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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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22.01.2003 - "Addio al posto fisso". Il lavoro cambia pelle
Settemila occupati in più nel 2002. Un bel risultato per un anno economicamente difficile per il Piemonte. Ma è davvero così? Dietro le cifre ufficiali dell´Istat si nasconde una realtà diversa che ridisegna figure e ruoli dell´occupazione. L´aumento della flessibilità e del ricorso al lavoro atipico hanno prodotto un risultato contraddittorio: a fronte di un aumento formale dei lavoratori in Piemonte, il monte ore lavorato è diminuito (-3,5% rispetto all´anno scorso, di cui -5,1% riferita alla sola componente del lavoro dipendente). Anche il confronto con altre realtà italiane ridimensiona i motivi di ottimismo.

Complessivamente la crescita occupazionale del Piemonte nel 2003 (+0,4%) è inferiore a quella registrata nel Nord Ovest (+1,1%) e inferiore anche alla media italiana (+1,5%). L´assessore regionale all´industria Gilberto Pichetto resta fiducioso: «Io sono arrivato alla conclusione che "atipico" non sempre è un sinonimo di "precario": i meccanismi del mercato sono cambiati. I giovani non sempre aspirano al tempo indeterminato, spesso preferiscono svolgere l´attività di consulente e guadagnare il triplo rispetto ad un dipendente. Sono anche nate nuove professioni, soprattutto nel campo delle comunicazioni, un po´ slegate dai canoni classici. E allora, nonostante la crisi, il mercato non solo tiene, ma mostra anche vivacità: ogni anno circa 50 mila giovani si inseriscono con formule atipiche. In alcuni casi è un modo nuovo di assumere, allungando i periodi di prova. In altri serve solo a coprire un picco di produzione o una situazione contingente. Ma l´importante è mantenere questi numeri: questo ricambio che reputo positivo».

Anche per il direttore di Unioncamere Piemonte, Massimo Deandreis, bisogna saper leggere attentamente i dati: «L´occupazione nel 2002 ha registrato un andamento sicuramente positivo. Ma occorre evidenziare come il mercato del lavoro stia tumultuosamente cambiando. Assistiamo ad un vero e proprio crollo del posto fisso a favore di contratti a tempo determinato, part-time e di lavoro para subordinato. La flessibilità nel mercato del lavoro è sicuramente un aspetto positivo: diventa negativo, invece, quando si trasforma in precarietà. Il problema è che un orizzonte occupazionale incerto rischia di creare ripercussioni negative anche sul fronte dei consumi e degli investimenti».

Laura Spezia - segretaria regionale della Fiom -, invece, è molto preoccupata: «Il problema non è la quantità, ma è la qualità dell´occupazione, sempre più precaria, con meno certezze. Eclatante è il caso della Fiat: per i lavoratori messi in cassa ve ne sono altri che non entrano nelle statistiche perché assunti con contratti atipici, non più rinnovati, e senza ammortizzatori sociali».

EMILIO VETTORI

 
 
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