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19.12.2002 - Terziario, il nostro futuro. Intervento del Direttore dell'Unione Industriale
Ho apprezzato molto sia i contenuti che l'approccio ai problemi e al futuro della nostra città, come emergono dalla «piattaforma» pubblicata sulla «Voce del Popolo» l'8 dicembre scorso. Torino, in effetti, è cambiata e sta cambiando e dispone di molte potenzialità di sviluppo, che dovrebbero aiutarci ad assorbire i contraccolpi della crisi Fiat. Questi cambiamenti sono in atto da alcuni anni ed erano già evidenti prima che la crisi dell'auto si manifestasse con tutte le sue ripercussioni economiche, finanziarie e occupazionali.
In pochi anni il tasso di disoccupazione è sceso sensibilmente. Il tanto auspicato processo di diversificazione economica ha subito un'accelerazione. All’inizio degli anni Ottanta il 60% dei lavoratori torinesi era occupato nell’industria e il 35% nel settore dei servizi. A distanza di vent’anni, le percentuali si sono capovolte. Il terziario dà lavoro a più del 60% degli addetti ed è diventato, quindi, il settore prevalente dal punto di vista occupazionale nella nostra area.
A Torino è nato e si è sviluppato un distretto Ict (Information and comunication tecnologies) formato da circa 7 mila imprese, che danno lavoro a 54 mila addetti, con un tasso medio di crescita del 10% circa nel quadriennio 1998-2001. Il settore dei servizi alle imprese, infine, è cresciuto qualitativamente e quantitativamente, anche per effetto delle politiche di outsourcing, fino ad azzerare la dipendenza da Milano: nell’area torinese le imprese che producono servizi innovativi sono oggi quasi 22 mila. Nei prossimi dieci anni a Torino e nella sua provincia saranno realizzate infrastrutture per circa 8 miliardi di euro, che cambieranno radicalmente la struttura della città e della sua area metropolitana. La realizzazione dell'Alta Velocità Torino-Milano, in particolare, costituirà un forte fattore di attrazione degli investimenti che prima si orientavano verso l'area milanese.
Vi è, inoltre, la grande opportunità rappresentata dai Giochi Olimpici del 2006. Uno studio dell’Unione Industriale, condotto con il Toroc, ha calcolato che l'evento olimpico determinerà un aumento del valore aggiunto di 1.700 milioni di euro; il Pil regionale crescerà in media dello 0,3%-0,4% all'anno; verranno creati in media 4.500 nuovi posti di lavoro all'anno, con punte di 8 mila unità nel 2006; il tasso di occupazione scenderà mediamente dello 0,3% annuo. Ciò senza tener conto delle numerose e qualificate iniziative che la città realizza in campo culturale e turistico, riscoprendo una vocazione che in questi anni era stata un po' trascurata.
In definitiva, solo pochi mesi fa vi erano tutte le premesse per guardare con ottimismo al futuro dell'area torinese. Ora che si stanno definendo meglio i contorni e le ripercussioni della crisi dell'auto, tutte queste opportunità e risultati sembra che siano stati cancellati. Torino improvvisamente è tornata a essere dipinta come la solita città grigia, priva di prospettive, dipendente in tutto e per tutto dall'auto. Per Torino la crisi dell'auto è sicuramente un problema molto serio, che va affrontato con decisione anche per i riflessi che essa ha sulle imprese dell'indotto. Tali imprese costituiscono un patrimonio unico di esperienza e capacità industriale, tale da non avere riscontro nel resto del Paese.
Per di più a Torino, il sistema automotive si dirama in altri importanti settori di attività, coinvolgendoli in una comune logica innovativa e organizzativa. Tutto questo patrimonio non va soltanto salvaguardato, ma messo nelle condizioni di superare le difficoltà per poter esprimere al meglio in futuro tutte le sue rilevanti potenzialità.
Torino e la sua area restano al centro del sistema dell'automobile in Italia e nessun rilancio futuro può prescindere dal loro ruolo di motore attivo. Pur rimarcando l'importanza che il settore ha e continuerà ad avere per il futuro dell'economia torinese, non mi sento tuttavia di condividere l'idea, abbastanza diffusa nell'opinione pubblica, che Torino non abbia altri punti di forza su cui far leva per il suo sviluppo. Torino in questi anni è cambiata, si è diversificata. Vi sono comparti come l'Ict, l'aerospaziale, i settori delle tecnologie più avanzate, che costituiscono delle eccellenze e che offrono grandi prospettive di sviluppo. Da questo punto di vista la «piattaforma» fornisce una descrizione ampia e condivisibile di tutte queste opportunità.
D'altra parte, i dati più aggiornati sul mercato del lavoro dicono che l'occupazione, sia pur più lentamente e con le caratteristiche che conosciamo, continua a crescere e vi sono comparti, anche industriali, che continuano a offrire occasioni di lavoro soprattutto per i giovani. L'insieme di queste considerazioni mi porta quindi a dire che Torino ha di fronte a sé una duplice esigenza: affrontare nel modo più efficace possibile l'emergenza rappresentata dalla crisi dell'auto, ma al contempo continuare a investire e assecondare il processo di diversificazione in atto nella nostra area, in considerazione della sua capacità di creare occasioni di lavoro soprattutto per i giovani.
Concludo esprimendo il mio vivo apprezzamento per l'iniziativa promossa da «La Voce del Popolo», che sarà tanto più efficace se saprà raggiungere due obiettivi: trasferire alla città una nota di ottimismo che deriva dalla straordinaria volontà e capacità di fare che la nostra area ha sempre dimostrato in generale e in situazioni come quella odierna; trasmettere con forza all'opinione pubblica e ai decisori politici il messaggio che la salvaguardia del sistema automotive torinese non è solo un problema locale, ma incide e condiziona fortemente il futuro dell'industria dell'auto in Italia.

Sergio DOSIO

 
 
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