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Torino - 16 maggio 2003
 
 
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20.01.2003 - Il cofinanziamento è l'arma in più
In Piemonte la formazione professionale non è un optional; al contrario, si tratta di uno dei punti fermi del sistema produttivo regionale. A dimostrarlo è il volume delle risorse mobilitate/una cifra che supera i 150 milioni a biennio: circa la metà proviene da stanziamenti pubblici (oltre 80 milioni per il 2002/2003), mentre «una quota almeno equivalente viene investita direttamente dalle imprese in corsi cofìnanziati con gli enti pubblici o in iniziative interamente a carico dei privati», come segnala Gianni Desana, responsabile formazione di Federpiemonte.

La formazione cofìnanziata. In base alle stime fomite dall'assessorato alla Formazione professionale della Regione, tra il 2002 e il 2003 sono 96mila i lavoratori occupati (distribuiti su 13mila imprese) che possono beneficiare di un'iniziativa di formazione in azienda sostenuta almeno in parte da contributi pubblici. Un dato in crescita (+25,7%) rispetto al biennio precedente, quando gli addetti coinvolti erano stati 76.360 e le imprese 12mila. In aumento anche i corsi - da 8.840 a 10.125 - e gli enti organizzatori (imprese, consorzi di imprese o società specializzate): erano stati 2.630 nel biennio 2000/01; attualmente le stime della Regione ne contano 2.800.

Tra le erogazioni pubbliche, la voce più consistente è quella rappresentata dai fondi biennali Obiettivo 3, stanziati da Comunità europea (ex reg. Cee 1260/99), Stato e Regione e ripartiti in forza dei criteri fissati dalla legge regionale 63 del 1995: per il biennio 2002/03 il Piemonte può contare su 54,8 milioni, 1'1,8% in più rispetto al periodo precedentè. Nel 2002 ammontavano invece a 12,6 milioni i contributi statali stanziati in base alla legge 236/93; per il 2003 le quote spettanti al Piemonte non sono state ancora stabilite, anche perché sono in via di definizione alcune modifiche sulle modalità di gestione. Chiudono il panorama i programmi di formazione volontaria, che - per gli anni 2002 e 2003 - possono contare su 6 milioni (erano solo 2 nel biennio precedente).

Gli investimenti privati. Se il pubblico investe risorse importanti, anche le imprese non si tirano indietro. Accanto alla formazione cofinanziata, ci sono tutte le iniziative interamente a carico delle aziende che - per quanto difficili da monitorare - sono in grado di raggiungere un bacino di utenza almeno pari a quello attivato dai fondi pubblici: oltre 90 mila lavoratori ogni due anni, distribuiti su più di 10 mila imprese.

«Non a caso - interviene ancora Gianni Desana - il Piemonte è la seconda-terza regione d'Italia per gli investimenti complessivi sul versante della formazione professionale». Quali sono le forme privilegiate? «Dipende. Quando un'iniziativa è supportata da un finanziamento pubblico, l'azienda deve attenersi ai tempi e soprattutto alle modalità fissate dall'ente erogatore: ad esempio vanno rispettate la durata minima, o un certo numero di lezioni in aula. Quando un programma, invece, è interamente coperto da risorse aziendali, si punta direttamente sugli skill di cui c'è bisogno, con percorsi più pratici che teorici». ,

Dalla Michelin a Fiat (con l'Isvor), da Miroglio a Pininfarina, non si contano i casi di eccellenza in Piemonte sul versante della formazione. Una formazione che spesso non si rivolge ai soli dipendenti, ma punta anche al di fuori dell'impresa, con l'obiettivo di formare i profili più richiesti e approdare quindi all'inserimento in azienda. Esempio emblematico è quello del Gruppo Miroglio di Alba, dove l'attivazione di una Scuola per allievi stilisti (già 30 le assunzioni) non ha compromesso le attività di formazione intema: «Solo nel 2002 - spiega la dirczione Risorse umane dì Miroglio Vestebene - abbiamo investito più di 200mila euro per corsi esclusivamente rivolti al personale dei nostri punti vendita. Oltre 300 addetti hanno potuto frequentare lezioni di marketing, tecniche di vendita, competenze relazionali. Si tratta di iniziative su cui puntiamo molto, per la crescita professionale e la fidelizzazione all'azienda».

Formazione disoccupati e apprendisti. Un discorso a parte meritano invece tutti i programmi per la formazione di lavoratori disoccupati (un capitolo che ogni anno in Piemonte può contare su stanziamenti per circa 110 milioni, con il coinvolgimento di oltre 40 mila disoccupati) e per gli apprendisti. In quest'ultimo caso, le risorse a disposizione sono in aumento: per l'anno 2002/03 la Regione ha stanziato 35 milioni (per un bacino di utenza vicino alle 30mila unità), con- tro i 16 previsti per il 2001/02, quando le persone coinvolte erano state 16 mila.

«Il sistema di formazione professionale piemontese - concludono il neo-assessore regionale alla Formazione professionale Matteo Brigandì e il direttore di settore Giuseppe De Pascale - è di prima qualità. Nel momento di crisi che la nostra economia sta attraversando, la formazione rappresenta un elemento di garanzia e al tempo stesso un punto di ripartenza. Le Agenzie formative pubbliche e private, i Consorzi e la sensibilità delle imprese alla formazione giocano un ruolo essenziale nella realizzazione delle politiche regionali per lo sviluppo

Marco Ferrando

 
 
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