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Torino - 14 novembre 2003
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home | Tam Tam | Archivio | Anno 2001 | Numero 3 | Barcellona: la pianificazione strategica compie tredici anni
 
 
BARCELLONA: LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA COMPIE TREDICI ANNI
 
 

Il 9 dicembre 1987 il Comune di Barcellona con una conferenza stampa comunicava ai propri cittadini un progetto per rilanciare il ruolo economico della città. Punti salienti di tale approccio erano l´applicazione di cicli economici alle città, la necessità di affrontare la sfida di un "cambiamento duraturo"e la straordinaria importanza per la città di un evento come le Olimpiadi del 1992. Ma la Barcellona delle Olimpiadi avrebbe continuato a vivere anche negli anni successivi, nel 2000, 2001, 2002 e di conseguenza come sarebbe stato possibile garantire una continuità di sviluppo?
Lo strumento utilizzato per conseguire questi obiettivi - vale a dire la pianificazione strategica - era un concetto noto in ambito militare ed imprenditoriale ma pressoché sconosciuto nella sua applicazione a livello urbano. L´unica esperienza nota era quella di San Francisco che varò un piano strategico nel 1984.

Prima di quella data esistevano soltanto gli schemi - divenuti obsoleti - della pianificazione indicativa oppure i piani regolatori tradizionali. La situazione era diversa: per realizzare gli obiettivi prefissati non si prevedeva né di applicare tecniche quantitative complesse imposte da un´autorità centrale, né di attenersi a dettami urbanistici di forma e di zonizzazione degli spazi urbani.
L´aspetto innovativo della pianificazione strategica consisteva nella capacità di far comprendere ai cittadini che il futuro di una città non avrebbe avuto un andamento lineare, bensì sarebbe stato il risultato di un sistema complesso di relazioni tra i cosiddetti agenti economici e sociali presenti sul territorio. Tali relazioni poggiavano da un lato sul consenso necessario per realizzare determinati obiettivi, evitando il libero gioco dell´improvvisazione e le impostazioni aleatorie a fronte dei cambiamenti ambientali, e dall´altro sulla partecipazione e la complicità dei cittadini. In sostanza l´obiettivo si sarebbe potuto realizzare solamente grazie alla definizione di una visione "condivisa" della città, che sarebbe potuta diventare realtà attraverso un piano di obiettivi e azioni.

Alla luce di queste considerazioni é stato avviato il processo per il Piano Strategico, sono stati invitati gli agenti economici e sociali a far parte dei diversi organi del Piano - Comitato esecutivo o Consiglio generale - e sono iniziate le analisi ed i dibattiti sulla diagnosi della città e del suo contesto sociale, economico e politico, per fornire una prima visione del futuro di Barcellona in base alle sue potenzialità ed opportunità.
Il 20 marzo 1990 il sindaco in carica Pasqual Maragall convoca una seduta solenne del Consiglio Generale della Pianificazione per far approvare - a seguito di alcuni anni di lavori - quello che sarebbe divenuto il Piano Strategico, Economico e Sociale di Barcellona. L´obiettivo del Piano consisteva nel "consolidare la città di Barcellona come metropoli imprenditoriale europea, in grado di irradiare la propria forza alla macroregione in cui è situata geograficamente, con una moderna qualità della vita, socialmente equilibrata e con solide radici nella cultura mediterranea. "A questo primo piano strategico ne seguono altri due con nuovi obiettivi che si concretizzano mano a mano che i precedenti vengono applicati e che le misure principali vengono iscritte nelle agende delle istituzioni competenti per la loro attuazione.

Con il II Piano (novembre 1994) in presenza di una città trasformatasi fisicamente in una vera e propria metropoli europea ci si propone di infondere nuova linfa alla trasformazione economica dei settori produttivi della città ad economia industriale, approfittando in particolare dei radicali cambiamenti della città stessa. Con il passaggio al III Piano (marzo 1999), attualmente in vigore, gli obiettivi futuri della città evolvono fino a conseguire una visione e una strutturazione del tessuto urbano nell´ambito della società della conoscenza.
Dopo tredici anni di esperienza di pianificazione strategica urbana, la valutazione dei principali agenti economici e sociali della città è nettamente positiva. Da un sondaggio effettuato a tale proposito emergono le opinioni seguenti: consolidamento del processo, elevato grado di partecipazione, normalità, processo attuativo ordinato e sistematico, valutazione costante, alto grado di consenso, netta separazione tra le considerazioni strategiche della città e le legittime considerazioni delle istituzioni in caso di avvenimenti congiunturali, corresponsabilità, cultura del dialogo, esercizio della democrazia urbana.

Oggi, all´inizio del XXI secolo, Barcellona continua a puntare sulla pianificazione strategica come strumento utile per garantire il progresso economico e sociale. Nel contempo si è avviata una fase di dibattito e di riformulazione per migliorare ed ottimizzare le impostazioni metodologiche puntando su nuovi schemi, che prevedano più convergenza ed un dialogo più approfondito tra strategia, urbanesimo (forma e funzione della città) ed ambiente.

(Traduzione a cura di Donata Mori)

Francesc Santacana
Coordinatore Generale dell´Associazione Piano Strategico di Barcellona

 
 
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