contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  
 
 
 
Torino - 8 maggio 2006   english   help   contatti   mailing list
 
 
Piano Strategico 2
Tamtam
Editoria
Agenda
Rassegna Stampa
Piano Strategico 1
Piano Strategico 2
 
Home | tamtam | Archivio | Anno 2005 | 2005/2 | La governance della globalizzazione
 
LA GOVERNANCE DELLA GLOBALIZZAZIONE
Nuove dimensioni nelle politiche europee
 
 

La battuta d’arresto subita dalla Carta Costituzionale ha confermato che il territorio è la nuova dimensione della politica europea, l’elemento imprescindibile per lo sviluppo nella fase post-allargamento.

La globalizzazione dei sistemi economici, l’allargamento dell’Unione europea e la competizione sui mercati internazionali portano in primo piano il ruolo dei sistemi locali, dove la competitività-cooperazione degli attori può mobilitare risorse per raggiungere diversi obiettivi: quelli posti dalle politiche strutturali europee, quelli di crescita fissati a Goteborg e Lisbona, quelli che i sistemi locali si pongono per differenziare e qualificare la propria offerta (di investimenti, business, competenze) verso pubblici interni e internazionali. Spingere città e regioni a sostenere un ruolo più incisivo, responsabilizzandole nella gestione dei fondi strutturali e sul rilancio degli investimenti per ricerca, innovazione e formazione, è peraltro uno degli obiettivi del Commissario per le Politiche Regionali Jacques Barrot, a fronte di un panorama comunitario in cui la disparità di reddito fra le regioni è cresciuta 4 volte dopo l’allargamento. Sviluppo e riequilibrio regionale sono considerati obiettivi primari fin dagli albori dell’Europa comunitaria e dalla definizione delle politiche strutturali, dove col termine regione non ci si riferisce a un’entità istituzionale, ma ad aggregazioni di ambiti territoriali (macroregioni) individuati secondo alcuni parametri socio-economici. L’esercizio di riaggregazione per macroregioni ha portato storicamente a una prima modalità legata agli indicatori socio-economici, per cui sono state definite macroregioni zonizzate (la tipica classificazione in aree obiettivo) e individuate politiche di riequilibrio e coesione, con una cornice istituzionale nell’art.158 del Trattato e un braccio operativo nei Fondi Strutturali (a cui si sono aggiunti il Fondo di coesione, le politiche per le PMI, l’ambiente e la RST, le reti transeuropee e altri strumenti).

Nel 1989, la francese Datar ha introdotto un approccio diverso, partendo dalla concentrazione delle aree urbane: è stata così identificata una dorsale centrale europea, la macroregione più ricca e competitiva (Banana Blu) che va da Londra a Milano lungo l’asse del Reno; questa interseca a sud l’asse Sun Belt (Nord del Sud) che, da Barcellona, congiunge orizzontalmente l’Europa mediterranea con l’Est ed è caratterizzato da sviluppo dinamico e forte innovazione tecnologica. In contrasto con la precedente, si è fatta strada dopo Maastricht (1992) la classificazione del territorio come un puzzle di macroregioni a grappolo, che supera la gerarchia centro-periferia e privilegia le strutture policentriche, più simile alla visione degli Interreg e degli Urban (PIC) delle politiche strutturali (Kunzmann e Wegener,1993). Nel 1995, il Rapporto Europa 2000plus, basato sul Trattato di Maastricht e il Libro Bianco di Delors (1993), individua invece 8 macroregioni - Centro delle Capitali, Arco alpino, Diagonale continentale, nuovi Lander, Arco atlantico, regioni del Mare del Nord, regioni ultraperiferiche - basandosi sulla prossimità geografica e le relazioni di interdipendenza; contestualmente si affaccia l’esigenza di sviluppare reti tra città, per favorire lo sviluppo equilibrato e integrato dei sistemi urbani.

Per la prima volta si suggerisce l’adozione di una politica concertata a livello territoriale, tradotta, nel 1999, nel documento di indirizzo programmatico Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo (SSSE): suoi snodi sono l’interdipendenza (delle politiche settoriali, di governo), la cooperazione e l’incoraggiamento a costituire strutture, anche amministrative, comuni. Non più soggetto passivo, il territorio assume un ruolo strategico con i tre Rapporti sulla Coesione (2000-2004) e viene definito competitivo se è in grado di mantenere e rafforzare le condizioni ambientali e i fattori necessari per evolvere in maniera fisiologica. D’altra parte, le imprese acquisiscono competitività per le proprietà del territorio in cui sono inserite, quando le caratteristiche del luogo consentano di ottenere vantaggi rispetto a imprese insediate altrove. Le capacità localizzate rappresentano il mix di fattori specifici del territorio, non facilmente riproducibile, che comprende l’assetto istituzionale e le relazioni fra gli attori, le infrastrutture, la conoscenza, le risorse finanziarie. Le strategie per incrementare le dotazioni infrastrutturali e migliorare i fattori di attrazione determinano il differenziale di capacità competitiva, quindi la possibilità di posizionare un territorio sui mercati internazionali.

Per queste ragioni è importante che le attività di animazione economica finalizzate a costruire interazioni permanenti tra istituzioni, accademia, impresa e finanza, sviluppino poli di competenza e specializzazione, a livello regionale e sovraregionale, perché la globalizzazione impone risposte di scala.

Paola Elia Morris
Consulente UE-DG Relazioni Esterne Progetto Euro - MED Anima
_______________________________________________________________________

FUSIONE AEM-AMGA
Intervista a Paolo Peveraro - Assessore al Bilancio, Comune di Torino

Che motivi alla base dell’accordo tra le ex municipalizzate di Torino e Genova?
La decisione di verificare la fattibilità della fusione, fra l’azienda che produce e distribuisce energia a Torino e quella che distribuisce e vende gas e servizi idrici a Genova, nasce da una scelta strategica di sviluppo. Una scelta di fatto obbligata dall’aumento di scala che interessa il settore delle utilities in Italia, in cui noi volevamo giocare un ruolo da protagonisti, con un progetto basato sulla complementarietà fra le due aziende. La collaborazione, in realtà, è già stata positivamente testata con l’acquisizione di Sap, l’azienda delle acque potabili appartenuta a Italgas, il cui capitale è posseduto, al 50%, da Smat e Amga. L’accordo che stiamo chiudendo ci consentirà di raggiungere la dimensione adeguata a un mercato in forte espansione, divenendo la 30a azienda italiana per capitale quotata in borsa. Ma questo è soltanto il primo tassello di un piano di sviluppo più ambizioso.
Qual è l’obiettivo di lungo periodo?
Stiamo lavorando a un network italiano di utilities per la gestione di servizi pubblici locali, soprattutto del Nord-Ovest e lungo l’arco del Tirreno. Si tratterebbe di un attore con le dimensioni giuste per competere sul mercato internazionale, una società con un forte carattere di managerialità, posta sotto il controllo degli enti locali e dunque costituzionalmente attenta non soltanto al risultato economico, ma anche alla qualità del servizio. Il semplice fatto di presentarsi al mercato come interlocutore unico, in grado di offrire un ampio ventaglio di servizi, rende un soggetto come questo molto competitivo.
Come si spiega questa nuova modalità imprenditoriale dei Comuni?
Si tratta di un processo avviato con la trasformazione in Spa delle ex municipalizzate. Il punto è che i Comuni non hanno più le risorse per sostenere, da soli, piani di sviluppo in grado di dare solidità a queste aziende. È poi ben certo che il movente imprenditoriale si intreccia con quello del territorio: al cuore del piano industriale Aem-Amga, dove la nuova società avrà sede a Torino, c’è la convinzione di costruire una vera opportunità di sviluppo per la città, tant’è vero che non prevediamo alcuna riduzione di personale, semmai un rilancio.

ALTA SCUOLA POLITECNICA
Intervista a Roberto Verganti - Direttore della Scuola

Quali i motivi dell’alleanza fra i Politecnici di Torino e Milano?
L’Alta Scuola Politecnica è nata con una decisa vocazione internazionale per attrarre e formare talenti.Un simile progetto ha bisogno di grandi risorse umane e materiali, per questo è stata fondamentale la collaborazione fra i due Politecnici. Del resto, in un contesto sempre più chiaramente transnazionale, è necessario superare la dimensione cittadina o strettamente locale, ponendosi in un’ottica più ampia di collaborazione e sinergia che consenta un reale rafforzamento della competitività.
Che legame ha la Scuola con il territorio?
Strettissimo. L’obiettivo è rafforzare la competitività dell’area proprio attraverso la formazione di una comunità scientifica internazionale di altissimo livello, che operi sul territorio e sia in grado di esprimere eccellenze. L’Alta Scuola Politecnica è nata con l’appoggio del Miur, ma soprattutto con la collaborazione attiva delle principali imprese e dei soggetti istituzionali - sono già stati coinvolti Ibm, Solvay, il Centro Ricerche Fiat, il Castello di Rivoli e la Triennale di Milano - che contribuiscono a definire gli obiettivi della Scuola e la sua organizzazione. Questa collaborazione riguarda direttamente anche l’attività formativa: il percorso degli studenti comprende attività progettuali da svolgere in impresa e nelle istituzioni.
Cos’hanno in più gli studenti della Scuola?
Il focus dell’attività formativa è l’interdisciplinarietà. Gli studenti devono essere in grando di comprendere e analizzare il fenomeno innovativo collocandolo in un contesto più ampio, considerandolo non un puro fatto tecnico, ma un fenomeno da interpretare in relazione al contesto socio-culturale. Si tratta di competenze non direttamente legate alla tradizionale cultura ingegneristica e tuttavia necessarie per gestire processi complessi e multidisciplinari che coinvolgono una pluralità di soggetti, con competenze e obiettivi diversi.

 
 © Torino Internazionale 2006