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Torino - 19 settembre 2003
 
 
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I QUOTIDIANI AL SERVIZIO DEL CITTADINO
E' possibile raccontare il cambiamento? E' possibile coinvolgere i cittadini attraverso i quotidiani senza abbandonare l'esercizio della critica?
 
 

Il tema è intrigante, perchè tocca un nervo in qualche modo scoperto nel mondo dell´informazione.
Ossia: qual è la funzione di un quotidiano?
Dare notizie, risponderà qualcuno. Ed era questa la risposta più sensata fino a non troppi anni fa, quando in una città come Torino due giornali detenevano il monopolio pressochè assoluto del mercato.

Oggi non è più così: la televisione ha cambiato i tempi dell´informazione, i quotidiani (soprattutto quando si occupano di temi nazionali o internazionali) rischiano di arrivare in edicola già vecchi, largamente bruciati dalle immagini. In questo senso le cronache locali conservano un vantaggio: hanno la possibilità di fornire informazioni di servizio precluse ad altri mezzi per ragioni di spazi.
Questa nicchia non irrilevante è oggi messa in pericolo da televideo, internet e notizie via cellulare. Ma siamo solo agli inizi, giusto in tempo per comprendere che prima o poi dovremo affrontare un´altra rivoluzione.

Poniamo, adesso, il caso Torino, esempio di metropoli, o ex metropoli, che sta affrontando una trasformazione epocale: alcune opere pubbliche ne cambieranno l´aspetto fisico, fino a rendere quasi irriconoscibili le aree più toccate dai cantieri; la riduzione della presenza Fiat modificherà l´economia, la struttura demografica, la composizione sociale della popolazione; nasceranno (stanno nascendo) iniziative forti in altri settori, ad esempio il turismo, che se non sempre daranno risultati positivi, lasceranno comunque un segno; poi le Olimpiadi, anch´esse destinate a sconvolgere abitudini, calamitare risorse, attirare ambizioni e polemiche. I giornali della città non possono battersi contro questa stagione: non ne hanno interesse, anzi, non fosse che per ragioni di bottega è più vantaggioso assecondare i processi che mirano a costruire una città dove si vive meglio, capace di attirare investimenti risorse, inserzionisti pubblicitari e lettori del futuro.

Facciamo un esempio: se un cantiere del passante cambierà in meglio un quartiere è giusto raccontare come, a quale prezzo, entro quanto tempo. E non una volta sola.
Ma è doveroso, dopo, chiedere conto dei ritardi nei lavori, degli errori nella progettazione, dei maggiori costi. Questo non è remare contro, è rappresentare in modo corretto gli interessi del nostro padrone-lettore.

Se Torino vuole aspirare a un ruolo di città internazionale e non si cura della pulizia, dell´ordine pubblico, delle infrastrutture che la possono avvicinare a standard europei, allora la critica e i solleciti sono necessari. Troppo spesso, invece, la classe politica e gli operatori direttamente coinvolti da questi appunti assumono l´atteggiamento del manovratore ingiustamente distratto dagli alti scopi che si era prefisso.

Per concludere: guai se i quotidiani si lasciassero conquistare dalle sirene della facile protesta e non provassero a immaginare quale città si preparano a raccontare in futuro. Ma non meno grave sarebbe abdicare al ruolo di controllo che i lettori ci chiedono con tante lettere, tante telefonate, oggi tante e-mail: certo, provando a distinguere, precisare, spiegare. La maggior parte degli atteggiamenti negativi, delle posizioni di retroguardia nascono dalla mancanza di informazione, dalla carenza di conoscenze. Ecco quale deve essere soprattutto il nostro ruolo: per svolgerlo occorrono pazienza, onestà, e soprattutto l´umiltà di sapere che i primi a dover imparare siamo noi.

Giampiero Paviolo
La Stampa

 
 
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