2 settembre 2002
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12.04.2002
Cura tecnologica
di Letizia Moratti

Tra il livello di sviluppo economico che l'Italia potrà realizzare nei prossimi armi e l'investimento che sarà le fatto nell' istruzione, nella ricerca e nell'innovazione c'è una relazione molto stretta, direi indissolubile. La capacità di produrre e utilizzare nuova conoscenza è infatti alla base del ciclo economico intemazionale. Perché il nostro Paese partecipi con successo alla competizione tra mercati e imprese su scala europea e mondiale dobbiamo i valorizzare la ricerca, accrescendone e migliorandone le ricadute economiche e sociali rispetto a quanto abbiamo saputo fare finora.I nostri non sono, infatti, come taluni credono, problemi irrisolvibili. Non sono, infatti, pochi ne trascurabili i punti di forza del nostro sistema di ricerca su cui è possibile fare leva:
- un sistema scientifico pubblico diffuso sul territorio nazionale, che presenta in alcune aree
del Paese punte di eccellenza di particolare rilevanza;
- disponibilità di capitale umano dotato di eccellenti qualità di base in grado di alimentare la
formazione di nuovi ricercatori;
- forte presenza della ricerca industriale in alcune aree strategiche ad alta intensità di conoscenza (meccanica strumentale, robotica, microelettronica, optoelettronica);
- struttura industriale altamente flessibile, basata su un numero elevato di Pmi, adattabili ai cambiamenti del mercato, che sta incrementando gli investimenti in R&S;
- elevato numero di distretti industriali fortemente innovativi.
Abbiamo perciò definito due modalità d'intervento, una di natura organizzativa, l'altra di natura più strategica che possano valorizzare questi punti di forza. Il primo progetto, quello organizzativo, si esplicita in 4 punti:
1) la formazione di consorzi specialistici aventi la funzione di "incubatori" di progetti innovativi che sappiano accrescere il valore industriale della ricerca;
2) la formazione di distretti "high tech" che sappiano promuovere un'aggregazione di forze produttive e finanziarie, facilitando così la nascita di un sistema integrato pubblico-privato nella ricerca;
3) la formazione di consorzi interuniversitari con finalità di ricerca e di consorzi con enti privati per attività di ricerca e di formazione dei ricercatori;
4) la formazione di "start up" tecnologici e scientifici favorita; dalla collaborazione tra università e investitori privati mediante agevolazioni fiscali: per esempio, a favore dei fondi d'investimento che associno dipartimenti universitari in qualità di partners stabili nei progetti d'innovazione nei quali decidano di impiegare capitali di rischio.

Abbiamo già dimostrato che questo progetto è fattibile. Nei mesi scorsi abbiamo collaborato attivamente alla creazione del primo «Distretto tecnologico» italiano che promette di sviluppare un polo di assoluta eccellenza intemazionale in grado di attirare non solo capitali privati ma anche i migliori talenti tecnico-scientifici. Il distretto Information communication te chnology di Torino è destinato ad avviare quel processo di creazione di nuove imprese, accanto a quelle esistenti sul territorio, e di sviluppo di un'occupazione di elevata qualità che riteniamo debba essere alla base di una nuova strategia nazionale dell'innovazione.
Il "modello torinese" è il primo di una serie che intendiamo riproporre altrove in diversi settori nei quali possiamo competere (nano e micro-tecnologie; genoma e biotecnologie per la salute; tecnologie di comunicazione; materiali avanzati) e offre tutte le condizioni necessarie per ripetere il grande successo che ebbero in passato i "distretti industriali": un sistema universitario eccellente, una folta presenza di ricercatori che operano nel perimetro del distretto, molte aziende leader nel settore e una forte coesione tra enti pubblici e privati ed enti locali,
II ministero è stato tra i firmatari del protocollo d'intesa che ha portato alla creazione del distretto Itc di Torino e si è impegnato concretamente, accanto agli enti pubblici locali, all'Università, alle fondazioni e alle aziende private a contribuire organizzativamente e finanziariamente all'iniziativa. In un nuovo rapporto tra pubblico e privato nel campo della ricerca e dell'innovazione, il molo dello Stato assumerà connotazioni nuove. Il ruolo del sistema da pubblico dovrà in futuro essere
quello di stabilire linee programmatiche e priorità strategiche. Il nostro compito sarà quello di
aumentare la ricaduta economica della ricerca, di creare una massa critica di progetti, di mettere in collegamento tra loro le risorse scientifiche e tecnologiche di cui il Paese dispone, di facilitare una nuova strategia di ricerca e di innovazione delle nostre imprese, di aumentare complessivamente l'efficacia degli investimenti in ricerca. Competere nell'innovazione significa oggi scegliere, con criteri rigorosi, i campi nei quali è possibile per noi eccellere. Ci focalizzeremo perciò sull'obiettivo di facilitare una concentrazione degli interventi e delle risorse che miri a valorizzare i punti di forza del nostro sistema produttivo sul mercato intemazionale. Il nostro intervento finanziario sarà teso a limitare sovrapposizioni e dispersioni di risorse, coordinato per progetti specifici in base a criteri definiti di valutazione dei risultati concreti delle singole operazioni, in modo da avere sempre a disposizione una chiara visione tra risorse investite e risultati. I nostri strumenti saranno i centri di eccellenza così come previsto dal VI Programma quadro per la ricerca dell'Unione europea.
In questi mesi abbiamo attivamente lavorato alle definizioni delle priorità che comprendono: genoma e biotecnologie per la salute; tecnologie per la società dell'informazione; nanotecnologie e nuovi processi produttivi; aeronautica e spazio; sviluppo sostenibile e mutamento climatico.
E abbiamo contribuito a valorizzare aree e settori strategici per il nostro Paese, in particolare la ricerca finalizzata allo sviluppo delle piccole e medie imprese tra cui: l'area dei trasporti e della mobilità dei cittadini; l'area della tutela dei beni culturali; l'area della sicurezza alimentare.
Nel quadro della politica aerospaziale, per quanto riguarda il programma Galileo di navigazione satellitare, l'Italia ha avuto un ruolo centrale nell'accordo raggiunto tra i partner europei confermando la propria volontà di avere la leadership del Progetto, svolgendo attraverso le proprie imprese anche la funzione di "prime contractor" industriale. Nella politica dei lanciatori, fondamentale settore per l'accesso allo spazio, l'Italia ha ottenuto l'adesione di importanti partner, come la Francia, al progetto italiano Vega, relativo ai piccoli e medi lanciatori di satelliti.
Valorizzando le punte di eccellenza del nostro sistema si aprono così per noi nuovi, importanti scenari per la collaborazione europea nella ricerca, con ricadute importanti per lo sviluppo economico e la qualità della vita di tutti i cittadini.

LETIZIA MORATTI - Ministro dell'Istruzione, università e ricerca