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SCENARI PER LE COSTRUZIONI
Il rapporto Cresme
 
 

Per il terzo anno consecutivo il Cresme ha presentato a Torino il rapporto sul mercato delle costruzioni, consolidando una relazione virtuosa tra ricerca e marketing territoriale.

Dopo anni di presenza stabile a Milano, capitale della produzione edilizia, e un’esperienza importante a Bologna in apertura del Saie, la principale manifestazione fieristica dell’edilizia, nel 2003 la scelta è caduta su Torino che nel frattempo era divenuta un vero e proprio laboratorio della trasformazione urbana, intorno a cui si concentrava un dinamismo produttivo che interessava tutti i comparti delle costruzioni, dal residenziale alle infrastrutture, dal recupero all’edilizia pubblica.

Il 2003 è stato l’anno di Torino e del Piemonte per valore degli investimenti, per dimensione delle opere, per complessità e varietà dei progetti, per presenza delle maggiori imprese edili italiane e per ricchezza delle proposte architettoniche. Così è nata la partnership tra il Cresme e la Città di Torino, un’esperienza ricca di risultati che si è prolungata per tre anni, abbinando al ‹Rapporto Cresme› iniziative che consentissero agli oltre cento manager pubblici e privati presenti al seminario di presentazione di entrare in relazione con i processi di trasformazione della città.

In questi tre anni, man mano che la città presentava il suo nuovo volto, evidenziando i risultati del cambiamento profondo del tessuto e delle funzionalità urbane, anche lo scenario complessivo del mercato edilizio è mutato, richiedendo di aggiungere nuovi elementi sul piano della lettura dei processi. Man mano che i motori della locomotiva edilizia si sono andati spegnendo - prima il recupero, poi la nuova edilizia non residenziale per effetto delle Leggi Tremonti - è cresciuto il dinamismo del mercato immobiliare, la febbre dell’investimento abitativo che ha caratterizzato molti Paesi e che nel nostro ha assunto la forma di una vera e propria esplosione.

Di fronte a questa evoluzione è divenuto importante spostare l’attenzione dai fattori economici a quelli tecnologici, da un lato sottolineare la forte patrimonializzazione dell’economia italiana, dall’altro invitare l’élite delle costruzioni a riflettere sui fattori in grado di condizionare maggiormente il mercato nei prossimi anni, incominciando dalle diverse tipologie di innovazione.

Così nel 2005 l’elemento che ha dato valore aggiunto alla presenza del Cresme a Torino è stato aver proposto alla community italiana delle costruzioni di incrociare l’analisi economica di mercato con le prospettive della ricerca e dell’innovazione. Sia sul fronte del processo e dell’organizzazione della produzione - intesa come applicazione di tecnologie informatiche e di strumenti di gestione innovativi, dal progetto all’organizzazione del cantiere, fino alla gestione delle risorse - sia sul fronte dei prodotti, le esperienze internazionali del Vtt finlandese e del Crc australiano hanno evidenziato grandi potenzialità per un settore tradizionalmente restio ad investire in innovazione. Dello stesso segno è stato l’intervento di Carlo Olmo, incentrato sull’importanza di fare un salto culturale per spostare risorse verso l’innovazione e far crescere la collaborazione tra mondo della ricerca e mondo della produzione e delle costruzioni.

Lo scenario che emerge dall’attuale fase del mercato, del resto, sembra destinato a favorire un processo di maggiore attenzione alla qualità e alla selezione.
La tendenza al rallentamento e, in prospettiva, la contrazione degli investimenti in edilizia, soprattutto nel settore delle opere pubbliche che sembrano aver esaurito, in assenza di un coinvolgimento di risorse private, la funzione di spinta, avranno l’effetto di ridisegnare gli equilibri tra domanda e offerta, e premieranno chi saprà posizionarsi su un mercato più selettivo, contenendo i costi e elevando al tempo stesso la qualità del prodotto finito.

Nel nuovo quadro competitivo tra imprese, tra sistemi e tra aree urbane e territoriali, Torino e la sua provincia sembrano anticipare alcuni processi, come il rallentamento degli scambi immobiliari e la contrazione dei prezzi, così come il mercato delle opere pubbliche risulta condizionato dalla contrazione dei grandi appalti, a fronte tuttavia di una crescita di opere piccole e medie, destinate a irrobustire il tessuto territoriale. La sfida di Torino sembra essere quella della capacità di mettere in valore gli investimenti fatti, agendo sull’efficacia funzionale del cambiamento, sull’attrazione di nuovi attori economici - nella produzione come nei servizi - sui livelli di percezione e di consenso alla trasformazione, sul riposizionamento dei valori immobiliari intorno a un progetto di sviluppo.

Alfredo Martini
Centro ricerche Cresme

 
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