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Torino - 26 maggio 2003
 
 
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23.12.2002 - Torino: le feste dell´arte
TORINO L´IGLOO di Mario Merz, grande vecchio dell´arte povera, con il suo ferro, i suoi neon e le sue fontane, campeggia sulla nuova arteria creata con la copertura della ferrovia, proprio al confine tra il quartiere chic della Crocetta e quello popolare ed operaio di Borgo San Paolo. È il punto di partenza per un viaggio tra i mille eventi d´arte, che in questo fine 2002, Torino mette in vetrina: sono una delle strade per superare la crisi di identità che la città attraversa, tra il grande passato di capitale industriale e un futuro in cui brillano le Olimpiadi invernali del 2006. L´arte può servire a riflettere sulla propria storia e le proprie vocazioni, come accade almeno in parte nella grande kermesse di Artigiano Metropolitano, sette mostre di arte applicata, in altrettanti palazzi storici, da Palazzo Carignano, sede del primo Parlamento Italiano, alla Cavallerizza, le scuderie sabaude dietro via Po. All´Archivio di Stato fanno tenerezza le grandi fotografie del Salone dell´automobile del `57 con i prototipi della Lancia Coupè Viberti, del pulmann Monotral disegnata da Umberto Mastroianni e della Ferrari da competizione ideata da Carlo Mollino, così come il vestito di cerniere lampo, realizzato da Anne Marie Sauzeau Boetti nei ruggenti Anni 60 della discoteca Piper. Artigiano Metropolitano vuole festeggiare il centenario della prima esposizione di arti applicate che si tenne a Torino nel 1902: la città faceva allora il bilancio delle attività e delle risorse che aveva saputo tirar fuori, dopo il 1862, per cancellare la perdita del ruolo di capitale del regno. Tra gli uomini che contribuirono a fare di Torino una capitale ci fu senza dubbio Massimo d´Azeglio. Alla sua poliedrica figura di intellettuale, politico ed artista (fu primo ministro dei Savoia, scrisse l´Ettore Fieramosca, dipinse paesaggi e battaglie) è dedicata la mostra della Galleria d´Arte Moderna e Contemporanea (che propone anche Tempeste di Eva Marisaldi). Torino nell´800 era anche ricca di viaggiatori che partivano per paesi lontani e poi magari regalavano ai musei civici i tesori delle loro scoperte, dalle pagaie istoriate della Papuasia alle maschere precolombiane dell´America: lo si capisce leggendo i nomi dei donatori sotto le opere di Terre Lontane, la piccola e bella mostra curata da Enrica Pagella, direttrice del museo di arte antica, a Palazzo Madama. L´arte può essere un modo per richiamare non solo il pubblico cittadino ma anche i turisti: cercano di farlo tanto la grande mostra Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo, curata da Vittorio Sgarbi e allestita al Castello di Stupinigi (valgono il viaggio il Narciso di Caravaggio e la Santa Margherita di Annibale Carracci: in Australia le 70 opere lungo tre secoli di arte italiana hanno richiamato 300 mila visitatori, ma in Australia non hanno gli Uffizi, Brera o l´Accademia di Venezia a due passi) quanto lo sfavillio di Luci d´Artista. La manifestazione è al quarto anno di vita e accende strade e piazze della città, non solo per le feste natalizie, con luminarie disegnate da artisti contemporanei. I nomi nuovi di quest´anno sono Mario Airò in Piazza del Municipio e Jan Vercruysse con le sue vasche vagamente infernali nella (da poco pedonalizzata) Piazza Bodoni. Poi ci sono i nomi «storici» come Rebecca Horn con i suoi spiritelli viola ai Cappuccini o Buren con il suo tappeto volante nella piazzetta Mollino. Anche quest´anno accompagna Luci d´Artista (Le monde le ha dedicato un´intera pagina) ManifesTo, una carrellata di grandi manifesti con opere di giovani artisti scelti dai galleristi torinesi, a dimostrazione dei frutti che può dare la collaborazione tra enti locali e privati. C´è anche il Presepio di Lele Luzzatti, spostato quest´anno in Piazza Castello. Arte contemporanea in match con luoghi storici a Palazzo Reale per Gemine Muse. Qui tre giovani artisti, Maura Banfo, Saverio Todaro e Paolo Piscicelli sono intervenuti nelle sale della Reggia: c´è chi ha ritoccato un lampadario, chi ha disteso bavaglini con l´albero genealogico dei Savoia, chi ha realizzato una kermesse sonora sotto uno scalone juvarriano. Un´altra delle vocazioni cittadine è il cinema, alla Fondazione per la Fotografia, Cento scatti per il cinema italiano, indaga la professione del fotografo di scena nell´ultimo decennio. Aperte a settembre sono ormai stelle fisse nel panorama cittadino la Pinacoteca Agnelli al Lingotto, con una carrelata di capolavori che vanno da Canaletto a Matisse, da Renoir a Picasso, e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Borgo San Paolo: qui Exit, curata da Francesco Bonami, il direttore della prossima Biennale di Venezia, mette in vetrina le nuove generazioni italiane. Il tempio del contemporaneo è il Museo di Rivoli, alle porte della città: qui ci si emoziona tanto con le opere dei cinque moschettieri della Transavanguardia quanto con le fotografie dell´americana Nan Goldin (oltre che con la cucina di Davide Scabin all´annesso ristorante Combal0). Completano il quadro Deserti di Dvora Weisz al Museo dell´automobile e Zoologia Fantastica all´eternamente ristrutturando Museo di Scienze Naturali. L´esplosione di eventi artistici aiuterà a superara la crisi? È presto per dirlo, certo dimostra che la città ha saputo costruire in questo campo delle occasioni, che non dovrebbero sciogliersi al sole come gli igloo: non a caso quello di Merz è di pietra.

Rocco Moliterni

 
 
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