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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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09.01.2003 - Torino scommette: "La FIAT ce la farà"
PREOCCUPATI per le difficoltà vissute, in questa fase, dalla Fiat e per le possibili ripercussioni sulla città; critici verso la gestione della dirigenza; ma, allo stes- so tempo, ottimisti sulle prospettive future. E' questo il ritratto dei cittadini torinesi di fronte alla crisi Fiat, tracciato, per Repubblica, da una approfondita indagine realizzata da Ipsos-Explorer.
br> La Fabbrica Italiana Automobili Torino, vive, fin dalla sua nascita, uno stretto legame con il capoluogo piemontese e i comuni limitrofi. Una relazione che appare tutt'oggi ampiamente confermata: l'8% dei cittadini residenti nell'area metropolitana torinese svolge un'attività connsessa alla FIAT, cui si aggiunge un altro 19% che lo ha fatto in passato. QUesto quadro si allarga ulteriormente se consideriamo anche i parenti e gli amici: più di un intervistato su due ha, all'interno della propria famiglia, persone che lavorano, o hanno lavorato, nella prestigiosa casa automobilistica. Quasi sette su dieci, inoltre, hanno un'auto Fiat in casa, e il 23% l'ha avuta in passato.

In un quadro di questo tipo è naturale che l'attuale momento di difficoltà sia vissuto con preoccupazione dai cittadini. Un'ampia maggioranza degli intervistati, infatti, prevede ripercussioni negative: per il lavoro e l'occupazione (93%); per lo sviluppo (84%) e la qualità della vita (87%) nella città; per il potere del contesto locale nei confronti dello Stato centrale (76%). E quasi una persona su due (47%) ha percepito, negli ultimi anni, un declino del ruolo di Torino in ambito nazionale.

Le responsabilità vengono attribuite, in primo luogo, ai vertici dell'azienda: la dirigenza, innanzitutto, verso la quale punta il dito il 56% dei torinesi; ma sul banco degli imputati sale anche la famiglia Agnelli, chiamata in causa dal 24% degli intervistati. Una persona su quattro, tuttavia, guarda all'esterno dell'azienda, e prende in considerazione gli effetti della crisi internazionale del mercato (24%) e degli eccessivi aiuti ricevuti, in passato, dallo Stato.

E' proprio l'ipotesi di intervento pubblico, peraltro, a determinare le maggiori divergenze nella popolazione. A questo proposito, i cittadini si dividono in tre gruppi di dimensioni quasi uguali: se il 36% ritiene che lo Stato dovrebbe restare fuori dalle vicende Fiat, una quota appena inferiore si schiera a favore di una iniziativa forte, che preveda anche l'ingresso di capitali pubblici nel pacchetto azionario. Il 31%, infine, si colloca in posizione intermedia, e afferma che lo Stato dovrebbe sì sostenere l'azienda, ma senza entrare direttamente nella proprietà. Maggiore coesione si registra, all'opposto, negli atteggiamenti verso le manifestazioni di protesta organizzate, nelle ultime settimane, contro il piano aziendale. Il 44% si mostra solidale verso gli operai Fiat, anche quando le loro iniziative danneggiano gli altri cittadini. Il 42%, pur sostenendo la necessità di non arrecare disagio al resto della popolazione, è comunque vicino alle ragioni di chi scende nelle strade.

Nonostante tutto, le aspettative circa l'esito della crisi sembrano connotarsi per un certo ottimismo.

Fabio Bordignon

 
 
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