9 luglio 2002
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21.03.2002
Cagnardi è ottimista

"L'idea forte: Procede bene il progetto di rompere le vecchie divisioni tra centro e periferie."
"Il futuro: La trasformazione di tante ex aree industriali darà un'immagine nuova e europea."



Si è allentato il rapporto tra Torino e Augusto Cagnardi, uno dei «padri» del piano regolatore della città. «E' un grande amore del passato», dice, con un pizzico di malinconia, l'architetto alle prese con alcuni progetti per le Olimpiadi di Atene e altre opere di riqualificazione in Cina. Ma a quest'amore non più intenso, Cagnardi, guarda ancora con attenzione.

Architetto, come si stanno realizzando le indicazioni che lei e Vittorio Gregotti avete individuato nel prg?
«Nel complesso direi positivamente, anche se su alcune scelte architettoniche, come i tabelloni delle residenze nella zona dell'ex Materferro, si potrebbe discutere sulla loro espressività. Ma
quell'idea di rompere con le vecchie divisioni tra centro storico e periferie, puntando sul passante ferroviario e sopratutto sulla sua copertura per creare un grande asse, un boulevard, ricco anche di verde oltre che di residenze, tra due punti opposti della città, mi sembra stia andando avanti con convinzione. Era uno dei punti qualificanti del prg: una città con più centri»

Quando avete preparato il nuovo documento urbanistico, l'opportunità delle Olimpiadi non c'era. I nuovi lavori per i Giochi come s'inseriscono nel vostro progetto?
«Il problema non riguarda le opere olimpiche, tutto sommato limitate, ma il loro riutilizzo. Bisogna capire bene cosa rimarrà dopo dei villaggi olimpici, di alcuni impianti. Nel piano regolatore ci sono parecchie risposte. Il canovaccio c'è: bisogna vedere se genererà trame di velluto o di canapa»

In questo momento in città si concentrano alcuni grandi cantieri (passante, metropolitana), interventi sulla spina, un paio di interventi per le Olimpiadi. Quali rischi possono nascere da questa mole di lavori coincidenti?
«E' una necessità far coincidere certi lavori. Lo sto verificando ad Atene, dove tra l'altro sono in grande ritardo per i Giochi del 2004. Che a Torino si cominci a lavorare per il 2006 con quattro anni d'anticipo può essere un segnale positivo.»

In tanti dibattiti sul futuro di Torino, molti suoi colleghi prevedono che dopo questi lavori, la città sarà trasformata radicalmente non solo dal punto di vista urbanistico. Lei è d'accordo?

«E' ovvio che i Giochi olimpici sono una grande occasione. I lavori previsti, uniti a quelli di trasformazione di tante ex aree industriali che si trovano sulla spina, daranno un'immagine nuova, europea a Torino. Ma la competizione ora non è più limitata al ecchio continente. Lavoro spesso in Cina, adesso: lì, sono molto più avanti, in fatto di efficienza, rapidità delle decisioni, rispetto dei tempi. Torino saprà reggere a questa sfida».

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