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Torino - 14 novembre 2003
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home | Tam Tam | Archivio | Anno 2000 | Numero 1 | Verso un distretto della new economy
 
 
VERSO UN DISTRETTO DELLA NEW ECONOMY
 
 

Uno dei più importanti "asset" dell´area torinese è la concentrazione di competenze di alta qualificazione nel settore delle ICT e la potenzialità complessiva di produzione, disseminazione e utilizzazione di know-how. Uno dei più importanti limiti dell´area torinese è la divaricazione tra la velocità di crescita della domanda di competenze e produzione di know-how e la velocità di crescita delle potenzialità di produzione delle stesse. Politecnico, CSELT, Centro Ricerche FIAT, Istituto Nazionale Galileo Ferraris, ma anche i più recenti Mario Boella e IRITI, hanno una rimarchevole capacità complessiva di produzione di conoscenza e di formazione, diretta o attraverso la ricerca, e creano un contesto attrattivo e stimolante per la crescita delle ICT.

Ne sono testimonianza il recente insediamento di Motorola, la venuta di Agilert e l´interesse che dall´osservatorio ITP si riscontra da parte dell´imprenditoria internazionale. Sul versante della domanda, l´alto livello competitività dell´area torinese esprime una richiesta pressante e crescente di competenze, conoscenze, servizi e nuovi prodotti. Se non vogliamo che il processo di crescita si areni è indispensabile un impegno collettivo e sistemico che dia slancio alle politiche della formazione e della ricerca a sostegno di uno sviluppo fondato sulla coesione sociale.

Èvincente la capacità di fare sistema; il che non significa solo coordinare le politiche ma anche spendersi assieme in alleanze sempre più strette e in partenariati, reagire assieme alle opportunità create dai programmi nazionali ed europei, integrare competenze e team. Peraltro tutto ciò è coerente con la necessità di integrare le politiche dello sviluppo, quelle economiche, finanziarie, industriali, occupazionali e quelle della formazione e della ricerca. Si impone una formazione sempre più raccordata con il mondo del lavoro mentre nella ricerca diventa prevalente il trascinamento degli obiettivi applicativi.

Emerge la necessità di abbattere i tempi di risposta del sistema complessivo nella formazione come nella ricerca, per contrastare lo skill shortage e per alimentare le filiere professionali che offrono maggiori opportunità sia ai soggetti formati sia di crescita e sviluppo socioeconomico. Se la flessibilità e la reciproca apertura sono strumenti basilari per mettere insieme competenze, risorse e progettualità, il rilevante livello di internazionalizzazione, che hanno oggi in buona misura separatamente formazione, ricerca e impresa, può evolvere in una nuova concezione dell´internazionalizzazione che veda il sistema integrato operare congiuntamente per accrescere competitività e attrattività di nuove competenze e nuovi insediamenti.

Abbiamo di fronte pochi anni cruciali: il nostro capitale di conoscenza, competenze, ricettività dell´innovazione può esaurirsi rapidamente o può moltiplicarsi. La discriminante passa attraverso la capacità di cogliere appieno il valore aggiunto che può derivare dalla interazione/integrazione/sinergia tra università/ricerca/ sistema socioeconomico.

Rodolfo Zich
Rettore Politecnico di Torino

 
 
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