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Torino - 28 luglio 2003
 
 
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12.12.2002 - Il futuro? Sarà senza fili
L’«ondata del cambiamento» che ha investito l’industria e la società negli anni ’80-90 è stata determinata e favorita dalle innovazioni tecnologiche sviluppatesi attorno al mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica e alla loro integrazione (oggi dette ICT: Information Communication Technologies). Si parla di tecnologie di trattamento dei segnali (voce, immagini fisse ed in movimento, testi, dati...), telecomunicazioni, processi informatici, microelettronica). E sono riconducibili alle stesse tecnologie di base i sistemi che danno luogo ai processi produttivi flessibili o alle «fabbriche automatiche» (controllo delle macchine numeriche e reti dati).
Gli stessi elementi sono anche alla base dello sviluppo della telefonia mobile e dei nuovi servizi («servizi wireless»). Mondi tecnici e mercati separati un tempo sono oggi fortemente collegati dalle tecnologie di base: attualmente essi sono caratterizzati non dalle tecniche produttive, ma dal marketing con cui si impongono al consumatore.
Torino ha una vasta cultura tecnologica di base, rappresentata dalle scuole di alta tecnologia (Politecnico innanzitutto, ma anche facoltà tecniche dell’Università) e di formazione di tecnici di buon livello con i vari istituti tecnici di lunga tradizione. Lo sforzo oggi deve essere quello di mettere in collegamento le competenze tecnologiche esistenti con la cultura del marketing in modo da tradurre i bisogni del mercato in prodotti realizzabili con le tecnologie esistenti.
Un esempio può essere rappresentato dallo sviluppo della banda larga, o delle reti di telecomunicazione ad alta velocità, sia su rete fissa sia su reti «wireless». In Italia l’etere viene utilizzato in modo assurdo, perché quasi tutta la distribuzione tv è sulle onde e non su cavo, rete fissa; come avviene nei grandi paesi sviluppati.
La banda larga Le informazioni multimediali (voce, immagini (fisse e mobili-TV), i dati in genere) sono inviate da un produttore a un ricevitore, utilizzando i mezzi trasmissivi (i cavi telefonici, le fibre ottiche, le onde radio (il sistema «wireless»): tanto più elevate sono le informazioni da trasmettere-ricevere (oppure quanto meno tempo si vuole aspettare per ricevere l’informazione richiesta) tanto più «larga» deve essere la banda di frequenze del sistema trasmissivo per permettere il trasporto di grandi quantità di bit di informazione. Da qui la dizione «banda larga», di cui la fibra ottica è la esemplificazione più immediata.
A Torino si era iniziata nella seconda metà degli anni ’90 la realizzazione di una prima infrastruttura di rete di telecomunicazioni a larga banda (Torino 2000), che vedeva coinvolti il Comune e Telecom Italia. L’obiettivo era di predisporre le condizioni tecniche che permettessero lo svilupparsi di nuove attività di lavoro e nuovi stili di vita, per dare ai cittadini gli elementi su cui costruire la nuova città a fronte dei cambiamenti determinati dalla globalizzazione/competizione, in particolare nel settore finanziario/industriale.
Le infrastrutture non sono state completamente utilizzate; il processo si è interrotto poiché la competizione tra varie società di TLC ha privilegiato l’utilizzo delle reti esistenti piuttosto che la sperimentazione su scala allargata di nuove tecnologie e nuovi servizi. Gli enti pubblici non hanno continuato a guardare con convinzione alla innovazione «sociale» stimolata da quella tecnologica: ha prevalso la cultura dominante del «ci pensi il mercato». E il mercato ha avuto uno sguardo al breve e non al rischio della innovazione.
Nei laboratori di ricerca sono in sviluppo nuove soluzioni tecnologiche, che andrebbero verificate sul campo e che potrebbero aprire nuove prospettive industriali, soprattutto se viste nella dimensione del mercato mondiale (ad esempio l’arrivo della fibra ottica a casa dell’utente o i cablaggi domestici in fibra o via radio). Per realizzare industrialmente tali soluzioni sono richieste competenze specialistiche elevate e capitali di rischio, ma le une e le altre non sono di quantità elevatissime.
Il settore su cui puntare è lo sviluppo di applicazioni per gli utilizzatori finali: l’ambiente casa, la piccola-media impresa artigianale-professionale, la grande impresa di servizi/industriale. Si può stimolare la nascita di imprese per la teledidattica (comprendendo l’editoria), la telemedicina, il commercio elettronico, i servizi al cittadino. In questi casi oltre a nuove competenze tecniche sono richieste capacità di analisi del mercato e … creatività. Da tutte queste diverse aree di sperimentazione allargata alla società si svilupperà una richiesta di persone in grado di garantire la gestione e manutenzione diffusa di impianti, apparecchiature, servizi.
Vantaggi per la città I vantaggi di questa prospettiva consistono nel fatto che dall’innovazione nelle infrastrutture possono nascere nuove industrie fortemente innovative nel settore dell’impiantistica di rete, produttrici di componenti a tecnologia ottica, di apparati e sistemi che utilizzano tali componenti.
E si tratta di imprese che, necessariamente, hanno vocazione di mercato mondiale. Il personale, altamente specializzato, può essere identificato presso il Politecnico, il Ti-lab ed altre industrie già presenti sul territorio. Dallo sviluppo di nuove applicazioni che si appoggiano sulle infrastrutture tecnologiche di cui si è detto sopra, possono derivare nuove imprese, a prevalente dimensione medio-piccola, più orientate all’utilizzo del software, dove è necessaria una buona dose di capacità creativa e intuizione.
Anche gli enti pubblici possono diventare «produttori» di domande innovatrice: la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini trova risposte adeguate dall’uso delle applicazioni legate alle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.
Un ciclo «virtuoso» di questo genere, infine, crea l’esigenza di un adeguato sistema di formazione, a vari livelli:
• specialisti di livello molto elevato, ma in quantità contenuta. In parte questi sono presenti, in parte le scuole accademiche sono in grado di fornirli;
• esperti di livello medio, ma in quantità discreta per una larga diffusione. In questo caso le scuole di formazione tipo diplomato o diploma di laurea sono adeguate, purché legate alle tecnologie informatiche e di telecomunicazione. Si apre anche la prospettiva di iniziative di formazione di privati;
• «nuovi artigiani», con contenuti tecnici diversi dal passato, ma con larga diffusione sul terreno. In questo caso vi sarà bisogno di sviluppare scuole con contenuti tecnico-pratico appropriato.

Giulio MODENA

 
 
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