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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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19.12.2002 - Quattro scommesse per la nuova Torino. Il vicesindaco interviene nel dibattito
Alcuni interessanti articoli comparsi su «La Voce del Popolo» delle scorse settimane evidenziavano i problemi e le opportunità della città per i prossimi anni e sottolineavano che «…la città non sarà mai più come prima…». Condivido questa affermazione e la trovo preoccupante per un verso e molto stimolante per un’altro.
Torino dovrà affrontare sostanzialmente quattro grandi problemi.
Il primo è che viviamo in una situazione internazionale e locale nella quale la forbice dei redditi si sta ampliando sempre di più, sta scomparendo la classe media e vi saranno fasce di popolazione sempre più ricche e fasce di popolazione sempre più vicine alla soglia di povertà; questo sarà ancora più vero ed avrà un impatto maggiore in una realtà in grande trasformazione economica come la nostra.
Un secondo elemento riguarda il calo demografico locale e la pressione esercitata dai paesi extra-europei: l’immigrazione sarà un dato costante ancora per diversi anni e l’integrazione e la costruzione di una società multiculturale costituiranno un problema ancora per molto tempo. In quest’ottica la capacità di essere accoglienti non rinnegando o annacquando la nostra identità ma anzi confrontandola con le altre perché ne scaturisca un reciproco arricchimento è essenziale.
Il terzo è che la città dovrà completare la trasformazione da città operaia e dell’auto, in cui la Fiat e la sua proprietà erano riconosciuti come «casa regnante» a città in cui - pur rimanendo essenziale l’industria dell’automobile - l’innovazione, la formazione ed il terziario avanzato rappresenteranno la vera fonte di sviluppo. Nel cercare la soluzione al «problema Fiat» bisogna muoversi considerando alcune priorità rappresentate dal fatto che la Fiat è la più grande industria italiana e smembrarla (farne il cosiddetto spezzatino) sarebbe un impoverimento oggettivo per l’Italia e non solo per Torino. Bisogna anche agire nella consapevolezza che al termine della ristrutturazione potremo considerare un grande successo l’avere conservato a Torino il ponte di comando dell’azienda, la sua ricerca innovativa ed una serie di produzioni, ma i posti di lavoro saranno comunque molti meno di quelli attuali e questo richiede una grandissima attenzione nella predisposizione di tutte quelle misure che possano consentire il reinserimento lavorativo o comunque il sostegno economico per tutte quelle persone che perderanno il lavoro.
In questa impresa vi è comunque una grande ricchezza che Torino deve saper sfruttare: questa è una delle pochissime città al mondo in cui, in una stessa area, una automobile può essere ideata, progettata, prototipizzata, costruita e commercializzata e questo grazie ad un indotto dell’auto che non ha pari al mondo e che è una grande opportunità per il rilancio.
La quarta sfida è che l’invecchiamento della popolazione, i ritmi di vita famigliare, la situazione economica ed un modello di sanità che offre cure sempre più adeguate ed all’avanguardia ma sempre più costose ci costringeranno a rivedere l’intero sistema di welfare locale. La nostra capacità di rinnovare il sistema di welfare tenendo conto dell’enorme incremento delle esigenze e delle compatibilità economiche della finanza locale sarà di grandissima importanza perché venga mantenuta una grande coesione sociale anche in questi anni di grandi mutamenti.
Individuare questi problemi ed affrontarli come tali può far tremare le vene dei polsi, ma Torino ha tutte le possibilità economiche, culturali ed umane per affrontare e vincere queste sfide.
Per affrontare nel modo giusto queste trasformazioni epocali la città ha bisogno di istituzioni, associazioni, organizzazioni sociali e partiti politici che sappiano, pur nel rispetto dei ruoli reciproci, fare gioco di squadra e rendersi conto della posta in gioco che è il ruolo che Torino potrà avere a livello nazionale ed europeo nei prossimi anni.
Nella ricetta per costruire la Torino del futuro vi è però un ingrediente che è essenziale ed è la capacità dei torinesi di ritrovare l’orgoglio di vivere in questa città, di appartenervi e di saper edificare, con quella lungimiranza e quella attenzione all’altro che abbiamo ereditato dai nostri santi sociali, una città moderna ed attiva, ma vivibile e solidale, nella quale nessuno si senta abbandonato.
Cosciente che questo è lo spirito che anima la Chiesa torinese ed i lettori della «Voce» auguro a tutti un Santo Natale.

Marco CALGARO

 
 
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