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Torino - 26 maggio 2003
 
 
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10.01.2003 - I piccoli negozi non si arrendono all'assalto dei centri commerciali
La bottega attira ancora. E il rilancio del commercio dopo anni bui è affidato al settore degli alimentari. E´ tutto scritto nelle statistiche elaborate dall´Ascom-Confcommercio (con dati raccolti dall´assessorato alle Attività economiche del Comune), che riportano un totale di 1159 negozi aperti (con 808 volture) contro 517 chiusi nei primi 10 mesi dell´anno. Ben 69 sono attività legate alla vendita di alimentari, gestite in negozi con superfici che rientrano nella categoria «vicinato» (fino a 250 metri quadrati, nei Comuni fino a 10 mila abitanti, non serve la licenza municipale). «Continua l´effetto positivo del "decreto Bersani" - sostiene Giuseppe De Maria, presidente dell´Ascom provinciale -. I dati dimostrano la rilevante vivacità e capacità di adattamento del settore alle diverse caratteristiche socio-economiche del territorio». A sostegno della sua tesi, De Maria cita l´inversione di tendenza dal saldo negativo tra aperture e chiusure del 1998 (con 66 attività commerciali «cessate»), al «boom» del `99 (697 aperture in più), alle 642 di quest´anno dopo una leggera flessione nel 2000 (aumento di 520) e del 2001 (467 in più). «Nel `99 qualcuno pensava che la liberalizzazione degli "esercizi di vicinato" avrebbe portato a un incremento di aperture soltanto nell´immediato, ma non è stato così - aggiunge De Maria -. Secondo i dati a nostra disposizione, perdura l´interesse alla creazione di nuovi punti vendita. E anche in misura ragguardevole. Il fenomeno delle cessazioni, poi, si mantiene tutto sommato sui valori abituali. Anzi, potrei dire che fa registrare addirittura un leggero calo». Ancora: «Questo testimonia ancora una volta la funzione attrattiva che la rete distributiva torinese esercita su tutta l´area metropolitana e anche il ruolo fondamentale che proprio per questo può esercitare rispetto alle varie strategie di promozione turistica». Già, perché molti negozi nuovi di alimentari sono legati alla produzione artigianale, tradizionale ed etnica. Ed ecco la tripla opportunità: sfruttare questi punti vendita come spunti per l´integrazione dell´immigrazione straniera in città e in Piemonte, offrire posti di lavoro (3 mila in più nell´ultimo anno) e mettere sul mercato un elemento in più per caratterizzare l´immagine regionale in Italia e all´estero. Ma per raggiungere questo obiettivo, De Maria chiede «maggiore attenzione. Penso ad esempio al problema dei cantieri aperti in città e alla necessità di supporti concreti e adeguati a darci la possibilità di fronteggiare momenti non facili per il commercio e per l´economia in generale. Ritengo che sul terziario vadano giocate carte fondamentali se vogliamo parlare davvero di riconversione e di ripresa economica. Così come di capacità di fare accoglienza e promozione turistica, preparando la strada ai grandi appuntamenti cui nell´immediato futuro è chiamata la città». Tra gli elementi positivi elencati da De Maria c´è anche «l´apertura del Centro commerciale del Lingotto, con la sua galleria di 5 mila metri quadrati di negozi», diventato un polo di attrazione di pubblico che ha ravvivato una zona dove fino a qualche tempo fa l´affluenza era legata in modo quasi esclusivo agli ospedali Molinette, Sant´Anna e Cto.

Claudio Laugeri

 
 
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