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TRASFORMAZIONE SECONDO I TORINESI
Il rapporto dell’Osservatorio del Nord Ovest
 
 

Nell’area torinese si sta realizzando uno dei più importanti interventi di trasformazione urbana mai avviato a partire dal dopoguerra ad oggi. Ovunque, in centro e in periferia, è possibile imbattersi in un cantiere.

Questo diventa, da una parte, simbolo del cambiamento che Torino ha intrapreso per allontanarsi dall’immagine di città fordista a favore di una più internazionale e moderna; dall’altra, è fonte di disagi per chi vi abita, vive, lavora. Gli interventi alla base della trasformazione urbana sono sia infrastrutturali sia di riqualificazione urbana e ambientale, e il loro intento, oltre a essere quello di abbellire la città o renderla più funzionale e a misura d’uomo, è anche di favorire l’insediamento di nuove attività produttive, culturali, per il tempo libero. Negli anni Novanta, nell’area si è dato vita a numerose iniziative di marketing urbano e di promozione. Non è un caso che il Censis nel ‹39°Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese› proponga Torino come esempio di città attiva nelle politiche per la competitività urbana. L’idea che emerge da questo spaccato è che la città si trovi a metà del guado, si stia impegnando attraverso politiche, iniziative e progetti a intraprendere una strada, se non completamente nuova, almeno più differenziata e varia. Ma che cosa pensano i torinesi delle trasformazioni in atto? Quali valutazioni danno dei grandi interventi che stanno coinvolgendo parti diverse di Torino e come sperano che la città cambi quando i lavori saranno conclusi?

L’Osservatorio del Nord Ovest, in una indagine i cui risultati sono riportati nel ‹9°Rapporto focalizzato›, mostra che quasi il 70% dei torinesi, intervistati attraverso un questionario tra settembre e ottobre 2005, ritiene che le grandi opere di trasformazione, come gli interventi sulla Spina, il passante ferroviario o la metropolitana, porteranno a conseguenze positive per la città. Solo l’11,4% considera sfavorevolmente gli effetti di tali politiche, mentre il restante 19,3% giudica gli effetti né positivamente né negativamente. Il dato più interessante è che ben l’82,7% degli abitanti si aspetta che le nuove opere e gli interventi urbanistici rendano Torino più moderna, avvicinandola alle altre città europee. Questa aspettativa è anche quella che influisce maggiormente sul giudizio positivo nei confronti delle conseguenze attese a fine lavori. Si tratta dunque di un segnale forte ed è probabile che la collettività speri che l’immagine di Torino conquisti una sua collocazione da protagonista nello scenario internazionale. Solo al secondo e al terzo posto troviamo invece quel tipo di attese, come il miglioramento della qualità della vita e della viabilità, che hanno conseguenze dirette per i cittadini e toccano in modo più immediato la quotidianità. Al quarto posto c’è un’aspettativa riguardante il restyling della città. il fatto di sperare che le trasformazioni potranno atttrare più turisti in futuro è significativamente influente nel determinare un giudizio complessivo positivo: sembra dunque che i torinesi abbiano colto il messaggio veicolato dalle politiche attivate dall’amministrazione pubblica e degli enti che si occupano di marketing territoriale. Non bisogna però pensare che il quadro sia completamente positivo. Per fere emergere i punti di debolezza, il questionario comprendeva anche un gruppo di aspettative con valenze negative da cui è emerso che la motivazione principale alla base della valutazione generale negativa sulle conseguenze dei lavori è il timore che cresca il numero di edifici non utilizzati, con costi di manutenzione gravanti sul bilancio della collettività.

I torinesi temono inoltre che la città possa venire stravolta e le condizioni di alcuni quartieri peggiorare. In definitiva, se pure i torinesi sembrano generalmente avere un’opinione positiva delle trasformazioni in atto, ciò non significa che l’obiettivo sia già centrato. La fotografia che emerge dall’indagine è una cartina di tornasole sull’andamento dei lavori, purché non si dimentichi che si tratta di risultati raccolti a metà del cammino.

Luisa Debernardi
Osservatorio del Nord Ovest
www.nordovest.org

L’indagine da cui è tratto l’intervento è stata anche curata da Mirko Dancelli.

Per approfondire:

 
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