contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 19 settembre 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
ImprenditorialitÓ e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
QualitÓ urbana
Tamtam
Eco dalle cittÓ
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Tam Tam | Archivio | Anno 2002 | Numero 3 | Torino capitale delle Alpi
 
 
TORINO CAPITALE DELLE ALPI
╚ fondamentale che Il Piano strategico sappia guardare alla montagna, non solo come luogo di svago, ma come ambito turistico complementare allo sviluppo della cittÓ di Torino.
 
 

Torino capitale delle Alpi Olimpiche, ma anche città di arrivo e partenza per la Savoia e per le Hautes Alpes, capace di diventare punto di riferimento internazionale per la realizzazione del più grande domaine skiable al mondo.

Torino non più bacino di utenza dei progetti turistici invernali francesi, savoiardi e della zona di Briançon, ma centro di elaborazione di un progetto di sviluppo complessivo di un´area vasta, che sappia catalizzare interessi culturali ed economici.

L´esigenza di progettare è, in sostanza, la necessità di capire perché facciamo le Olimpiadi.

Le risposte sono molte, io mi accontento di sceglierne due.

Primo: per realizzare dei Giochi dove giovani di tutto il mondo si incontrino in una competizione straordinaria, dove i media, ormai padroni della scena, descrivendo le gare al mondo, faranno sapere quanto sono belle le nostre città e le nostre montagne.

Il secondo motivo, almeno altrettanto importante, dovrebbe essere quello di un lancio di Torino sul palcoscenico del turismo internazionale e di un rilancio delle montagne, che in questo momento rappresentano un problema da affrontare e da risolvere.

Per quanto riguarda il turismo, dal punto di vista imprenditoriale e politico siamo nelle condizioni della Francia quando organizzò le Olimpiadi Invernali di Grenoble nel 1968. Non c´è un progetto nazionale di sviluppo turistico, manchiamo di un ministero del turismo che consenta una proposta unitaria e un marchio Italia forte ed organizzato nel mondo, ci muoviamo con scarsissimi finanziamenti, e quindi con pochissimo impatto promozionale, con mille proposte diverse e con poca autorevolezza.

Continuiamo a puntare sul turismo, ma abbiamo una scarsa qualità d´accoglienza che spesso è l´elemento determinante di riflusso, è necessario invece un progetto industriale del settore.

Che fare? Manca una politica alberghiera e solo adesso stiamo riuscendo ad ottenere una legge che consenta la messa a disposizione di quell´enorme bacino di seconde case che ci sono in montagna.

Saremo pronti per il 2006? Sarà molto difficile. È però fondamentale insistere, incentivando fortemente i proprietari di posti letto, perché in mancanza di questo, ancora una volta, correremo il rischio di realizzare solo dei bellissimi eventi, vedi i campionati del mondo di calcio, di sci e di corsa campestre.

Al di là degli aspetti legati direttamente alle gare ed agli impianti, con questi ultimi che avranno ormai tutti i loro problemi per essere finiti in tempo, esiste un´ottica più generale che riguarda i Giochi Olimpici visti come stimolo allo sviluppo complessivo di una cultura turistica: quest´ultima deve crescere partendo dall´organizzazione di impianti moderni, pensando al futuro e più in particolare al sistema dei trasporti e al governo ambientale della montagna che, superato il terrore verso i lavori pubblici, sappia affrontare, in modo compatibile, una strategia di opere pubbliche.

E´ essenziale un coordinato sistema di controllo delle acque, utile alla salvaguardia della montagna, allo sviluppo turistico, all´immagine del territorio e prevenzione fondamentale contro disastri che con puntuale periodicità ci colpiscono.

Non è pensabile proporci quale territorio turistico di livello europeo continuando ad immaginare una montagna dove il trasporto sia affidato essenzialmente all´automobile. Senza una vera e propria progettazione complessiva, che tenga conto di quanto di meglio esiste oggi sul mercato, progettando trasporti poco impattanti; che all´interno delle città montane elimini l´imbarazzante ed ingombrante presenza delle autovetture. Costruendo un modello di efficaci sistemi quali nastri trasportatori e scale mobili o altro, per ridurre i gas di scarico e l´inquinamento. Infine sarà strategico realizzare parcheggi sotterranei all´entrata delle città e potenziare il sistema dei trasporti pubblici.

E´ necessario poi, incrementare la costruzione di impianti di risalita moderni ed efficienti, in quanto i nostri concorrenti francesi hanno una capacità superiore alla nostra in rapporto di uno a venti, che ci impone, se vogliamo essere sul mercato, un investimento ed una forza molto superiore a quella attuale.

Per fare degli esempi e non rimanere nel generico, esiste un affascinante disegno per realizzare una ferrovia a scartamento ridotto che possa congiungere Oulx a Cesana e a Briançon, progetto che sarebbe di per sé un valore nella prospettiva di collegamento della Via Lattea e della Valle di Susa con Briançon e Serre Chevalier.

Ci sono poi altre suggestive ipotesi che non possono essere scartate con la semplice giustificazione del «non ci sono abbastanza fondi». Sappiamo che è necessario ridurre l´impatto ambientale, favorire una frequentazione della montagna sostenibile e moderna e per questo dobbiamo agire con determinazione.

Un altro esempio: il collegamento via treno leggero di Oulx con Sauze d´Oulx/Triplex che, attraverso una galleria, possa raggiungere Sestriere.

E´ un progetto che da noi resta ancora un´ipotesi difficile, mentre in altre nazioni è un fatto assolutamente naturale, tant´è vero che in Paesi come l´Austria, la Svizzera e la Francia sono già stati realizzati da tempo, e rendono queste nazioni all´avanguardia nella proposta turistica montana.

In mancanza di ciò si rischia di costruire delle funivie impattanti, costose nella gestione e con dei periodi di utilizzo molto brevi e meno attraenti ad un pubblico non legato allo sci, interessato all´escursionismo e alla permanenza in montagna anche quando non c´è la neve.

Un altro importante esempio per quanto riguarda la possibilità di fruizione della montagna, grazie all´uso di trasporti moderni, è il progetto di salita alla Sacra di San Michele. Tutti ormai sanno che, ascensore o trenino che sia, sarà comunque un grande elemento per ridurre l´impatto e migliorane la frequentazione.

E sempre a proposito di trenini, l´Azienda del Turismo Montagnedoc, ha intrapreso l´organizzazione di una mostra che porterà alla luce la storia del treno Fell. Questo trenino, che fu malauguratamente smantellato, nell´Ottocento partiva da Susa scavalcando il Moncenisio e con un ardito percorso raggiungeva Saint Michel de Maurienne portando gli operai che costruivano il tunnel del Frejus. Ricostruirne la storia sarà anche un importante momento di riflessione su un mezzo di trasporto che in altre nazioni è tutt´oggi un´attrazione turistica.

La gestione privatistica degli impianti di risalita ha fatto il suo tempo. È un freno oggettivo agli investimenti e alla complessiva infrastrutturazione dei trasporti.

E´ fondamentale pertanto che possa nascere una società finanziaria di territorio mista pubblico privata, che garantisca interventi certi per la costruzione degli impianti, e magari per favorire la gestione di strutture quali il trampolino ed il bob. Un organismo snello, dinamico, gestito da manager capaci, che sappia contrapporsi ai tentativi di scalata di finanziarie d´Oltralpe, incapaci, al momento, di dare garanzie e sicurezza ai nostri territori.

Infine, il nodo della formazione. Dicevamo che progettare il futuro della montagna può rappresentare un passo indispensabile per aiutare e stimolare il decollo del progetto Torino: la tradizione, la storia, l´arte prodotta nelle aree montane è un valore utile anche alla grande città, e stimolare la conoscenza, l´approfondimento e la diffusione di queste culture è un doveroso riconoscimento verso le loro genti. In questo senso, occorrerebbe un progetto di indirizzo complessivo, che parta dall´Università e che vada a coordinare le mille iniziative sporadiche, indirizzandole verso una formazione professionale, che stimoli la nascita di una vera e propria governance, formi un progetto culturale, delinei un linguaggio comune sull´accoglienza e su uno stile che, magari, è anche innato ma che deve essere condiviso da una grande quantità di persone.

Bisogna investire e non dimenticare che turismo vuol dire poter disporre di numeri, di posti, di spazi, di luoghi capaci di ospitare flussi organizzati che possano rilasciare sui nostri territori non danni, disagio e scorie ma cultura, conoscenza e giro d´affari.

Per fare questo, e per ottenere dei risultati, è fondamentale che vi sia un grande sforzo per fare sistema, per aggregare intelligenze e per formare processi di sviluppo condivisi che daranno ritorni straordinari.

Se no, perché facciamo le Olimpiadi?

Luigi Chiabrera
Presidente ATL 2 Montagne DOC

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.