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L'ESPRESSIVITA' DEL CARATTERE
La tradizione tipografica in Piemonte
 
 

La stampa a caratteri mobili arriva in Italia da Magonza nel 1465. Sulle rotte promettenti del Rinascimento, il nuovo sistema trova a Venezia le condizioni per uno sviluppo fulmineo e da qui si diffonde nel resto d’Italia, in Francia e nel mondo.

In Piemonte i primi libri vengono stampati a Savigliano nel 1470 e a Mondovì nel 1472, quasi contemporaneamente a Parigi e a Londra. La precocità del Piemonte è rafforzata dall’interesse dei Savoia che attirano i migliori stampatori e incisori e istituiscono a Torino la Stamperia Reale nel 1731. Inoltre in Piemonte si fabbrica ottima carta su committenze anche dalla Germania. Il più celebre fra gli stampatori piemontesi è certamente Giovambattista Bodoni, nato a Saluzzo nel 1740 e figlio d’arte. Anche se la sua vita, interamente dedicata alla stampa, al disegno dei caratteri e a quello che oggi potremmo chiamare il design del libro - Bodoni è passato alla storia anche per le innovazioni introdotte nell’architettura della pagina - trascorre in realtà a Parma, il suo successo come tipografo risente fortemente di una formazione giovanile del tutto speciale.

Nel 1813, anno della sua morte, Bodoni ha inciso 270 caratteri differenti - parecchi esotici - 55.000 matrici e stampato 1.140 edizioni. Giovambattista Bodoni è in qualche modo l’alfa e l’omega della tipografia italiana che, per tutto l’Ottocento, conosce una profonda crisi progettuale e produttiva, nonostante il periodo segni una profondissima trasformazione in campi contigui. Il nuovo assetto politico, con Torino capitale, genera un brulicare di iniziative: nascono i giornali, gli imballaggi, la pubblicità e si consolidano case editrici destinate a prosperare fino ai giorni nostri. Le biblioteche, avviate con importanti fondi dai Savoia, si organizzano in spazi adeguati, e prende corpo la singolare opera missionaria di Don Bosco che avvia i suoi trovatelli al lavoro tipografico. Verso fine Ottocento nasce, prima in Italia, la Regia Scuola Tipografica e, tra le fabbriche che si moltiplicano nel settore meccanico, si mette in luce la Società Nebiolo che fornisce oltre alle macchine per la stampa anche i caratteri. È edita dalla Nebiolo la rivista Archivio Tipografico che, nei primi del Novecento, diviene un veicolo della ricerca (fra i nomi più noti del periodo ci sono Raffaello Bertieri, Giuseppe Isidoro Arneudo, Dalmazzo Gianolio, Carlo Frassinelli); è la stessa Nebiolo a istituzionalizzare questa rinascita aprendo uno studio interno dedicato esclusivamente alla progettazione dei caratteri. Lo studio è diretto prima da Alessandro Butti e in seguito da Aldo Novarese che disegna oltre 150 alfabeti, salendo al primo posto nella graduatoria mondiale; con la chiusura della Nebiolo, nel 1978, Novarese è conteso come designer dai colossi dell’informatica di tutto il mondo, ma non lascia eredi professionali. L’ultimo esempio moderno di applicazione profonda delle possibilità intrinseche nel progetto grafico e tipografico è forse quello della Olivetti che, nella seconda metà del Novecento diviene un modello riconosciuto in tutto il mondo, non soltanto per la ricerca nel campo del design industriale, ma anche per aver coinvolto nella comunicazione designer come Giovanni Pintori, artefice dell’immagine e del lettering, Marcello Nizzoli, proveniente dal Futurismo, Xanti Schawinsky, ex maestro del Bauhaus, e il poeta visivo Bruno Munari.

In Piemonte la cultura del design tipografico è dunque ben radicata, tuttavia oggi i professionisti del settore scontano una certa debolezza, dovuta soprattutto a una grave carenza di formazione che, fra l’altro, non li mette in grado di fertilizzare i nuovi mezzi, come per esempio Internet, con una metodologia di lavoro consolidata da una secolare esperienza. Quando si parla di caratteri tipografici, bisogna sapere che essi sono una sorta di piccola architettura che contribuisce in modo determinante al progetto grafico, coniugando esigenze diverse: novità e tradizione, leggibilità e espressività. Potremmo dire che un buon carattere è espressivo nel senso che conferisce una forma esteriore alla parola, oltre a garantire la lettura del suo significato. In questo senso il carattere può connotare fortemente un progetto grafico, un messaggio e dunque un’idea.

Piero De Macchi
Typedesigner

 
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