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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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10.01.2003 - Sarà una città al prurale con istituzioni più forti
Il sondaggio Ipsos-Repubblica evidenzia un'immagine positiva e consapevole dei torinesi, che smentisce chi li vorrebbe rassegnati al declino inevitabile della città e chiusi nell'imponente attesa di un futuro cupo e incerto. C'è preoccupazione per il futuro della Fat, ma sarebbe sorprendente il contrario in una città che per un secolo è stata capitale industriale del Paese e che per decenni ha vissuto nel bene e nel male, tutte le esperienze di una monocultura industriale totalizzante, un esempio da laboratorio di One company town.

In realtà la transizione della nostra città verso un futuro che preferisco chiamare post-manifatturiero anziché post-industriale è cominciata da quasi due decenni. Probabilmente il punto più basso della percezione soggettiva dei torinesi si è verificato nei primi anni novanta quando, la messa in moblità dei colletti bianchi (ed era la prima volta), ha creato una rottura psciologica nella storia del rapporto tra la città e la grande azienda.

IL sondaggio, quindi, è solo il fotogramma di un film che, analizzato attentamente, non sorprende e consente di cogliere tutti gli elementi evolutivi che si sono succeduti con gradualità negli anni. Mi sembra di poter cogliere due elementi di carattere più generale: uno spiccato senso di appartenenza, alla propria città e al proprio territorio, e la consapevolezza di vivere una transizione strutturale profonda che, comunque vada a finire, disegnerà una città nuova e diversa da quella che ci siamo lasciati alle spalle nel secolo scorso.

Quanto al primo punto, mi colpiscono la fiducia nelle istituzioni locali e l'orgoglio, presente soprattutto nei più anziani, per quanto di storia e di risultati - anche per il Paese - rappresenta il patrimonio di cultura industriale che si è consolidato a Torino. La concentrazione di saperi, di esperienze, di cultura organizzativa, di eccellenze mondiali (si pensi al design industriale) che si sono sviluppate dentro e intorno all'industria dell'automobile fanno di Torino un' area potenziale di ripresa di questa cultura in- dustriale, anche se la produzione manifatturiera, nel senso delle quantità di prodotto, non è più da tempo concentrat ain quest'area. Quanto alle istituzioni locali, la fiducia di cui godono è un dato confortante, che le investe di responsabilità nel ruolo insostituibile di guida del sistema territoriale locale. Oggi, la competizione si gioca tra sistemi territoriali forti e non è provinciale considerare le istituzioni locali i soggetti trainanti di questa competizione.

Quanto al secondo punto, e cioè la consapevolezza di un profondo cambiamento strutturale della città, è di buon auspicio che sia presente soprattutto nei giovani. Sono tutti semi che dovranno far crescere un futuro "plurale" e più diversificato rispetto alla storia recente, ma che certamente non eliminano il problema, nel breve periodo, di dover sostenere i costi sociali e le difficoltà delle famiglie colpite dalla crisi. Nei settori delle tecnologie innovative Torino deve, anche qui, rivisitare il proprio passato per riappropriarsene con convinzione. Così come può riscoprire il proprio passato di grande città delle Alpi per rilanciare una vocazione turistica e culturale che nei decenni trascorsi è stata completamente abbandonata.

È in questa logica di sguardo verso il futuro che nel 1997 maturò l'idea di candidare Torino ai Giochi Olimpici del 2006. Le Olimpiadi sono una grande iniezione di energia positiva nel sistema territoriale, che comprende la città e le sue montagne. Avremo eredità simboli che molto importanti -come il riposizionamento dell'immagine della città nel mondo - ed eredità materiali durature, conseguenti ai significativi investimenti che stanno migliorando la dotazione infrastrutturale del territorio.

Valentino Castellani

 
 
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