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Torino - 26 novembre 2003
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26.10.2003 - L´arte della pubblicità Carosello entra a Rivoli
Per chi adora gli spot e salta da un canale all´altro per trovarli, per chi – pur non confessandolo – passa ore davanti alla tv attendendo il suo cult del momento, sta per suonare l´ora del riscatto. Nel paese della pubblicità, al Castello di Rivoli, è una mostra per loro, ma anche per chi con questa forma di comunicazione intrattiene un cordiale rapporto di amore-odio, di diffidenza, di ammirazione, di semplice curiosità. Lungo i centoquaranta metri della manica lunga sono stati ricostruite (con proporzioni spesso sorprendenti) le location più tipiche dei filmati pubblicitari, quelli che gli italiani conoscono e riconoscono meglio del proprio appartamento: «la» cucina, «la» camera da letto, «il» bagno, ma anche la spiaggia, la campagna, e la città più pubblicitaria di tutte, New York, e la sua antitesi bonariamente selvaggia, il West. Tra una scenografia e l´altra, anzi, nella scenografia, va in onda la materia prima, gli spot appunto: oltre trecento, selezionati tra quelli che hanno vinto premi importanti come Cannes e Venezia o mandati dalle grandi agenzie pubblicitarie italiane, che pure non sono privilegiate in una mostra dal profilo internazionale.

La mostra propone invece moltissime pubblicità che gli italiani non hanno mai visto e che arrivano, oltre che da Stati Uniti ed Europa, dall´Australia, dal Giappone, dal Sudafrica: ci sono campagne sociali, come quella contro la discriminazione di chi è «diverso» (un ragazzino che ha perso i capelli a causa della chemioterapia torna in classe con un berretto; il giorno dopo tutti i compagni hanno un berretto identico, e lo tolgono per invitarlo a fare altrettanto), ed altre orientate al mercato (un altro ragazzino, questa volta nel West, va al drugstore e compra timidamente un preservativo; arrivato a casa della sua ragazza scopre che il padre non è altri che chi glielo ha venduto), con il filo conduttore dettato dai luoghi, ma anche dall´originalità e dall´ironia.

Come per miracolo, dalle pubblicità in mostra a Rivoli è stata cancellata la stupidità, la banalità un po´ offensiva che induce l´altra metà dell´umanità a cercare il telecomando non appena il programma si interrompe. Una scelta precisa del curatore, Ugo Volli, docente di semiotica del testo all´Università di Torino, ma anche una scelta dettata da ciò che la mostra rappresenta: il primo, importante evento (dopo la retrospettiva dedicata ad Armando Testa) nel calendario del primo Museo della Pubblicità. Se questa è la filosofia che ispirerà il Museo, ci sono buone speranze che l´operazione – resa assai impegnativa, tra l´altro, dai costi elevati di una struttura che, proprio come il Museo d´Arte Contemporanea che c´è già, deve costituire la propria collezione permanente e promuovere un paio di appuntamenti di rilievo ogni anno – mantenga un profilo non soltanto torinese e non soltanto italiano. Non un museo ispirato alla nostalgia del passato, insomma, ma un punto di riferimento e di confronto culturale per chi alla pubblicità studia e lavora e per chi, semplicemente, la trova divertente.

Al Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, piazza Mafalda di Savoia, dal 5 novembre al 29 febbraio, info 011/9565220,

Vera Schiavazzi

 
 
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