3 settembre 2002
 Clicca!
Comunicati stampa
Rassegna stampa
Galleria fotografica
Torna all'elenco
 

04.07.2002
Bello e brutto costano la stessa cifra

Dopo le Olimpiadi, adesso è la volta della metropolitana. La contrapposizione è sempre la stessa: da un lato chi difende Torino e la sua capacità di gestire «le più grandi trasformazioni urbane del secolo» (la definizione è dell'ex sindaco Valentino Castellani).
Dall'altro chi lamenta la scarsa attenzione alla qualità architettonica di interventi che segneranno la città per molti decenni. Chi ha ragione? Salomonicamente: entrambi.
Prendiamo la metropolitana: da un lato è un'ottima iniziativa, lanciata in tempi brevissimi e che sembra procedere regolarmente coi costi previsti. Dall'altro, cioè da un punto di vista architettonico, si annuncia in modo un po' mediocre: le stazioni in costruzione sono quasi tutte uguali e non proprio entusiasmanti. Ripudiate, almeno in parte, dal loro progettista Bernard Kohn durante un incontro pubblico al Politecnico, verranno forse salvate dai mosaici di Ugo Nespolo e degli altri artisti coinvolti. Però, in quanto ad architettura, che differenza rispetto alle recenti linee metropolitane di altre città europee! Per esempio gli ariosi volumi dello stesso Bernard Kohn a Parigi, i bei Fosteritos di Bilbao (ribattezzati scherzosamente in onore del loro progettista, il celeberrimo Norman Foster) e i monumentali atrii di Napoli, inizialmente voluti dal sindaco Bassolino (progettisti Gae Aulenti e Alessandro Mendini). Per non parlare della pluripremiata Jubilee Line di Londra, evento
architettonico del millennio, che ha attirato l'attenzione di riviste e quotidiani da tutto il mondo (per inciso: il suo successo è stato attribuito a un architetto di origine italiana, Roland Paoletti).
Non sarà probabilmente così a Torino, che per quanto riguarda la metropolitana sembra aver sprecato un'occasione importante: se non altro a livello di immagine della città e di pubblicità gratuita sulle riviste di architettura. La città però ha ancora tante altre
opportunità da giocare. Per esempio il prolungamento della medesima linea della metropolitana, oggi nella fase iniziale di progetto. Oppure l'area Italgas di corso Regina Margherita, a destinazione universitaria, dove è in fase di assegnazione un intervento addirittura da 100 milioni di euro (guardate il completamento del primo lotto sul lato Nord e un brivido vi correrà per la schiena).
Infine i villaggi olimpici: se per la riconversione degli ex mercati generali è stato annunciato dal sindaco Chiamparino un concorso di progettazione (un'ottima iniziativa, che favorisce il confronto tra professionisti e l'apertura internazionale della città), per altri tre villaggi la qualità architettonica sembra oggi decisamente in forse, in ragione della decisione di affidarne la costruzione a concessionari privati in base a parametri economici e non estetici. Vale forse la pena ricordare che queste ultime due variabili non sono del tutto contrapposte. E che, parafrasando Adriano Olivetti, una città progettata bene e una progettata male costano uguale:
ma la prima ha poi successo (anche economico), la seconda no.
(School of Architecture and Planning, Mit, Boston)

Carlo Ratti