta anche una prova tangibile della volontà di diversificare le vocazioni tecnologiche locali e di specializzare gli investimenti in ricerca e capitale umano.

L’area metropolitana di Torino si sta avviando verso una diversificazione produttiva che rappresenta un importante segnale di volontà di riposizionare il sistema torinese su paradigmi tecnologici diversi da quello automobilistico e del suo indotto. Occorre però che vi sia un’adeguata consapevolezza che solo una operazione di sostegno al sistema industriale tradizionale, soprattutto finalizzata all’innalzamento della dimensione media delle imprese, insieme a un intervento strutturale finalizzato all’attrazione di capitali di rischio per l’innovazione, consentiranno di evitare il rischio che gli investimenti in formazione e ricerca si traducano semplicemente in una esportazione di competenze e risorse umane dal sistema torinese verso altre realtà nazionali e europee.

Stefano Boffo, Mario Calderini, Francesco Gagliardi
Politecnico di Torino e Istituto Superiore Mario Boella

 
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