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Torino - 28 gennaio 2004
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10.11.2003 - Sotto le luci niente
Si può essere d´accordo con Maupassant il quale sosteneva che «i grandi artisti sono quelli che impongono all´umanità le loro particolari illusioni» a condizione però che questa imposizione non diventi una sorta di tirannia tanto insistita nel tempo da rendere insopportabile anche la bellezza delle illusioni. Perché non c´è niente di più deprimente della reiterazione di un fatto anche quando esso sia stato accolto in principio come una novità meritevole di qualche apprezzamento, quasi l´effetto di un lampo di colore su una tela grigia. Così come erano state accolte le «Luci di artista» accese nella Torino prenatalizia degli ultimi anni Novanta, promessa di una riscoperta vivacità che le vicende economiche di questa città poi si incaricarono di dimostrare errate per eccesso di ottimismo.

Con qualche variante siamo alla sesta edizione di questa performance che l´assessore Fiorenzo Alfieri da tempo coltiva personalmente dopo essersela portata gelosamente dietro nel passaggio dal Commercio alla Cultura. Forse è proprio per questo che sta cercando di darle una diversa e meno canonica connotazione, trasformandola gradualmente da evento legato alle festività natalizie in manifestazione più o meno perenne sul modello lyonnais della città-museo a cielo aperto della luce. Tant´è che il tradizionale presepe di Lele Luzzati è stato confinato dai giardini di piazza Carlo Felice in periferia. Niente di male, basta solo sapere che le luci sono altra cosa, evitando così di dover rispondere al quesito eduardiano «Tie piace o´ presepio?».

Nessun dubbio che per una città gemellata con Glasgow un tocco di luce può essere provvidenziale, ma da questo a dire che le luci d´artista costituiscano un fattore di attrazione per i turisti ce ne passa. Soprattutto se resta un´iniziativa fine a sé stessa, non facente parte di un progetto complessivo di rilancio anche estetico del cuore di Torino.

Non risulta infatti che negli ultimi sei anni il Natale torinese sia stato caratterizzato da un´invasione di visitatori. A voler essere obiettivi, non si è registrato nessun incremento che non fosse quello motivato dal richiamo dei musei, questi sì importanti e meritevoli di essere visti.

Ora oltre un milione di euro per rispolverare con qualche ritocco il rito delle luci, è una cifra di tutto rispetto. Ma ciò che conta è il risultato ovvero l´effetto finale di un´iniziativa che per essere veramente efficace andrebbe accompagnata da un piano di intervento complessivo in grado di migliorare un centro storico che con gli anni ha perduto la sua fisionomia di salotto buono della città. Che non sarebbe un guaio irreparabile se contemporaneamente fossero state recuperate - o anche non abbandonate - altre aree urbane in modo da cancellare il carattere monocentrico di Torino. Questo non si è verificato e anzi è accaduto il contrario nel senso che la periferia non si è fatta centro mentre il centro ha finito per rassomigliare alla periferia.

Col risultato di un centro urbano, quello che altrove viene chiamato city anche per effetto di attività finanziarie e commerciali che non fanno parte dello sviluppo storico di Torino, nel quale la sopravvivenza di negozi eleganti, caffè, uffici di rappresentanza tende a diventare sempre più una rarità. Si assiste, forse per effetto della mancanza di quegli strumenti che una volta erano assicurati dai piani commerciali, al proliferare di negozi di discutibile eleganza: un trionfo dell´abbigliamento non sempre di qualità e degli articoli elettronici spesso in locali che cambiano destinazione da un giorno all´altro e che ricordano Hong Kong e Singapore, mortificando anche il buono che sopravvive a questa mutazione.

Il sindaco Chiamparino dice che è giusto puntare sul bello e ha ragione. Ma il bello non può essere affidato soltanto a un interruttore e probabilmente chi mette in discussione «Luci d´artista» non lo fa soltanto per partito preso verso quello che, con qualche azzardo, viene indicato come un investimento sul bello. Le luci fanno parte del Natale e tendono a diventare un arredo urbano anche fuori dalle festività. In questo Torino fa bene ad adeguarsi ad altre grandi città sparse nel mondo. Se poi provvedesse a migliorare anche ciò che sta sotto queste luci probabilmente l´effetto sarebbe più sicuro e cadrebbe anche la ragione di qualche critica. Si potrebbe dire con più serenità Fiat lux.

Salvatore Tropea

 
 
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