23 dicembre 2002
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09.06.2002
Cus, artigianato dello sport universitario

Un convegno mette a confronto Italia e Usa: serve un osservatorio mondiale

LA GRANDE industria dello sport universitario americano contro l'artigianato italiano del Cus: è stato questo il motivo di riflessione più forte emerso dal convegno su "Sport e università nel mondo, modelli a confronto" organizzato dal Cus, dall'Università, dal Politecnico e da Torino Internazionale, ieri, al centro congressi dell'Unione Industriale. Di fronte erano modelli di integrazione tra sport e studio davvero diversi. L'università della North Carolina, ad esempio, una delle più conosciute al mondo, con una fortissima squadra di basket e grandi corridori a saltatori, spende per attività sportive 300 milioni di dollari all'anno. Una cifra enorme se confrontata con quella dell'Università di Losanna o con il budget annuale del Cus Torino, 450 mila euro. "Solo dai diritti televisivi - ha spiegato Frederick Mueller, direttore del dipartimento di Scienze dello sport della Università della North Carolina - ci arrivano introiti per 250 milioni di dollari, che spendiamo per le prime squadre di atletica leggera, basket e football. Ma altri 50 milioni di dollari di entrate ci consentono di curare anche le squadre di base, con un circuito regionale di gare che crea un pubblico fedele e felice di vedere i futuri campioni nascere sui campi di casa". Ben diverse le disponibilità economiche del Cus Torino: "Con 450 mila euro all'anno - ha sottolineato il presidente Riccardo D'Elicio - abbiamo il maggior numero di atleti tesserati alle varie federazioni (1.236) tra tutti i centri universitari italiani, e coinvolgiamo 20 mila giovani nelle attività sportive. Sono dati di valore che fanno del Cus la punta di diamante nel contesto italiano. Ma si può fare di più". D'Elicio ha anche proposto che il Cus faccia nascere a Torino un Osservatorio mondiale delle sport universitario".

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