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Torino - 19 settembre 2003
 
 
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CITTÓ E GIORNALI IN EVOLUZIONE
Qual Ŕ il ruolo che svolgono i media, in particolare i quotidiani, nella formazione dell'opinione pubblica in aree di forte trasformazione?
 
 

Nel passaggio dalla old alla new economy c´è un curioso ed interessante rapporto di causa ed effetto che lega i media all´evoluzione dell´industria.
Essi contribuiscono a questa evoluzione e al tempo stesso la subiscono nel senso che si trasformano e si adattano al nuovo scenario di cui sono parte non trascurabile.
Questo fenomeno si avverte a Torino in maniera più evidente che in altre città e aree italiane.
E la ragione va cercata nella specificità dell´industria da una parte e dei giornali dall´altra. Ovvero in una caratteristica che si è venuta a determinare attraverso un meccanismo che ricorda quello della clessidra.

Ancora nella prima metà degli anni Sessanta a Torino e dintorni si contavano, tra quotidiani e settimanali, quasi tutti di respiro nazionale, una dozzina di testate. A quell´epoca l´industria torinese, come in un singolare sistema tolemaico, ruotava attorno alla Fiat come unico motore dell´economia. Oggi quel rapporto appare rovesciato nel senso che, forse anche per l´avvento della televisione, il sistema dell´informazione si è prosciugato, mentre la Fiat non esercita più il ruolo egemone degli anni del boom economico. Meno giornali e più imprese come protagonisti.
Èun bene? È un male? È un dato di fatto.

Lo sbarco di Repubblica in un territorio per anni largamente in mano alla Stampa ha creato il primo vero contrappeso a quello che era stato un predominio dell´informazione da parte di un quotidiano.
L´arrivo del Giornale ha ulteriormente modificato questo panorama. Le incursioni del Corriere della sera e altri tentativi sinora hanno prodotto poco. In ogni caso la presenza di almeno due grandi giornali nazionali, se non ha influenzato lo sviluppo economico, sicuramente ha fornito chiavi di lettura nuove per interpretarlo e per consentire di individuare verso quale direzione esso si muove.
Questo sistema d´informazione, fortemente mutato rispetto a dieci anni fa, ha un approccio diverso rispetto ai grandi e piccoli eventi dell´economia del Nord Ovest che è tanta parte dell´economia nazionale.

I giornalisti e lettori che abbiano superato la soglia dei quarant´anni ricordano perfettamente che cos´era l´informazione economica dei giornali locali e nazionali fino alla prima metà degli anni Ottanta: una sorta di resoconto notarile di eventi che difficilmente consentiva di andare più in là della cronaca.
L´analisi era quasi sempre bandita o, nella migliore delle ipotesi, affidata ad esperti che scrivevano per iniziati.

Oggi quel meccanismo è cambiato. Un bilancio della Fiat, un´alleanza della medesima con la GM, il tramonto del Gruppo Finanziario Tessile, l´approdo a Torino di Motorola e altre aziende, un evento sindacale di una certa importanza, tutti questi e altri fatti vengono descritti con una laicità una volta sconosciuta alla stragrande maggioranza dei giornalisti in molti casi impediti e in altrettanti casi non preparati ad affrontare l´argomento.
Questo processo di maturazione non può che produrre effetti positivi. Senza per questo coltivare l´illusione di essere alla fine del cammino. Anzi.

Salvatore Tropea
la Repubblica

 
 
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