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16.11.2003 - Pattinaggio, Torino perde i mondiali del 2005
Torino perde i campionati mondiali di pattinaggio veloce che avrebbero dovuto svolgersi nel 2005. Lo ha deciso ieri ad Erfurt in Germania l’International Skating Union (Isu). Secondo la federazione internazionale «la costruzione dell’impianto di gara dove Torino ospiterà la disciplina durante i Giochi del 2006 è in ritardo rispetto alla tabella di marcia». Una decisione irrevocabile e inappellabile visto che l’Isu ha deciso di trasferire l’evento a Salt Lake City negli Stati Uniti, la città che ha ospitato le ultime olimpiadi invernali. Una decisione che secondo la presidente della Provincia, Mercedes Bresso, «non dovrebbe avere conseguenze sui Giochi del 2006 perché ci hanno assicurato che l’impianto sarà pronto in tempo».

L’impianto è quello che sorgerà nell’area del Lingotto sui terreni un tempo occupati dalle Ferrovie dello Stato. Si tratta di un’area di 100 mila metri quadrati dove sarà realizzato l’Oval un’opera dal valore di 58 milioni di euro progettata dagli architetti Pino e Alessandro Zoppini e da John Barrow. Ma che cosa è successo? Il problema, ancora una volta si chiama asbesto, cioè amianto. Nel corso dei normali controlli prima dell’inizio dei lavori, ricercatori del Politecnico e del Centro Regionale per l’Amianto hanno scoperto tracce di fibre. In alcuni punti la presenza del minerale cancerogeno è di gran lunga al di sotto dei limiti di legge, ma c’è un’area circoscritta in cui la densità di asbesto raggiunge i 2600 milligrammi al chilo, a fronte di una soglia consentita di 1000 milligrammi al chilo. Molte fibre sono state trovate sotterrate 30 centimetri sotto il suolo, mischiate a pietrisco, frammenti di vetro, placche metalliche e residui plastici. L’11 giugno il procuratore aggiunto della Procura della Repubblica, Raffaele Guariniello, apre un fascicolo contro ignoti e ordina ai tecnici dell’Arpa di tenere sotto controllo l’area del futuro Palaghiaccio e di svolgere ulteriori «carotaggi» nel terreno per scoprire la presenza di fibre d’amianto. In ogni caso sarà indispensabile provvedere a una bonifica dell’area sulla base delle rigide norme che disciplinano lo smaltimento del minerale. Le prime dichiarazioni del vicedirettore dell’Agenzia Torino 2006, Mario Piovano, sono improntate all’ottimismo: «Non c’è alcun pericolo di ritardo nei lavori di costruzione dell’impianto per i giochi sul ghiaccio e tanto meno di blocco dell’opera». Così non è.

Solo il 20 ottobre il Comitato di regia, infatti diffonde un comunicato dove si precisa che i problemi legati alla bonifica dell’area dall’amianto «possono considerarsi risolti» e che la rimozione del pietrisco ferroviario avverrà entro la fine di ottobre con il conseguente avvio della realizzazione dell’opera. Con queste garanzie il Comitato prevede la possibilità di preparare il ghiaccio nel marzo del 2005 e di rispettare il cronoprogramma. Un test event verrà organizzato per l’inverno 2005.

Ieri è arrivata la doccia fredda. Ancora Bresso: «Abbiamo pagato il prezzo di una scoperta imprevedibile, l’amianto, e probabilmente di alcune difficoltà nel passaggio di proprietà dell’area. In ogni caso ci è stato assicurato che l’Oval sarà pronto in tempo per le Olimpiadi Invernali». Ettore Racchelli, assessore allo Sport della Regione dà una lettura diversa: «E’ evidente che l’Isu di fronte ad un ostacolo ha scelto la strada più semplice, sfruttare un impianto già esistente e tecnologicamente avanzato. Abbiamo perso una tappa ma adesso anche noi dobbiamo esigere che i nostri impianti sia usati per gare mondiali anche dopo il 2006 e per ottenere i prossimi mondiali di pattinaggio».

Maurizio Tropeano

 
 
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