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A MISURA D'UOMO
Ergonomia, nuove tecnologie e qualitŕ della vita
 
 

I cambiamenti sociali e culturali che attraversano la società sono profondamente influenzati, quando non determinati, dall’innovazione tecnologica.

La rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni ha comportato ricadute significative sullo stile di vita e sulle abitudini quotidiane e di lavoro; il tasso di innovazione tecnologica di un paese è divenuto un indicatore talmente importante da essere considerato uno dei principali indici del suo stato di salute. In questo contesto di sviluppo, l’ergonomia cognitiva porta un contributo specifico alla progettazione di strumenti tecnologicamente evoluti, mediante lo studio dell’interazione dei processi conoscitivi dell’individuo con l’ambiente e gli oggetti che lo circondano.

L’adattamento di prodotti e servizi all’uomo - non viceversa - è il concetto fulcro intorno a cui l’ergonomia ha incentrato il paradigma che la contraddistingue. Come altre discipline, l’ergonomia elegge ad oggetto di studio l’uomo, ma ciò che la differenzia è l’oggetto d’intervento, rivolto a tutto ciò che intorno all’uomo ruota (ambienti, strumenti, attività, processi) allo scopo di adattarlo alle caratteristiche percettive, cognitive, emotive, sociali, culturali dell’uomo stesso. Quando si decide di estendere la fruizione di prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico da nicchie di specialisti a un’utenza allargata, emerge la necessità di rendere le interfacce d’uso chiare, intuitive, efficaci, capaci di semplificare l’attività umana, in una parola di rendere le tecnologie usabili. Potenziare l’usabilità di una nuova tecnologia, oltre a facilitarne l’utilizzo, riduce significativamente la possibilità di commettere errori particolarmente pericolosi nei settori in cui l’uso corretto dei sistemi informatici è strettamente correlato alla possibilità di preservare vite umane (si pensi alle apparecchiature medicali o ai sistemi di controllo del traffico aereo).

Adottare un approccio ergonomico significa mettere al centro del progetto l’utente reale, considerato nella sua concretezza e nei contesti specifici nei quali inter-agisce. Alla base di molte soluzioni tecnologiche che non funzionano vi è una progettazione finalizzata alla soddisfazione di un utente “medio”, con capacità, esigenze e obiettivi “medi” che, di fatto, non esistono nella realtà. Al contrario, l’intervento ergonomico si basa sulla partecipazione attiva sia degli utilizzatori finali, in tutte le fasi del processo di design (dall’ideazione alla prototipazione, fino al lancio sul mercato) sia dell’ergonomo, chiamato a immergersi nel contesto per svilupparne una conoscenza diretta e dunque non soltanto riferita. Questo stesso approccio è stato adottato, a Torino, dall’Istituto Superiore Mario Boella che ha formato gruppi di lavoro multidisciplinari composti da ingegneri, informatici e esperti di fattori umani e di interazione con le nuove tecnologie. L’idea alla base di questa scelta è che la tecnologia da sola non basti a costruire un servizio efficace e innovativo, ma che debba rispondere alle reali esigenze delle persone.

Gli ambiti di ricerca sono numerosi e vanno dalle tecnologie indossabili ai servizi su base tecnologica rivolti alle persone anziane, dai servizi legati alla mobilità ai nuovi media e al Web. Internet è forse il contesto in cui gli strumenti e i metodi dell’ergonomia si sono maggiormente diffusi: l’attenzione rivolta all’usabilità dei siti ha messo presto in evidenza l’importanza di una progettazione che rispetti le caratteristiche dei fruitori finali. La naturale evoluzione di questa tematica è l’accessibilità del Web. In quest’ambito la Legge n.4 del 9 gennaio 2004 (Disposizioni per favorire l´accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici) ha contribuito a superare l’approccio tecnologico al problema, attribuendo all’ergonomo specifici compiti di valutazione. Si tratta di un caso che ha valore al di là dello specifico argomento, perché ha mosso un primo concreto passo nella direzione di altri obiettivi ambiziosi: migliorare la qualità della vita delle persone nel loro ambiente di vita e di lavoro, aumentare la sicurezza, favorire l’accesso alle risorse della società dell’informazione, superare il divario digitale.
A monte, si tratta di diffondere una cultura progettuale nuova, incentrata sulla conoscenza concreta degli utenti.

Frisiello-Casucci
Istituto Superiore Mario Boella
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ESPLORAZIONE SPAZIALE
Intervista a Ernesto Vallerani - Educational Project Manager

Qual è l’obiettivo del master e che tipo di figure forma?
L’obiettivo del master in Space Exploration and Development Systems è formare un gruppo di tecnici specializzati nelle problematiche connesse all’esplorazione dello Spazio, che si prospetta come una delle attività più impegnative del settore nei prossimi anni. La formazione è pertanto multidisciplinare e mirata a sottolineare gli aspetti sistemistici alla base delle future soluzioni tecniche. Ne risulteranno tecnici preparati per affrontare gli studi e le realizzazioni che ci si augura saranno effettuate nei prossimi anni, grazie al coinvolgimento dell’Europa spaziale nell’iniziativa americana dell’exploration. La natura internazionale del master, che impegna oltre a Torino anche le realtà accademiche e industriali di Brema e Tolosa, permetterà di formare una classe di professionisti preparati a operare nel più ampio contesto europeo.
Che relazione c’è fra il master e l’industria aerospaziale torinese?
Il master è nato per iniziativa del Politecnico e del comparto industriale spaziale operante nella città. Il legame con l’industria torinese, in particolare con Alcatel Alenia Space, è quindi molto stretto, in quanto è proprio dalla combinazione di aspetti accademici e industriali che nasce l’opportunità per consentire la preparazione specifica che verrà effettuata. Torino ha peraltro una lunga e comprovata tradizione industriale nell’ambito della realizzazione delle infrastrutture spaziali, in particolare di quelle destinate a supportare l’uomo in orbita, che sono alla base delle realizzazioni delle basi lunari e, in futuro, di quelle su Marte. Perché questo master è importante? Il master consente di acquisire, in solo 14 mesi, conoscenze sistemistiche specializzate che, operando direttamente nel mondo del lavoro, si acquisiscono generalmente in tempi molto più lunghi. Inoltre il master permetterà di realizzare a Torino, attraverso una convergenza di interessi fra mondo accademico e mondo industriale, le condizioni per la crescita di una scuola altamente specializzata nelle molteplici problematiche connesse allo sviluppo e all’esplorazione dello spazio.

SISTEMI INDUSTRIALI APERTI
Intervista a Luigi Bistagnino - Direttore

Qual è il modello didattico del master?
Lo scopo del master è preparare laureati con background culturali diversi, mettendoli in grado di navigare attraverso scienza, tecnologia, psicologia, storia ed arte, combinando funzionalità con espressione formale. La scuola può accogliere ogni anno 50 studenti che si impegneranno su corsi che combinano teoria e pratica e sono organizzati secondo una struttura trasversale alle discipline. Sono inoltre previsti viaggi di studio per approfondire il funzionamento degli ecosistemi: dai deserti costieri della Namibia alle regioni montuose andine in America Latina, dalla tundra scandinava ai biosistemi integrati delle Fiji, dai cementifici riconvertiti del Giappone ai sistemi di trattamento delle acque da parte dei nativi americani. Prerogativa del master è la possibilità di accedere alla rete dei consulenti scientifici collegati a Zeri (Zero Emissione Research and Initiatives) e alla banca dati dei progetti avviati in tutto il mondo.
Che idea c’è alla base?
La consapevolezza che è giunto il momento di ridiscutere i fondamenti stessi del design, indirizzandolo verso un’etica attenta alla qualità della vita che renda più consapevole chi è coinvolto nella progettazione e produzione di manufatti. Siamo stati capaci di creare un’amplissima gamma di prodotti d’ogni sorta, la prossima sfida è l’arricchimento culturale dei designer per metterli in grado di lavorare alla progettazione di sistemi aperti.
Cos’è un sistema aperto?
Alla base di un sistema aperto c’è un cambiamento nel concetto di industria: allontanandosi dai modelli lineari in cui a ogni prodotto corrisponde uno scarto, l’industria che opera nei sistemi aperti considera gli scarti come materiali utili ad avviare altri cicli produttivi. Uno studio sviluppato dal nostro gruppo di ricerca, per esempio, dimostra che con gli scarti di un macello si possono coltivare alghe, produrre energia, allevare pesci. Si possono dunque costruire aziende competitive che impiegano l’innovazione per imitare i cicli sostenibili della natura, tuttavia la chiave del successo di questi modelli sta nel preparare una nuova generazione di progettisti, capaci di un approccio non specialistico, ma trasversale e multidisciplinare.

 
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