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Piano Strategico 2
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UN NUOVO PIANO STRATEGICO
 
 

Se il Piano Strategico è lo strumento principe per progettare lo sviluppo di un territorio, con una prospettiva di medio periodo e in un contesto di forte cambiamento economico e sociale, è certo che Torino si trova proprio in una simile condizione, dovendo completare una importante trasformazione, accelerata nell’ultimo quinquennio, che ha trovato nelle Olimpiadi il suo momento topico.

Di fronte alla crisi della società fordista, che ha riguardato tutti i paesi occidentali dove più del 70% dell’economia è ormai costituito dai servizi, Torino ha progettato, già con il 1° Piano Strategico (2000) una reazione al cambiamento, per gestire la transizione positivamente e non come semplice negazione della propria passata identità. Come spiega il 2° Piano Strategico di Torino e dell’area metropolitana (2006), la chiave di volta per completare la trasformazione è investire nel capitale umano e nell’innovazione, valorizzando il patrimonio di competenze esistenti e adattandolo al mutato contesto globale.

E´ proprio la conoscenza, intesa come valore economico, lo snodo su cui si regge il 2° Piano Strategico, le cui linee fondamentali sono state presentate lo scorso 1° febbraio ai soci di Torino Internazionale. Organizzato in 4 aree tematiche, 11 direzioni d’intervento e 48 obiettivi, il Piano mostra alcuni percorsi che si possono compiere per imprimere a Torino una nuova configurazione, sapendo che ciò di cui ha bisogno in primo luogo la città è portare a termine la politica degli investimenti, degli interventi e delle realizzazioni che hanno avuto un importante effetto collaterale: accrescere la consapevolezza, presso i cittadini, dell’entità e dell’importanza del mutamento stesso. Le innovazioni entrate a far parte del sistema locale hanno già contribuito a trasformare modi di vita e di lavoro; in questo senso Torino può prendere atto della strada percorsa, orientando le proprie risorse per assicurare il completamento della transizione.

Nel 2° Piano Strategico lo scenario di riferimento per le 11 direzioni d’intervento è quello di una società sempre più orientata alla produzione di servizi che fanno leva sulla cosiddetta economia della conoscenza. È questo un paradigma - divenuto con la Dichiarazione di Lisbona del 2000 un obiettivo per l’Unione Europea - che non significa valorizzare esclusivamente le eccellenze, ma innalzare il sapere diffuso nell’intera società locale, allo scopo di arricchire la posizione degli abitanti e migliorare la gamma di opportunità, professionali e sociali, a loro disposizione. In questo quadro, assume un significato del tutto nuovo il rapporto tra conoscenza, innovazione e sviluppo industriale e dimostra tutta la sua importanza l’alleanza tra il sistema della ricerca e della formazione, le politiche pubbliche, l’industria e la società. Questa specifica visione spiega perché, nel 2° Piano Strategico, dimensioni come la cultura, il territorio e l’ambiente urbano siano considerate parti integranti della strategia di trasformazione economica descritta: una società orientata a premiare la capacità di produrre e diffondere conoscenza, infatti, non isola queste dimensioni, al contrario ha l’ambizione di integrarle e saldarle in una ricerca complessiva di qualità urbana.

Per approfondire:

 
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