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LE OPPORTUNITA' DEL SISTEMA
Progetto urbano e Piano Strategico
 
 

La nascita dell’Urban Center Metropolitano, alla fine del 2005, è strettamente connessa alle problematiche emergenti all’interno dell’area metropolitana torinese.

La costituzione di questa nuova struttura presso Torino Internazionale, dopo alcuni anni di sperimentazione con OfficinaCittàTorino, è quindi funzionale non soltanto in rapporto agli obiettivi - tipici degli Urban Center - di promozione delle pratiche di qualità nei processi di modificazione della città, ma anche rispetto all’accompagnamento delle azioni previste dal Piano Strategico.

Specialmente su un punto, al di là di quelli di natura più tradizionale (informare sulle trasformazioni urbane, mettere in rete conoscenze, monitorare progetti), l’Ucm può infatti candidarsi a diventare un soggetto con valenze innovative: essere un luogo dove i differenti attori che costituiscono l’area metropolitana possano mettere a punto, in maniera condivisa, strategie e progettualità fisiche in un’ottica di qualificazione e valorizzazione del territorio torinese.

Obiettivo indubbiamente ambizioso, specie se si considerano le criticità del quadro esistente, dove la mancanza di un’entità intermedia tra le singole realtà municipali e i livelli superiori di governo locale rappresenta una peculiarità storica (e un limite) del caso italiano. Il problema è che, a presentarsi in ordine sparso di fronte ai grandi progetti che coinvolgono l’area metropolitana, le conflittualità e la frammentazione presenti all’interno del sistema decisionale locale si ripercuotono sulla qualità complessiva delle trasformazioni, dove per qualità si intende non soltanto la componente estetico-formale delle modificazioni, ma specialmente il grado di integrazione tra i differenti piani che compongono i progetti.

Capita così che l’appello alla competitività complessiva del sistema locale si risolva spesso in una competizione tra i differenti soggetti locali, che l’assenza di un quadro di decisionalità condivise si traduca in un processo di riduzione delle valenze insite nei progetti di trasformazione: si tende a ragionare essenzialmente (e molte volte ciò è già non facile) in termini di localizzazioni, di funzioni, di dotazioni, perdendo di vista le opportunità più vaste offerte dall’insieme e dall’intreccio delle progettualità.

Un esempio di questi rischi, ma anche delle opportunità, è dato dall’agenda dei progetti che toccheranno nei prossimi anni l’area metropolitana. Si pensi al quadrante Ovest: il modo con cui il treno ad Alta Capacità entrerà nella conurbazione torinese, il corridoio multimodale di corso Marche, Mirafiori, il termovalorizzatore, i campus universitari, la zona di Campo Volo, e ancora il progetto dei grandi parchi periurbani, la riqualificazione di corso Francia, la possibile estensione verso Rivalta dei processi di riuso delle aree industriali dismesse, il destino delle piattaforme logistiche esistenti in relazione ai collegamenti internazionali. È uno scenario che consente di immaginare nuove configurazioni e immagini fisiche della città, capaci di massimizzare gli esiti in termini sia di competitività sia di qualità dell’abitare, a condizione però che non si continui a ragionare in modo settoriale, per contrapposizioni verticali e orizzontali, per progettualità separate dall’intorno e tra loro.

A questo proposito è importante mettere in campo un’operazione di visualizzazione, prefigurazione e implementazione delle trasformazioni, in grado di fare comprendere a tutti i soggetti coinvolti le opportunità offerte da un’ottica sistemica. Opportunità che diversi attori dell’area metropolitana iniziano a cogliere, muovendosi - come si è visto in alcuni progetti recenti - lungo percorsi di cooperazione volontaria. In questa opera di prefigurazione, di costruzione di scenari fisici attraverso cui valutare le ricadute complessive dei progetti, l’Ucm può forse giocare un ruolo importante. Tale ottica non deve essere vista in contrapposizione rispetto al quadro della pianificazione di area vasta, semmai come un elemento di arricchimento, capace di coniugare la grande scala dei progetti con la qualità puntuale delle trasformazioni. Ma non solo: riuscire a portare intorno a un tavolo attori e soggetti diversi della scena metropolitana, per parlare insieme delle potenzialità delle trasformazioni, significa anche costruire, a partire dalle cose concrete, forme propositive di governance. Un obiettivo fondamentale sia per Torino Internazionale, sia per il nuovo Urban Center Metropolitano.

Antonio De Rossi
Vicedirettore dell’Urban Center Metropolitano

www.urbancenter.to.it

 
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