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TORINO COME LES HALLES
L’architettura partecipata
 
 

In questi anni di trasformazioni e rinnovamento per tante città italiane, si pone spesso un problema di consenso sulla realizzazione delle opere.

A Torino, per esempio, il piazzale Valdo Fusi e il cosiddetto Pala-Fuksas stanno suscitando un vivace dibattito in merito alla qualità progettuale, funzionalità e capacità di adattarsi ai contesti urbanistici e architettonici di riferimento. Spesso la critica finisce per investire esclusivamente i progettisti, senza considerare gli estensori dei bandi di concorso o le giurie che redigono le graduatorie e stabiliscono i vincitori. Fra gli aspetti meno considerati vi è la sensibilizzazione della cittadinanza: le amministrazioni pubbliche non sempre si preoccupano di rendere partecipi i cittadini delle grandi trasformazioni delle città, mentre gli organi di informazione si limitano spesso a servizi di prammatica durante i concorsi e le fasi realizzative, salvo poi dare grande enfasi alle critiche successive.

E´ tuttavia noto che attività di coinvolgimento continuo e ben strutturato dei cittadini favoriscono la diffusione di una miglior cultura architettonica e urbanistica, e dunque una miglior comprensione delle singole opere. Su questo modo di agire vi sono diverse esperienze interessanti all’estero; nella letteratura vengono citati i casi dei concorsi del World Trade Center (New York) o di Les Halles (Parigi) in cui la partecipazione dei cittadini nell’iter progettuale è stata molto attiva. Nel caso di New York è stata composta una giuria mista che univa rappresentanti istituzionali - del mondo della cultura, del Sindaco e del Governatore - e comuni cittadini; questa giuria ha definito le linee guida per la progettazione e selezionato il vincitore del concorso attraverso un processo in due fasi: nella prima, oltre 13 mila architetti hanno presentato progetti di massima; nella seconda, gli otto progetti finalisti si sono contrapposti in un vero e proprio concorso. Oltre a far parte della giuria, i cittadini sono stati invitati a sessioni aperte, per esprimere pareri su come il progetto vincitore avrebbe dovuto interpretare le linee guida.

Nel caso di Les Halles la partecipazione è stata garantita sia attraverso incontri periodici con diverse associazioni di cittadini, durante tutte le fasi del concorso, sia mostrando al pubblico i quattro progetti finalisti e sollecitando a inviare commenti attraverso postazioni interattive distribuite su 20 arrondissment parigini.

Anche Torino ha avuto nel recente passato esperienze di architettura partecipata - ne è un esempio il Progetto Periferie - anche se in questi casi la condivisione è stata molto più focalizzata sulla raccolta delle esigenze di fruibilità delle opere che sulla qualità delle proposte architettoniche. È proprio partendo da queste considerazioni, e dall’analisi delle principali esperienze estere, che è nata l’idea del Comitato Valdo Fusi che si propone di fornire un contributo progettuale per l’omonimo piazzale di Torino, ma soprattutto di offrire alla città una procedura nuova, integralmente partecipata: nel 2008, quando Torino ospiterà il Congresso mondiale degli architetti, sarebbe ambizione del Comitato proporre in quella sede un case-study tutto italiano o, meglio, tutto torinese.

La procedura concorsuale prevede di selezionare 20 architetti e paesaggisti di livello internazionale, ai quali è richiesto di inviare un book di presentazione con il proprio curriculum e le principali opere realizzate. I cittadini, insieme a una giuria tecnica, vengono invitati a valutare questi book in via telematica sul sito del Comitato, esprimendo una preferenza: i quattro professionisti più votati vengono invitati a Torino per visionare le aree di intervento - non soltanto piazzale Valdo Fusi, ma anche le aree limitrofe piazza Carlina e Aiuola Balbo - e presentare, nell’ambito di conferenze pubbliche, il proprio lavoro e i primi spunti progettuali elaborati in situ, come fossero pensieri di Juvarriana memoria. Con la seconda fase della gara, gli stessi progettisti tornano a Torino per illustrare, di nuovo nell’ambito di un evento pubblico, le idee progettuali rifinite anche sulla base delle esigenze espresse dai cittadini durante una fase di ascolto preliminare.

In quella sede, una giuria tecnica composta da un gruppo selezionato di accademici, architetti e protagonisti della cultura torinese, insieme alla cittadinanza, vota l’idea migliore e seleziona il professionista a cui viene affidato l’incarico di completare il progetto.

comitato Valdo Fusi
(Elena Caffarena, Emanuele Chieli, Mario Comba, Carlo Ratti, Edoardo Riccio)

www.valdofusi.it

 
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