2 settembre 2002
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04.02.2002
Torino, regno dell'hi-tech

Per il nuovo distretto 120 milioni di euro. La capitale dell'auto cambia pelle. Vuole diventare il centro del wireless sudeuropeo. Le sue carte? Vitaminic, il Tilab, la Loquendo e il Politecnico



Quasi in sordina, con l'understatement tipico dei piemontesi, Torino sta attraversando una metamorfosi: dalla «pesantezza» metalmeccanica dell'auto, alla leggerezza digitale dell'Ict. Un processo di riconversione che già si basa su fatti e cifre non trascurabili. L'area torinese conta oggi 6500 aziende dell'info-technology (53 mila addetti, il 6% degli occupati) e una carica innovativa delle sue dotcom e relativi ricercatori invidiabile. E' qui che Leonardo Chiariglione, un ingegnere del Cselt (il centro ricerche Telecom oggi Tilab, Telecom Italia Lab), ha creato l'Mpeg, lo standard universale per la compressione dei file audio e video. Qui è nata Vitaminic - oggi quotata al Nuovo Mercato, il maggior aggregatore e distributore europeo di file musicali in formato Mp3. E'quindi anche per un senso di riconoscenza che Gianluca Dettori, il suo fondatore ha deciso d'installare nel capoluogo piemontese il nuovo datacenter che gestirà tutti i contenuti (incluso il catalogo con 374mila brani musicali) e le attività del gruppo. «Abbiamo deciso di continuare a puntare su Torino dove siamo presenti dalla nascita, dove risiede la nostra sede legale e lavora il nostro team tecnico e amministrativo perchè è una città capace di creare e di sviluppare idee innovative e tecnologie all'avanguardia», spiega Adriano Marconetto, presidente di Vitaminic. Sono quindi basi solide quelle su cui poggerà il nuovo distretto tecnologico di Torino, un investimento di 120 milioni di euro (metà dei quali arrivano da finanziamenti pubblici e l'altra garantiti da finanziamenti privati locali). «L'idea è quella di ripetere un'impresa già riuscita ad altre città europee, che porti Torino ad affermarsi in Europa come polo d'attrazione dell' hi-tech», dice Paolo Verri, direttore di Torino Internazionale, l'ente capofila dell'iniziativa, frutto di un patto tra ministero della Ricerca scientifica, enti Locali, università, istituti bancari (SanPaoloImi, Unicredito) e grandi aziende private (Motorola, Fiat, Alenia, StMicroelectronics, Telecom Italia). II primo progetto del nuovo polo hi-tech sarà lo sviluppo di tecnologie wireless nei campi del tessile, della pubblica amministrazione, dell'auto, dell'aerospaziale , del banking. «Per creare- dice Verri - il più importante laboratorio di ricerca sul wireless nel Sud Europa e competere con i due grandi centri di ricerca Nokia ed Ericsson del Nord Europa». . Un segnale che Torino vuole liberarsi dell'immagine conservatrice che l'ha finora resa refrattaria al cambiamento e poco appetibile al capitale di rischio. Ma non mancano altri segnali incoraggianti. Come i successi di Loquendo, società partecipata all'80% Telecom e specializzata in soluzioni avanzate per il controllo vocale di apparecchi wireless. «Il numero dei ricercatori è raddoppiato in un anno. Abbiamo uffici a Roma, Madrid, Dallas, Chicago, Los Angeles, Boston. E una succursale a San Francisco», spiega Silvano Giorcelli, amministratore delegato di Loquendo, il cui team di ricerca sta lavorando a un progetto ambizioso; «permettere a chiunque, solo con il telefono, di collegarsi alla Rete e navigare senza computer, oppure di rispondere all'e-mail senza pigiare un solo tasto. Tutto grazie esclusivamente a comandi vocali». «L'importante è sfatare un pregiudizio - dice Verri -, Se Milano si è ritagliala un ruolo nel settore commerciale e del marketing, Torino se ne è ritagliato uno produttivo-innovativo nel settore manifatturiero. Da anni, ad esempio, Pininfarina, Bertone e Giugiaro sono aziende leader nel loro settore, internazionalmente riconosciute, e non più semplici fornitori Fiat. Stiamo parlando di new industry, ed è su questo che ora dobbiamo puntare». Non è a caso che la città sabauda si candidi a capitale dell'Ict italiano: «Qui ha sede il Politecnico, una delle realtà universitarie più all'avanguardia in Italia», ricorda Andrea Granelli, amministratore delegato di Tilab. Rodolfo Zich, ex rettore del Politecnico e vicepresidente di Torino Internazionale, si sbilancia in una previsione: «Grazie al nuovo distretto tecnologico potrebbero nascere 50 imprese a livello internazionale in dieci anni, arrivando a incidere per un 10% sul Pil regionale, rispetto all'attuale 5, e i ricercatori potrebbero arrivare a 6000 unità [solo Tilab oggi ne conta 1.200)». Fisicamente il nuovo polo tecnologico sarà dislocato nel quadrante nord-est dell'area metropolitana, lì dove già hanno sede le grandi aziende torinesi- «Ma estenderemo l'area - spiega Verri - puntando sul raddoppio del Politecnico e sull'"Environment Park", il nuovo parco scientifico-tecnologico dedicato all'Ict all'eco-efficienza. L'area e logisticamente strategica, visto che si trova tra la tangenziale per Milano, la futura stazione ferroviaria di Porta Susa e l'aeroporto di Caselle».

Arianna Dannino