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Home | tamtam | Archivio | Anno 2005 | 2005/2 | Un patrimonio insospettato
 
UN PATRIMONIO INSOSPETTATO
I musei scientifici universitari
 
 

Solo recentemente le Università italiane hanno preso piena coscienza dell’importanza del patrimonio in beni culturali scientifici conservato presso i propri musei, a lungo trascurati benché rappresentino efficaci strumenti di conoscenza e la testimonianza materiale di prestigiose tradizioni culturali.

Il patrimonio rappresentato dalle collezioni scientifiche degli atenei italiani è rilevante: un’indagine svolta nel 1980 ha stabilito che le raccolte universitarie erano quell’anno distribuite in 98 musei e in 23 orti botanici. Il fatto che molti ambienti culturali si siano resi conto con ritardo dell’importanza scientifica e storica di questo patrimonio è stato fonte di gravi guasti, poiché spesso, in particolare negli anni Sessanta e Settanta, queste realtà sono state considerate depositi di collezioni scientificamente obsolete, utilizzabili tutt’al più per scopi didattici. Tuttavia il problema non è solo italiano: all’istituzione di una Commissione Musei, nell’ambito della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, creata nel 1999 per formulare proposte di tutela e valorizzazione, ha corrisposto, all’interno dell’International Council of Museums, la formalizzazione di un Committee for University Museums and Collections che si è riunito per la prima volta a Barcellona nel 2001.

In realtà, un museo universitario costituisce un efficace (anche se generalmente poco sfruttato) mezzo di diffusione di conoscenze scientifiche; inoltre, nella società contemporanea, sempre più dipendente dalla scienza e dalla tecnologia, ma in cui paradossalmente tra i giovani si registra un calo di propensione alla formazione scientifica, esso può costituire un forte stimolo alla curiosità, da cui può nascere un interesse puntuale. Infine, la componente storico-scientifica, in genere presente nelle collezioni universitarie, offre l’opportunità di ridurre quellla distanza tra cultura scientifica e cultura umanistica che ha caratterizzato, in Italia più che altrove, il XX secolo.

Due anime convivono dunque nei musei universitari: quella originaria, tesa alla didattica e alla ricerca scientifica, e quella acquisita, connessa al prestigio di un patrimonio in beni culturali. Collezioni di preparati, modelli e strumenti, arredi museali e di laboratorio, ambienti espositivi, fondi archivistici, fotografici e librari, opere d’arte celebrative costituiscono un ventaglio di tipologie di beni culturali di diversa natura e funzione, tra loro strettamente correlati. Ad essi, quando ci è pervenuto un allestimento storico, si somma il bene immateriale costituito dalla museografia del passato che può talvolta rivestire un valore preminente. Questo patrimonio ci racconta una storia che, per il Settecento e l’Ottocento - epoca in cui sono state create le grandi collezioni - è preminentemente europea e riguarda i modi con cui è stato costruito e trasmesso il sapere scientifico nelle Università, i cui musei conservano le testimonianze materiali di questa avventura del pensiero.

La storia dei musei dell’Ateneo torinese ripete, nei suoi aspetti essenziali, quella di altre istituzioni museali universitarie nate in Europa nel Settecento, sviluppate nel corso dell’Ottocento, vittime di una graduale indifferenza nel Novecento, oggetto di progetti di recupero e valorizzazione solo negli ultimi decenni. Nel 1978, è significativo che il secondo congresso dell’Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, nata sei anni prima, si sia svolto proprio a Torino, città emblematica per la ricchezza delle collezioni e la criticità della loro condizione. Nello stesso anno viene anche istituito il Museo Regionale di Scienze Naturali, con ampi spazi all’interno del palazzo dell’Ospedale San Giovanni, a cui sono affidate le collezioni dei Musei di Zoologia e Anatomia comparata, di Geologia e Paleontologia e di Mineralogia. Con questa azione ha inizio una nuova fase nella vita delle collezioni universitarie torinesi, in cui la collaborazione con gli enti locali rende disponibili importanti risorse umane e finanziarie.

Nel 1997, grazie al sostegno del Comune di Torino, anche l’Orto Botanico può sviluppare un progetto di valorizzazione divenendo fruibile. Infine, nel 2000, una nuova convenzione tra Regione e Università consente di reperire spazi e risorse per il progetto di un Museo dell’Uomo, nella sede del palazzo di fine Ottocento in cui già si trova il Museo di Anatomia Umana. Il restauro di quest’ultimo, avviato nel 2003 e ora in fase conclusiva, procede contemporaneamente ai lavori per il riallestimento, nello stesso edificio, del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”.

Giacomo Giacobini
Progetto Museo dell’Uomo, Università di Torino

MUSEO DI ANATOMIA UMANA
corso Massimo d´Azeglio 52
www.torinoscienza.it/anatomia - www.museounito.it/anatomia
Il Museo di Anatomia Umana, fondato nel 1739, oggi è in fase conclusiva di restauro. Dall’autunno 2005, offrirà al pubblico la possibilità di osservare, in locali e con allestimenti di fine Ottocento, collezioni composte da preparati anatomici e strumenti, ma anche modelli in cera, cartapesta, legno e avorio, olii su tela e busti in marmo, testimoniando gli stretti legami tra arte e scienza che hanno contrassegnato la tradizione degli studi anatomici. Insieme al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” e al Museo della Frutta, fa parte di un nuovo polo museale della città, in via di sviluppo nello storico Palazzo degli Istituti Anatomici dell’Università di Torino.

Gli scatti realizzati per tamtam 2005/2 al Museo di Anatomia Umana di Torino sono il modo di shot di presentare una ricca collezione che, oltre a reperti di inestimabile valore scientifico, comprende vere e proprie opere d’arte. Questa storia fotografica è pubblicata non con intento documentaristico, piuttosto perché il Museo che parla dell’uomo è la metafora stessa della società della conoscenza.

 
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