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Torino - 19 settembre 2003
 
 
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UNA MONTAGNA PI¨ RICETTIVA
L'area sciistica nella prospettiva del futuro sviluppo turistico.
 
 

Nell´area montana della Provincia di Torino, nei territori dell´alta Val Chisone e dell´alta Val di Susa, la progettualità in essere consentirà di ottenere un sistema di impianti sciistici e di impianti di innevamento artificiale tale da aprire la prospettiva ad un´ipotesi di forte incremento del numero degli sciatori. Oggi potremmo dire che vi è un sostanziale equilibrio fra la dimensione dell´area sciabile e la portata oraria degli impianti esistenti da una parte e l´offerta di ricettività privata (appartamenti non utilizzati per locazioni periodiche) e di ricettività per il turista (alberghi tradizionali, villaggi turistici, residences, seconde case utilizzate a locazioni periodiche) dall´altra.

Ma dobbiamo anche annotare che in tutta l´area è evidente, in misura molto maggiore che in analoghi domaine skiable, un forte carico di sciatori nei week-ends ed un sottoutilizzo di impianti e piste durante i giorni della settimana.

Questa caratteristica viene ribadita se si analizza e confronta il costo medio di una settimana bianca nella nostra provincia e in altre località, italiane e straniere.

Abbiamo una risposta di ricettività pari alla capienza di offerta dello sciabile: il rafforzamento del sistema di impianti richiede quindi un parallelo incremento della complessiva capacità ricettiva dell´area.

In occasione di una recente visita, Jean Claude Killy, presidente della Commissione di Coordinamento del CIO, ha dichiarato di ritenere problematica la situazione della ricettività in area montana, mentre riteneva soddisfacente la situazione nell´area cittadina. La difficoltà è legata al mancato decollo di un´operazione promozionale per garantire all´Alta Val Chisone ed all´Alta Val Susa una doppia stagionalità turistica, dal momento che la certezza di una buona attività alberghiera e/o para-alberghiera nella stagione estiva sarebbe la più utile garanzia ad una redditività delle imprese, che oggi possono solo contare su una stagionalità di circa cento giornate lavorative.

A quarantotto mesi dall´inizio delle Olimpiadi non abbiamo un quadro di sviluppo ricettivo soddisfacente in montagna, pur sapendo che le amministrazioni comunali sono sensibili e disponibili ad adottare nei loro PRG idonee varianti in favore di edificazioni alberghiere. Crediamo che il primo obiettivo sia quello di facilitare l´ampliamento delle strutture alberghiere esistenti, e finalizzare su di esse gli investimenti delle risorse disponibili attraverso la legislazione regionale (la nota legge 18). Secondo obiettivo sta nel verificare lo status delle cosiddette seconde case, sollecitando i proprietari ad inserirle nei circuiti delle locazioni turistiche temporanee, a rotazione, qualora ne ottengano sufficiente redditività.

Si tratta di effettuare, a tempi molto rapidi, un´indagine conoscitiva, utilizzando competenze e intelligenze tanto degli Enti Comunità montane quanto dell´ATL.

Inoltre, non si può sottacere, nel contesto dell´evento olimpico 2006, la necessità di alcune valutazioni, innanzitutto sulla redditualità degli investimenti sulle strutture che si vanno ad edificare e/o ad istituire soprattutto per garantirne la compatibilità oltre (nel tempo) e al di là del brevissimo periodo della manifestazione.

Analogo ragionamento viene fatto da possibili investitori in strutture alberghiere nella città di Torino e nell´immediato hinterland, dove alla base delle analisi di fattibilità risiede la valutazione dello sviluppo del sistema economico dell´area ed in particolare del gruppo FIAT, e nei dati specifici, la lettura dei dati aziendali alberghieri. Dati che sono essenzialmente: primo la percentuale di occupazione camere (intorno al 60% in Torino contro l´80% ed oltre di Milano Bologna, Verona, ecc.), secondo il cosiddetto average room rat, il fatturato netto per ogni camera occupata. Che risulta essere, nell´area torinese, per gli alberghi a 4 stelle molto al di sotto dei 100 euro, per gli alberghi a 3 stelle tra i 50 ed i 70 euro.

La conclusione più corretta: lavorare seriamente contro il rischio di cattedrali nel deserto, o meglio cattedrali in montagna.

Bernardino Garetto
Presidente Federalberghi Provincia di Torino

 
 
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