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UNA LEVA PER LO SVILUPPO
Finanza e innovazione in Piemonte
 
 

Lo scenario evolutivo del territorio piemontese mostra che alcuni settori tradizionali dell’economia locale (automobile, tessile, tecnologia meccanica) stanno vivendo un periodo lungamente protratto di contrazione, mentre altri settori (telecomunicazioni, editoria) stanno progressivamente allontanando il proprio baricentro operativo dalla regione.

La crescita strutturale e dimensionale di un tessuto imprenditoriale basato sulle piccole e medie imprese è una delle strade con cui possono (e devono) emergere nuove grandi realtà. Fra le molte difficoltà con cui le imprese si scontrano in questo processo, ci sono anche la mancata disponibilità di strumenti finanziari a supporto della crescita e l’accesso difficile ai capitali. Una risposta efficace a questo tipo di problemi richiede di sviluppare una strategia di finanza basata su una pluralità di strumenti, per accompagnare l’impresa nelle diverse fasi della propria vita (venture capital per lo start-up e la crescita iniziale, fondi di buy-out e strumenti di corporate finance ed M&A per la maturità, fondi di turn-around per le fasi più critiche e di declino) rendendo più efficiente il rapporto fra imprenditoria e sistema bancario, agevolando così anche le operazioni di finanza ordinaria.

Numerose esperienze internazionali - primi fra tutti i casi di Israele e Grenoble - dimostrano l’importanza di una industria del venture capital per lo sviluppo dell’imprenditoria. Israele è oggi sede di numerose aziende high-tech, ma fino al 1992 aveva un’economia molto tradizionale, completamene assenti fondi di venture capital, mentre erano disponibili ottimi centri con sovvenzioni alla ricerca e all’industria militare. Il programma Yozma, lanciato dal Governo nel 1992 per agevolare la nascita di piccoli fondi di venture capital da 20-25 milioni, ha generato in dieci anni uno sviluppo impressionante, con 60 fondi attuali e oltre 20 miliardi di dollari investiti in 800 start-up high-tech. A fronte di questo risultato, il programma ha comportato uno sforzo finanziario limitatissimo (il 3% del budget annuale di ricerca), generando ricadute dirette per il Tesoro che ha partecipato ai ritorni altissimi di questi fondi.

Una caratteristica del venture capital israeliano, come quello californiano, è di essere smart money, cioè di investire nelle imprese nascenti non solo capitali, ma anche capacità manageriali, contatti, una rete per reclutare nuovi dirigenti a supporto della crescita. Un fenomeno analogo è accaduto a Grenoble, città di 300 mila abitanti con qualche grande industria e una buona università, quando, a metà degli anni Novanta, alcuni venture capitalist hanno iniziato a investire da Parigi in start-up locali, trasformandole in casi di successo quotati in borsa. Da allora, i venture capitalist frequentano Grenoble assiduamente e l’imprenditoria locale si è risvegliata: oggi la città, insieme a Parigi, è considerata tra le quindici che attirano maggiori fondi di venture capital in Europa. Il sistema bancario può dunque avere un ruolo centrale in termini di supporto alla crescita e all’operatività corrente dell’impresa.

Per rilanciare la competitività territoriale è del resto indispensabile favorire la mobilità delle risorse (umane, tecnologiche e finanziarie) dai settori in declino verso quelli in espansione, sviluppando mercati di capitali efficienti. Un ruolo complementare a quello venture capital che il sistema bancario può esercitare è l’attrazione e intermediazione dei flussi finanziari esteri, per canalizzare investimenti sul territorio. Si può ben capire che si tratta di una attività strategica se si osserva che, per Investimenti Diretti Esteri, l’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa, con 15 miliardi di euro investiti e flussi in entrata pari ad un terzo della Francia e un quarto del Regno Unito; un divario ancora più marcato se si confrontano le 115 operazioni realizzate in Italia, con le circa 800 chiuse in Francia e le oltre 500 in Germania nello stesso periodo. In ultimo, non va dimenticato che il settore finanziario, oltre ad essere un facilitatore dello sviluppo di altri settori industriali, è anche un settore con pari capacità di sviluppo autonomo, basti pensare alla ricchezza endogena creata in paesi come la Gran Bretagna, la Svizzera, il Lussemburgo. In questo senso, il Piemonte ha alcune carte da giocare come polo finanziario, in quanto sede di banche, società di assicurazione, fondazioni bancarie di assoluto rilievo, e, più recentemente, anche di fondi di venture capital (per esempio la finanziaria Piemontech e il costituendo fondo Alpinvestimenti) e di capitale di crescita tra i primissimi in Italia.

Claudio Giuliano
Fondazione Torino Wireless

 
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